Serra sui ticket mensa, caso inesistente

“Una stupidaggine assoluta”. Così il prof. Luigi Serra, presidente dell’Adisu Orientale, bolla la faccenda dei ticket fantasma sollevata dagli studenti. “Hanno fatto valutazioni in cattiva fede, smentite dai dati ufficiali consegnati loro due giorni dopo”, prosegue serafico. Raffaele Polidoro, direttore della mensa di piazza Banchi Nuovi, parla di “cretinate” e sfida chiunque a visionare la documentazione ufficiale: “Il sabato eroghiamo al massimo una trentina di tagliandi. Il picco di 375, invece, si è toccato solo a marzo, con l’avvio dei corsi del secondo semestre. Quanto al periodo precedente, e cioè da novembre a febbraio, distribuiamo la media di 200 ticket al giorno”. 
Insomma, le istituzioni gettano acqua sul fuoco. Bandita ogni inutile polemica. I numeri sono quelli contenuti nei rendiconti ufficiali. Che però indicano una leggera flessione dell’utenza da quando, quest’inverno, sono entrate in vigore le convenzioni con la ristorazione privata. “A marzo 2005 – riferisce il direttore Polidoro – avevamo erogato 12 mila pasti a fronte dei 6mila di marzo 2006. Una chiara dimostrazione che gli studenti preferiscono mangiare in mensa”. Per Serra si tratta di “un piccolo ridimensionamento, calcolato sul breve periodo e dovuto alla scarsa affluenza degli studenti all’università. Il riscontro reale lo avremo solo a metà maggio”.
Il presidente Serra cala i toni anche sull’intera questione mensa, questione che, dice, “non sussiste. Tutto procede secondo il normale iter burocratico. Intorno al 20 aprile ci sarà un sopralluogo per valutare i lavori da farsi sulla base delle nostre disponibilità economiche”. E, a proposito della nomina del Rup, il responsabile unico del progetto che si occuperà dei lavori di ristrutturazione, commenta: “Siamo ancora in una fase preliminare. Nulla è stato ancora deciso in merito alla scelta del tecnico. L’amministrazione, comunque, si atterrà scrupolosamente ai termini di legge Tutto il resto sono solo illazioni”.
Tra gli altri punti da chiarire, la faccenda dell’organico che dovrà gestire la mensa, una volta riaperta. Un dato è indubbio: il personale si ridurrà ancora. “Attualmente lavorano quindici unità, ma da gennaio 2007 ci saranno, credo, tre pensionamenti – afferma Polidoro – Se riusciremo a garantire il servizio? Certo è che potremo assicurare un unico turno, vale a dire solo il pranzo, almeno sino a dicembre 2006, facendo i salti mortali cui siamo abituati da anni. Quanto a gennaio 2007, non ho risposte. Aspettiamo che si riunisca la Commissione trattante cui spetterà il compito di definire questa situazione. Intanto, non capiamo perché il CdiA dell’Adisu tardi così tanto a nominare i membri di questa Commissione, che avrebbe dovuto essere all’opera già da tre mesi”. Domanda pleonastica quella sulla garanzia del servizio mensa, per Serra, secondo cui “si sa che non è possibile procedere a nuove assunzioni. In ogni caso, il servizio sarà garantito nella misura in cui l’organico lo consentirà”.
Diversa la faccenda dell’aula multimediale allocata nei locali dell’Adisu di via Marina, che aspetta solo di essere amministrata per poter cominciare a funzionare. “L’Adisu ha realizzato il centro informatico per l’allora Università Orientale, cui era stata offerta una convenzione che l’Ateneo rifiutò per ragioni economiche – spiega il Presidente – Adesso, però, l’Azienda tutela il diritto allo studio di altre due università, l’Accademia delle Belle Arti e il Conservatorio S. Pietro a Majella. Di conseguenza, dovrà mediare tra le esigenze di questi tre attori. Mi rendo conto che a L’Orientale c’è una diffusa esigenza di usufruire di collegamenti ad internet, ma l’Adisu non può pensare di gestirla in proprio perché non fa attività didattica”. Nulla questio, invece la vicenda Promos, società privata che vorrebbe occuparsi della gestione dell’aula: “Il CdiA sta semplicemente valutando alcune proposte di collaborazione scientifica e progettuale. Il nostro fine resta quello di preservare il diritto allo studio, come dimostra l’attività svolta nel corso di questi anni. Ancora una volta gli studenti hanno montato un caso che non corrisponde alla realtà dei fatti”.
Paola Mantovano
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