Tra pianti e gioie si conclude la sessione d’esami

Ultimi appelli della sessione di febbraio. Ordinaria amministrazione per molti studenti. Per altri, invece, si tratta di prove delicate che, se non vanno a buon fine, possono pregiudicare la discussione della tesi di laurea. Così, sono pianti all’orale di Lingua tedesca III e IV della prof.ssa Gabriella Sgambati. “Dovevo laurearmi il 21 marzo – dice una studentessa che non riesce a trattenere le lacrime – ma sono stata bocciata. Per me è assurdo pensare di aver superato lo scritto e non l’orale”. Meno tragica è la situazione per tre studentesse della Magistrale. “Circa il 70% dei partecipanti ha superato la prova scritta – spiega Roberta Ottaiano, studentessa del corso biennale in Letterature e Culture Comparate (Facoltà di Lettere) – Si trattava di scrivere un saggio breve e svolgere alcuni esercizi di grammatica. Per l’orale c’erano quattro libri da studiare. A mio avviso, la parte meno interessante era quella sugli autori contemporanei tedeschi”. La collega di Roberta, Giuseppina Borrelli, ha frequentato la Triennale alla Facoltà di Lingue e la Magistrale a Lettere. “L’insegnamento del tedesco a Lingue è più istituzionale – afferma – mentre ora mi sembra molto più interattivo. Mi sento partecipe in quello che studio. Lo scritto? Non è difficile, solo che non riesco a capire i criteri di valutazione. Io ho sostenuto la prova due volte a distanza di due mesi l’una dall’altra. La prima ho preso 19 e la seconda 25. Non so come, secondo i docenti, abbia potuto colmare le mie lacune in così poco tempo”. È un 23 il risultato dello scritto di Adele Sorice, anche lei a Tedesco IV. “La grammatica non mi entra proprio – asserisce – Però amo il tedesco. È lo spirito della lingua che mi piace. Sono contenta, inoltre, dello studio critico che stiamo portando avanti. Anche la sola traduzione ti rende parte attiva”. Un po’ più drammatica è la situazione per gli esami a Lingue di Lingua portoghese III della prof.ssa Livia Apa. “Ho commesso tre errori, neppure molto gravi, ed ho avuto venti allo scritto – lamenta una studentessa – Portavo undici libri e la docente me ne ha chiesto solo mezzo”. E aggiunge: “appena mi sono seduta per sostenere la prova orale la docente mi ha detto che il mio compito era un disastro. In questo modo demoralizza gli studenti”. I ragazzi presenti all’appello affermano di aver avuto problemi già durante il corso. “Non ho potuto seguire perché lavoravo e non ero in Italia – afferma un’altra studentessa – Credo che sia importante viaggiare per chi studia lingue. Eppure durante il ricevimento la docente ha sottolineato questa mancanza e mi è sembrato che lo facesse anche durante l’esame”. A detta dei ragazzi, il corso di portoghese ha sofferto di non pochi problemi. “In passato è capitato che non fosse disponibile l’aula e quindi non abbiamo fatto lezione – sostengono – Per non parlare dei docenti che abbiamo cambiato”. “Io ho sostenuto quest’esame sei volte – spiega un’altra studentessa – Alla sesta l’ho superato con 19. Oggi non volevo rispondere all’appello, poi per fortuna l’ho fatto, ho preso 28. La docente ha cercato di mettermi a mio agio. È stata molto umana ma comunque io avevo studiato molto”. 
Solito pienone all’appello di Letteratura Inglese II e III del prof. Paolo Amalfitano, docente alla Facoltà di Lettere. Una settantina i candidati. “Ho impiegato un mese solo per leggere tutto – dice Laura, che deve sostenere il secondo esame – Il mio programma comprende lo studio di dieci libri più due moduli di critiche e due di storia della letteratura. La parte delle critiche è in inglese ed è quella più pesante. Per ripetere tutto ci ho messo quattro giorni e non mi sento molto preparata. Lo ero di più per Letteratura I”. L’attesa è di un paio d’ore prima di sostenere l’esame. “Tutta quest’attesa ci porta stanchezza – dice Patrizia Anna Bys che deve sostenere il terzo esame – Adesso va bene anche il minimo”. “Aspettare è stressante, deconcentra”, asserisce Maria. C’è anche una studentessa iscritta al Corso di Laurea in Lettere moderne. “Io non studio lingua inglese – spiega Alessia – ma ho inserito Letteratura inglese II nel piano di studi come esame a scelta. Forse non è stata una scelta molto furba. Non c’è un programma differenziato. Solo i saggi potevo portare in italiano, il resto in inglese come gli altri, e ho impiegato due mesi prima di riuscire a tradurre tutto”. Ma non per tutti la lunga attesa influisce sul risultato dell’esame. “Dover aspettare è noioso – spiega Anna, che deve sostenere l’esame di Letteratura II – ma se sei preparata non può influire sull’andamento della prova. Io ho studiato, per cui mi aspetto un bel voto.  La parte più interessante? Ho portato il programma dell’anno scorso e mi è molto piaciuta la storia del teatro. Le tematiche dell’alienazione, l’incomprensione. Lo sto studiando dal mese di ottobre quest’esame”.
Stragi a cinese
Tutto molto calmo all’esame di Letteratura spagnola I con la prof.ssa Claudia Santamaria (Facoltà di Lingue). “Eravamo in 160 all’appello e ci hanno divisi in quattro gruppi – spiegano Maria Cristina, Fortunato e Valeria – La docente non svolge esami perché è in maternità. Il programma prevede lo studio di un solo libro di circa 400 pagine. 90 di teoria, il resto brani in spagnolo antico da tradurre. Molti li ha tradotti la docente durante il corso”. Una ventina giorni, a detta dei ragazzi, sono necessari per preparare quest’esame. Mentre chiacchieriamo, una studentessa esce dall’aula urlando: “ventotto”. 
Notizie tutt’altro confortanti, invece, arrivano da Cinese II. Più della metà degli studenti (erano una settantina i candidati) sono risultati insufficienti. Dall’analisi delle singole prove che compongono l’esame, molti di coloro che hanno superato brillantemente il dettato (che significa memorizzare oltre 1.000 ideogrammi) hanno avuto problemi con la grammatica. Segno che hanno studiato ma non sono riusciti a svolgere gli esercizi.
Marilena Passaretti
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