Tra gli studenti presenti all’incontro

“L’economia è lo studio dell’ambiente in cui viviamo e l’ambiente in cui viviamo deve essere curato e rispettato. Economia ed ecologia vanno a braccetto”, commenta Francesco Polio, al terzo anno di Economia Aziendale. Gli studenti che hanno seguito la conferenza sono molto ferrati in materia e dimostrano di aver colto bene il significato di economia circolare e di tutela dell’ambiente. “Guardiamo all’Europa – prosegue Francesco – Sono stati fatti passi importanti a riguardo. Ma consideriamo un ambiente più vicino a noi: lo stesso vale per l’università. Le associazioni studentesche sono molto attive nel richiedere il plastic free e nel limitare il consumo di plastica”. Cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per contribuire alla causa? “Per esempio incrementare la raccolta differenziata soprattutto nelle metropoli come Napoli dove le percentuali non sono ancora alte”. Consapevolezza sembra essere diventata la regola per gli studenti di area economica. Dice Alessandra Iacovelli, terzo anno Economia Aziendale: “Ho notato che si fa più informazione su quelle che possono essere le conseguenze negative di un uso così intensivo della plastica. Questa sensibilità è aumentata anche tra gli studenti più giovani: molti usano la bottiglia di plastica rigida. Sta nascendo una generazione più consapevole. Importanti catene hanno eliminato le cannucce di plastica a favore di quelle di cartone monouso”. Ma per un passo avanti ce n’è sempre almeno uno indietro: “A portare avanti queste politiche sono più i soggetti singoli che la politica in sé. Consideriamo l’Europa 2020: in fatto di inquinamento siamo nei parametri. Ne avevamo posti di alti, ma noi non siamo un paese che inquina come la Cina o l’America. Il nostro vero problema è la povertà e non siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati. L’Europa 2030 vorrà annullare la povertà e la fame nel mondo. Bello in teoria, ma in pratica sarà difficile da applicare”. La nuova coscienza ambientale, però, potrà creare nuovi posti di lavoro: “tramite aziende che usano nuove risorse pulite, non inquinanti, ma anche vecchie aziende che stanno cambiando la loro politica”. “Finalmente si sta comprendendo che bisogna incominciare la decrescita felice perché questa crescita non potrà andare avanti all’infinito. È ora che l’uomo vada in direzione di una nuova politica che migliori la situazione economica e che affronti il problema dell’inquinamento”, conclude Donato Formisano, terzo anno di Economia e Commercio.
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