Saper scrivere, la condizione necessaria per diventare magistrato

Studenti votati al mondo della magistratura che sognate di partecipare da protagonisti a processi stile Perry Mason, sappiate che la strada da percorre è lunga e tortuosa. Riuscire a conquistare un posto nel mondo giuridico del penale è complicato. Occorrono competenze ed entusiasmo. Le dritte di due magistrati. “Durante il percorso non badate ai singoli voti, questi danno solo una visione di ciò che realmente sapete. Le conoscenze vere, quelle che poi userete per farvi strada, sono ciò che contano veramente”, dichiara il giudice Giuseppe Sassone. Perché, secondo il giudice, oggi è più difficile fare carriera: “Giurisprudenza apre molte porte, tuttavia, rispetto a quando mi sono laureato, è tutto più lungo ed estenuante. Il mio percorso in magistratura è iniziato a 26 anni. Ora, con il rallentamento dovuto alla Scuola di specializzazione e alle complessità del concorso, si arriva alla carriera dopo i 30 anni, con esigenze e scopi diversi”. A 26 anni si ha più slancio e passione, mentre dopo i 30 “si pensa a costituirsi una famiglia, ad avere una posizione stabile che permetta anche di guadagnare. Bene, per arrivare al successo non bisogna avere fretta di emergere. Occorre studiare sempre, anche dopo la laurea, mai fermarsi credendo di essere arrivati al traguardo”. L’Università, inoltre, “dovrebbe aprirsi maggiormente al mondo del lavoro, soprattutto integrando le lezioni con dei corsi di scrittura. Il non saper scrivere è la prima piaga di ogni giurista, anche di quello più bravo”. Questa lacuna il giudice Sassone l’ha sperimentata sulla propria pelle: “Uscito dall’Università, mi sono ritrovato spaesato. In questo Corso di Laurea, ad eccezione dei due esami di Economia, non si scrive mai. Tutto ciò è penalizzante, l’accesso al mondo lavorativo passa per la prova scritta. Certo non è facile scrivere di diritto, le locuzioni da usare sono concetti complessi, se non si è allenati si rischia di toppare”. Non è un caso che la stessa Scuola di Magistratura abbia “una convenzione con l’Accademia della Crusca, proprio per far capire l’importanza del linguaggio scritto e parlato”. Un consiglio ai giovani: “frequentare stage e tirocini già durante il corso di studi. Vi indirizzano alla scrittura”. Solo così “sarete competitivi. Occorre un approccio casistico, concreto e giurisprudenziale prima dell’ingresso nel mondo dei concorsi o del lavoro”. Anche per il magistrato Giovanna Napoletano il suggerimento è semplice: “Bisogna svolgere un continuo e costante approfondimento dello studio, senza lasciarsi mai scoraggiare. Sono giudice da 25 anni, conosco le difficoltà della carriera e so che ora l’accesso alla magistratura è molto più ricco di ostacoli”. Il prolungamento del Corso di Laurea a 5 anni, la Specializzazione obbligatoria, la mancanza di un supporto adeguato, sono solo alcune delle problematiche riscontrate. “Si può sopravvivere alla lunghezza dei tempi e alla ‘giungla’ che si incontra nel post-università – continua – La differenza fra chi sopravvive e chi no, la fa la diversità di preparazione. La qualità dell’approfondimento fra uno studente ed un altro è la sola arma vincente. Sono laureata alla Federico II, riconosco i meriti dei miei Maestri, tuttavia i tempi si sono evoluti e la didattica fine a se stessa non basta più”. Attraverso canali diversi, “riscontro la lacuna diffusa di non saper scrivere. Consiglio durante gli studi di non disaffezionarsi alla scrittura, ma di incentivare le proprie possibilità anche attraverso la lettura di testi”. Inoltre: “Un conto è studiare, un conto è saper parlare di ciò che si è studiato, un conto ancora è saper scrivere di diritto in modo sintetico. Per il concorso in magistratura questi tre aspetti sono fondamentali. Nella correzione dei temi ai concorsi, ci siamo trovati a bocciare moltissimi candidati. A volte arriva all’orale un numero di aspiranti magistrati inferiore rispetto ai posti messi a bando”. Per questo suggerisce “di esercitarsi. La scrittura dev’essere chiara e leggibile, senza abbreviazioni da telefonino. In alcuni temi ho trovato scritto ‘perché’ con la x, inaudito per dei professionisti. Trovate anche un filo conduttore fra gli Istituti collegandoli al processo penale in una visione d’insieme”. Conclude: “Mi piacerebbe che passasse il messaggio che nulla è impossibile e tutto è sostenibile. Basta avere la pazienza di approfondire con costanza e determinazione”.
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