Scarpinato, magistrato e scrittore, chiude la rassegna “Cinema, Letteratura e Diritto”

“E’ necessario restituire un pezzo di credibilità allo Stato, in modo da poterlo ricostruire. Non siate degli inconsapevoli amministratori della giustizia!”. Con queste parole il dott. Roberto Scarpinato, Procuratore aggiunto presso la Procura di Palermo presso la quale, nel corso degli ultimi diciotto anni, si è occupato di numerosi processi di mafia (tra gli altri quello a carico del Senatore Giulio Andreotti), si è rivolto agli studenti di Giurisprudenza dell’Università Suor Orsola Benincasa, nel corso del seminario del 15 dicembre che ha concluso di una serie di incontri, accomunati dal tema: ‘Cinema, Letteratura e Diritto’. Scarpinato ha esposto alcune considerazioni tratte dal suo ultimo libro, ‘Il ritorno del Principe’, che racconta come il potere decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. Una presenza d’eccezione, come ha sottolineato anche il Preside Franco Fichera, che si è detto soddisfatto per la buona riuscita del ciclo di appuntamenti: “Attraverso questo genere di discussioni, il giurista ritrova il significato della propria missione e della propria formazione. Un avvocato deve essere consapevole del ruolo fondamentale che svolge, per questo motivo desideriamo continuare in questa direzione anche negli anni a venire”. 
“Ho capito cosa fosse davvero la politica lavorando a Palermo – ha affermato Scarpinato – Molte delle nozioni apprese all’Università erano concetti astratti. Il consiglio che posso dare ai futuri giuristi è quello di osservare la realtà con occhio critico per capirla fino in fondo. Solo così si può fare bene il nostro mestiere, salvaguardandone la dignità”. 
Scarpinato ha sottolineato quanto sia difficile tracciare una linea di confine tra legalità e illegalità, attribuendo all’Italia un vistoso tratto di anomalia rispetto al contesto internazionale: “Rispetto agli altri Stati europei, la storia del nostro Paese è segnata dalla criminalità dei potenti. All’estero le vicende criminali non coinvolgono gli equilibri generali della democrazia, mentre da noi si manifestano con lo stragismo e la mafia. Dal 1500 ad oggi”. Il magistrato ha ripercorso la storia italiana, attraverso modelli letterari, dal Machiavelli al Manzoni, descrivendo come nasce e si insinua il metodo mafioso: “La mafia non nasce nelle classi popolari. Le fiction che vediamo oggi in televisione (Il capo dei capi ne è un esempio lampante) non fanno che depistare dalla vera comprensione del fenomeno mafioso in Italia. La criminalità del Principe, ossia della classe dirigente, riporta alla mente un romanzo tra i più celebri: I Promessi sposi. L’apparente semplicità della trama riassume i meccanismi attraverso i quali si sviluppa l’organizzazione mafiosa. Don Rodrigo si allea con i potenti, in quanto sa che così non ci potrà essere una ricaduta negativa su di lui. Per questo si serve dei Bravi e della complicità della monaca di Monza e di Egidio. Allo stesso modo, i capi più importanti della mafia non sono persone che provengono dai ceti più bassi della società, ma sono quelli che frequentano le nostre stesse scuole, che si incontrano nei migliori ambienti”.
Il magistrato è intervenuto anche sulla questione del Lodo Alfano, guardando al panorama politico internazionale: “I Presidenti americani, da Nixon a Clinton, senza dimenticare l’ex Premier israeliano, non si sono sottratti alla giustizia, attraverso leggi create ad hoc”. 
Scarpinato ha dedicato buona parte della discussione a quella che secondo il suo pensiero rappresenta una delle forme attraverso le quali si è delineata la criminalità da parte dei potenti: lo stragismo. Tutti gli esecutori materiali delle stragi (da quella di Brescia nel 1974, al caso Moro, alla strage di Bologna, a quelle di Capaci e di via D’Amelio) sono stati assassinati prima che iniziassero a collaborare con la giustizia e quindi a fare i nomi dei mandanti eccellenti. Un lungo applauso, durante il quale i presenti si sono alzati in piedi, in segno di stima nei confronti dei collaboratori della giustizia che ogni giorno rischiano la vita mentre svolgono il proprio lavoro. 
Molti studenti hanno seguito il seminario. Dario e Livia, iscritti al quarto anno di Giurisprudenza, dicono: “Siamo qui perché crediamo sia importante assistere dal vivo alla testimonianza di persone impegnate in prima linea. Abbiamo conosciuto il dott. Scarpinato tramite notizie su internet, che riteniamo sia rimasto l’unico mezzo di informazione attendibile”. Gaetano Guarino, studente del secondo anno, si è lamentato del poco spazio riservato al dibattito con il pubblico: “Gli argomenti trattati sono diversi e tutti di grande interesse per noi futuri giuristi. Attraverso queste discussioni capiamo quanto il Diritto non sia una materia astratta, come a volte può sembrare. Sarebbe stato meglio interagire di più, ma il tempo era poco e non tutti sono riusciti a fare delle domande”. Secondo un altro studente del quarto anno, Guido Iandalo: “La rassegna ha visto il susseguirsi di discussioni interessanti e molto attuali. Un’esperienza tutto sommato positiva, che ci aiuta a improntare i nostri studi in maniera più critica e riflessiva”.
Anna Maria Possidente
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