Storia di un idillio tra studenti e docente

Di rapporti buoni tra docente e discente ne sono pieni gli annali, ma quello che si è instaurato tra il professor Francesco Sclafani, titolare della cattedra di Criminologia, ed i suoi studenti è tutto particolare. Su cosa si basa questo idillio? Semplice: lezioni un po’ fuori dal comune e… gite fuori porta. Si, proprio come se ne facevano a scuola. Strano per una facoltà austera come Giurisprudenza, vero? Eppure il professor Sclafani, nella scia di una tradizione iniziata da illustri predecessori come il professor Paolella, non ci ha pensato su due volte a portare i suoi ragazzi a visitare il Museo criminologico di Roma. E già sono stati comunicati i prossimi appuntamenti dello speciale ‘tour’: il 14 aprile toccherà all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di via Imbriani e il 28 o 29 aprile all’Istituto penitenziario di S.Maria Capua Vetere. Un programma fitto che gli studenti hanno mostrato di gradire molto.
“Trovo che sia stato veramente interessante vedere e capire come venivano puniti i reati nel corso delle varie epoche storiche- a parlare è Mariapia Campanella, coadiuvata dalle sue amiche e compagne di corso Claudia Podestà, Anna Sommese e Francesca Russo, tutte partecipanti alla visita del Museo -, indubbiamente è un modo inconsueto, per noi, di imparare le cose. Mi hanno molto impressionato i mezzi di tortura che venivano utilizzati per reprimere soprattutto i reati di stregoneria. Ricordo in particolare una sedia con le punte ed un toro in ghisa in cui si ‘cuoceva’ il malcapitato, ma direi che in generale tutto ha rapito la mia attenzione. Secondo me Criminologia è l’unica materia veramente interessante che ci sia a Giurisprudenza (l’affermazione è forte e spiega perché questa ragazza e due delle altre sue due amiche abbiano scelto il piano di studi penalistico N.d.R.) e studiarla così è un piacere. Non è un caso se al corso del professor Sclafani partecipano anche ragazzi di altre facoltà, Sociologia e Scienze Politiche in particolare”.
La convinzione mostrata dalle ragazze nel rispondere alle domande di Ateneapoli sulla singolare iniziativa hanno trovato ampia conferma nelle parole di altri studenti che, in aula, hanno detto la loro sfruttando la voluta assenza del professore. Per una decina di minuti, infatti, Sclafani ci ha autenticamente lasciato la cattedra allo scopo di aprire un vero e proprio dibattito con gli studenti. Ne è venuto fuori un po’ di tutto, in primis il desiderio di poter ripetere in più occasioni esperienze del genere durante il corso di studi: in particolare materie come Procedura Penale e Diritto Processuale Civile sono viste come quelle più adatte ad un approccio didattico simile a quello offerto dalla Criminologia. Non è mancato chi ha portato esempi come quello del professor Dalia che, pare, dia la possibilità ai ragazzi di assistere a processi penali, né chi ha fatto un po’ d’ironia puntando scherzosamente il dito contro il professor Sclafani ed accusandolo di ‘sfruttamento’. Si perché il docente affida, a scopo di correzione di errori di forma, parti di un suo libro a ciascun ragazzo. Questo gesto, più che rivelatore di una volontà di risparmiare i soldi di un correttore di bozze, noi lo interpretiamo come un sistema per avvicinarsi maggiormente ai ragazzi, sicuramente più di quanto i docenti non facciano solitamente.
C’è stato poi chi si è lamentato dei soldi spesi per andare a Roma (30mila lire, per la cronaca) dicendo che dovrebbe pagarli l’Università, così come dovrebbero essere finanziati altri programmi di questo tipo. E c’è stato anche chi è andato oltre, lamentandosi della cronica arretratezza dell’offerta didattica della facoltà: mancanza di corsi di lingua e carenza di strutture informatiche a disposizione degli studenti, il refrain è conosciuto.
In finale di incontro, dovendo dare un giudizio secco sul professore, uno studente senza macchia e senza paura ha detto: “è un ‘pacioccone”. Questa non l’avevamo mai sentita.
Marco Merola
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