Un ciclo di incontri dedicato ai “Maestri che hanno saputo costruire una narrazione”

Architettura mette in scena i Maestri. Dal 5 aprile al 31 maggio si terrà un ciclo di conferenze che si propone di mostrare l’opera – dal pensiero progettuale, ai disegni, alla costruzione – di una serie di architetti, nazionali ed internazionali, i quali hanno costruito ed insegnato in contesti diversi ma che, pur operando con modalità linguistiche ed espressive fortemente differenziate, “hanno espresso approcci rigorosi alla costruzione dell’architettura, intesa come disciplina e come opere concretamente costruite per contribuire a dare senso agli spazi di vita degli uomini. Architetti militanti che approcciando il progetto con strategie attente al rigore tettonico-costruttivo, nonché alla forza espressiva dello spazio, seppero realizzare opere importanti spesso divenute pietre miliari dell’architettura moderna del 1900”, recita la presentazione dell’iniziativa. 
Sette gli appuntamenti in calendario a Palazzo Gravina, nell’aula 10, con inizio alle 10.30. Saranno dedicati, nell’ordine, a Carlo Scarpa, Yona Friedman, Filippo Alison, Francisco Javier Saenz de Oiza, Umberto Riva, Sigurd Lewerentz e Sverre Fehn, Nicola Pagliara. Il ciclo di incontri è il frutto di una iniziativa dei professori Nicola Flora e Francesca Iarrusso.
“L’idea è nata – dice Flora – per ribadire la specificità ed il grande livello della nostra Scuola e della nostra professione. La gente ha smesso di ricordare quanto sia fondamentale la nobiltà dello spazio di architettura. Sarebbe importante che ci fosse maggiore consapevolezza riguardo al fatto che l’architettura è strategicamente importante”. Aggiunge il docente: “In Italia c’è un terzo degli architetti europei iscritti all’albo, ma possono costruire persone di tutte le tipologie. In altri Paesi non si apre un cantiere senza la firma di un architetto. Da noi la figura è diventata periferica ed è svanita la percezione della rilevanza sociale della figura dell’architettura. Me ne accorgo anche quando parlo con gli studenti. Tanti, direi troppi, hanno perso l’autostima. Noi che ci siamo formati negli anni Settanta, Ottanta e Novanta avemmo la consapevolezza di quanto sia importante la cultura dell’architettura ed è importante che la abbiano ora anche i nuovi allievi. Per questo il ciclo di seminari propone agli studenti ed ai colleghi quelle figure dei Maestri che hanno saputo costruire una narrazione. Ci sono tanti architetti che sanno costruire, pochi sanno costruire una narrazione. Quando ci si imbatte in uno di essi è come leggere i fumetti quando sei piccolo od ascoltare le fiabe dalla nonna o dal papà. Ti si aprono mondi e non ti stacchi mai più da quelle fascinazioni. A me è capitato con Nicola Pagliara e Filippo Alison. Mi reputo per questo fortunato e certamente le scelte che ho compiuto nel prosieguo della mia vita devono molto ad entrambi”. Nelle Scuole di Architettura “i Maestri sono un po’ passati di moda ma è proprio in questi momenti di dimenticanza ed oblio che bisogna consolidare la consapevolezza che se ci sono frutti è perché ci sono stati ottimi alberi”. 
Nutrito e di ottima qualità il parterre dei relatori che parteciperanno ai sette incontri. “Alcuni sono della Federico II, due sono spagnoli ed altri sono di livello nazionale. La maggior parte sono anche architetti operanti, che progettano e costruiscono o ristrutturano, perché l’architettura bisogna saperla fare oltre che parlarne. Il progettista che racconta il suo Maestro ha uno sguardo particolare e per questo ho invitato persone le quali, a valle della relazione principale, attiveranno una discussione di caso in caso”. All’incontro su Filippo Alison, per esempio, ci saranno anche i coniugi Cembalo, artigiani con i quali Alison ha costruito e che hanno contribuito anche a sedimentare e formare competenze. La frequenza assidua al ciclo dei seminari darà diritto all’assegnazione di 2 crediti formativi per gli studenti dei Corsi di Studio in Scienze dell’Architettura, Architettura quinquennale e  Magistrale in Progettazione Architettonica.
 
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