Correre, che passione

Al campo di atletica del Cus in questo periodo alle sette di sera fa davvero freddo. Intorno, negli altri campi, le luci sono spente e tutto è fermo. La pista di atletica invece no, è illuminata e una trentina di ragazzi si allenano sotto lo sguardo attento del responsabile del settore Gianni Munier, al Cus dal lontano 1980. “Su le braccia quando correte”, “non vi fermate”, “forza ragazzi, forza”: li incita continuamente. Dal martedì al venerdì loro sono sempre lì per l’allenamento. In primavera ci saranno le competizioni regionali e bisogna arrivare a quella data preparati e in forma. A fine dicembre si è svolto il “Memorial Ettore Milone”, la prima gara della stagione, dedicata allo storico allenatore. “Siamo stati assieme tanti anni – ricorda Munier – Milone è stato una figura di rilievo internazionale, preparatore atletico della nazionale italiana di tennis di Panatta l’anno della Coppa Davis. Il Memorial è un appuntamento importante dal punto di vista emotivo oltre che agonistico per noi”. Si tratta di una staffetta 4×100 mista a cui partecipano tutti gli iscritti. Quest’anno l’ha vinta la squadra composta da Luca Accetto, Ludovica Bellone, Raffaele Canonico e Mattia Munier. Quest’ultimo, diciannovenne studente di Biologia, è proprio il figlio dell’allenatore. “Per me è stato quasi naturale appassionarmi alla corsa, a casa invece delle partite di calcio si guardavano le competizioni di atletica – racconta Mattia – Sono cresciuto ammirando i grandi campioni come Ben Johnson che macinavano un record dopo l’altro. Li guardavo con ammirazione, la velocità mi ha sempre affascinato, sogno anche io di fare un assoluto di buon livello. Ho iniziato con gare easy, gare campestri, poi mi sono appassionato agli sprint. Nella corsa bisogna dare sempre il massimo, ti alleni per tanto tempo e poi ti giochi tutto in pochi minuti. Il senso della competizione è importante, questo sport ti insegna una mentalità che poi ti porti anche nella vita”. Munier è iscritto al secondo anno di Biologia. “Ho dato per il momento solo tre esami: Biologia, Fisica e Matematica. Questo perché il primo anno ho messo un attimo da parte gli studi per una esperienza negli States. Il mio obiettivo però è entrare a Medicina. A settembre proverò a rifare la prova. La prima volta non sono entrato per due soli punti. Due soli. Ma non mi arrendo, l’ho imparato dall’atletica, anche grazie a una sconfitta si può crescere se la si considera come un incentivo a migliorarsi, a fare meglio”. Anche Luca Accetto, studente di Economia di 22 anni, ama le sfide. “Prima giocavo a calcio, ero un terzino destro, ma il calcio mi ha deluso molto – afferma – Tanti ideali lì non hanno valore. Così, visto che la mia dote principale era lo scatto, ho deciso di passare all’atletica. Ho iniziato nel 2007 al San Paolo, sono stato campione regionale nei 400. Al Cus è il mio primo anno e mi trovo molto bene”. Accetto è studente e lavoratore: “Frequento il corso di Management dell’impresa internazionale. Mi serve perché la mia famiglia ha una lavanderia industriale. Un giorno vorrei essere io a guidare l’azienda e voglio farlo al meglio facendola crescere sempre di più”. Terzo elemento della squadra vincente è una ragazza di 22 anni, Ludovica Bellone, studentessa di Psicologia. “È una veterana qui”, spiega Munier. Fa atletica da 8 anni, inframmezzati da un’esperienza con la pallavolo. “Al volley mi dedicai più per seguire un’amica che per vera passione – spiega la Bellone – Con la corsa invece ho un legame molto forte, per me è una valvola di sfogo importantissima. L’atletica non è solo attività fisica ma è una continua lotta con se stessi, con le proprie capacità e i propri limiti. Chi lo capisce non può che appassionarsi a questo sport che per gli altri rimarrà invece una cosa fine a se stessa. In questa disciplina bisogna stare concentrati e rilassati allo stesso tempo”. È insomma una questione fisica e mentale. E chi lo può capire meglio di una studentessa di Psicologia. Lei frequenta la Seconda Università a Caserta. “Mi mancano pochi esami, il numero esatto non lo dico per scaramanzia – scherza – Vorrei laurearmi in Psicologia fisiologica, una materia più scientifica rispetto alle altre, e poi vorrei lavorare in ambito clinico. Per lo studio lo sport non è mai stato un problema, continuavo ad allenarmi anche quando ho fatto gli esami più difficili come Psicologia dinamica o Fisiologica, e sono riuscita a mantenere una media del 27”. Un altro veterano è l’ultimo componente della squadra, Raffaele Canonico di 33 anni. Dopo essersi laureato in Medicina – “sempre in corso”, precisa con orgoglio – aver fatto la Specializzazione in Medicina dello sport e dopo un Dottorato in Scienze Farmacologiche, è ora il responsabile sanitario del settore giovanile della Ssc Napoli. Frequenta il Cus dal 1994. “Alle medie facevo canottaggio, poi alle superiori ho giocato a pallacanestro. Dal ’96 mi sono dedicato all’atletica. Corro soprattutto i 200 e i 400 ma ho fatto anche gli 800 metri. Ho avuto anche delle belle soddisfazioni, come quando al campionato mondiale dei medici sono stato medaglia d’argento”, afferma Canonico. La sua passione è tale che se guarda avanti non riesce proprio ad immaginarsi lontano dalle piste: “Per me è importante allenarmi e mettermi continuamente in gioco nelle gare, mi fa stare bene. Io non potrei mai stare senza sport. Quest’anno, a causa di problemi fisici, non ho potuto partecipare a nessuna competizione e per me è stata davvero una tortura”.
Alfonso Bianchi
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