Tutoraggio alla pari per gli esami scritti di Cinese

Inizierà nel mese di giugno un servizio di tutoraggio alla pari per gli studenti di Lingua Cinese. “Un servizio aggiuntivo attivo per il primo e il secondo anno, che già l’anno scorso ha dato ottimi risultati agli esami di Cinese I e Cinese III”, afferma la prof.ssa Luisa Maria Paternicò, sinologa. Il servizio, presentato nella mattinata del 28 maggio, “non parte sempre per le stesse annualità, anche se il primo anno, tra i tre, ha sicuramente bisogno di un’attenzione maggiore”. Pertanto, “abbiamo deciso di riproporre un supporto didattico a chi è rimasto indietro nelle lezioni per recuperare le carenze in vista della prova”. I tutor sono tre studenti delle Magistrali, “che si sono distinti per bravura al colloquio”. Ciascuno avrà a disposizione 60 ore di lezione. Gli studenti che scelgono il cinese come lingua curriculare, all’interno dei diversi Corsi di Laurea, “sono una valanga, ma per favorire le migliori condizioni didattiche ne accetteremo quaranta in tutto”, selezionati attraverso un test d’accesso che “serve per capire chi ha reale necessità dell’aiuto dei tutor, perché da solo – se ha perso molte lezioni – non può farcela”. Le attività sono programmate fino al mese di dicembre, “ma prevediamo che alcuni studenti siano in grado di sostenere la prova scritta già a settembre”. È chiaro che “non possiamo imporre la partecipazione, ma invitiamo gli studenti in difficoltà a beneficiare di questa possibilità in più per migliorare”. L’obiettivo dell’iniziativa è “preparare gli studenti a ciò che li aspetta nella prova e sviluppare una strategia di apprendimento di questa lingua: non si può studiare il mese prima di un esame. Se si fanno le abboffate di cinese, io lo dico sempre, poi viene indigestione”. Motivo per cui il numero di bocciati si aggira su numeri alti. La prova scritta in sé non prevede sbarramenti, nel senso che “in passato chi non superava l’esercizio di ascolto, il dettato, non poteva andare avanti. Noi non riteniamo, invece, che l’ascolto sia più importante di altre abilità, quali la competenza grammaticale, la composizione di un piccolo tema e la traduzione (al secondo anno), quindi basta ottenere un voto sufficiente nel complesso”. Per chi ha seguito i corsi e le lezioni dei lettori, “è tutto più facile: sono esercizi che hanno già visto mille volte, a lezione e sul manuale”. Il problema è che, però, “dai lettori ci vanno pochissimi studenti. E la differenza tra chi ha frequentato assiduamente il lettorato e chi no si nota subito all’esame”. E soprattutto a partire dall’ascolto, che “rientra nelle abilità linguistiche cosiddette passive. Non è che da un giorno all’altro lo studente possa essere in grado di pronunciare, sentire e capire il cinese”. Attraverso l’impegno e la costanza, è al secondo anno che agli studenti “si apre la mente. Se al primo sono ancora parecchio titubanti riguardo alla scelta che hanno compiuto, è dal secondo invece che le loro competenze iniziano a irrobustirsi”. Cosa li incuriosisce di più? “Si entusiasmano quando in aula parliamo degli scambi linguistici tra il cinese e le lingue occidentali, quando scoprono i legami tra le parole, calchi e prestiti, e iniziamo a vedere le culture come sistemi comunicanti, non soltanto per questioni economiche e politiche, anzi che comunicavano già secoli fa”. Intrecci interculturali che prospettano ottime possibilità dal punto di vista lavorativo, “anche se inferiori rispetto a quando eravamo davvero in pochi a conoscerlo, anche perché oggi sono moltissimi i cinesi che decidono di imparare l’italiano”. Ciò ha determinato anche un deprezzamento nella professione dell’interprete di cinese, “pagato sicuramente di più rispetto a uno di inglese, ma molto di meno rispetto agli anni scorsi”. Oltre al tutoraggio specifico di lingua cinese, ogni docente afferente al Corso di Laurea di Lingue e Civiltà Orientali e Africane svolge in aggiunta un’attività di orientamento in itinere – in orari di ricevimento appositi (fissati dalla docente nelle date dell’11 luglio e 11 settembre) – per un gruppo di 10-15 studenti, guidandoli dall’immatricolazione sino alla compilazione del piano di studio e alle questioni burocratiche generali. Si terranno nella seconda e terza settimana di settembre, invece, dei seminari introduttivi alla lingua con un approfondimento metodologico. “Uno specifico approccio che serve per capire se le lingue orientali sono la strada giusta da seguire, soprattutto quando si ha a che fare con scritture non alfabetiche, come nel caso del cinese o il giapponese”. Di questo passo, impostando correttamente lo studio, “l’allievo arriva a sviluppare competenze metalinguistiche che superano quelle di un madrelingua cinese”.  In ogni caso, “se si sceglie questa lingua, bisogna impararla davvero bene. Non ha senso prendere tutti 18, perché si ottiene così una laurea che vale poco”. Né tantomeno “si può escludere di trascorrere lunghi periodi all’estero, di almeno sei mesi o un anno, approfittando delle opportunità costantemente messe a bando dall’Ateneo”. Proprio in questo momento la docente si trova a Hong Kong. “Nelle mie ricerche mi sono molto interessata alle varianti delle lingue siniche. Ho anche tenuto all’Università un seminario sul cantonese che ha avuto una marea di iscrizioni. Conoscere il cantonese, oltre al mandarino, può offrire una marcia in più, per avviare un dialogo con altri territori della Cina o anche nell’ottica dell’insegnamento, che non è una strada da scartare”. Anche perché L’Orientale è una delle poche Università a offrire un Master di II livello in Didattica della Lingua Cinese. Tra progetti vecchi e nuove ricerche in corso, conclude, “spero di tornare dal viaggio con una nuova convenzione in valigia”.
Sabrina Sabatino
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