Una esperienza che “equivale ad un trofeo” per 4 studenti federiciani

Si è svolta a Vienna, dal 6 al 9 aprile, la IX edizione dell’International Roman Law Moot Court Competition, simulazione processuale che vede in competizione studenti di varie Università europee, in ordine ad un caso di diritto romano. La squadra federiciana, accompagnata dalla prof.ssa Carla Masi e dal prof. Cosimo Cascione, ha sfidato Atenei del calibro di Oxford, Tubinga e Cambridge (per citarne alcuni). Non è riuscita, però, ad accedere alla semifinale. “Quest’anno non siamo riusciti a qualificarci – commenta la prof.ssa Masi – Abbiamo avuto la sfida preliminare con l’Università tedesca di Tubinga, risultata poi la vincitrice della manifestazione. Il nostro girone comprendeva anche Oxford, e quindi era abbastanza tosto. Tuttavia, i nostri studenti hanno fatto una bellissima figura, ricevendo complimenti e voti alti nelle classifiche individuali”. D’altronde, come ricorda la docente, “lo scorso anno abbiamo trionfato, non sempre si può rientrare tra i vincitori. L’importante è aver partecipato, l’entusiasmo dei ragazzi che hanno vissuto l’esperienza equivale ad un trofeo”. La sconfitta, infatti, non sembra aver intaccato la felicità dei quattro componenti la squadra federiciana. Dai loro racconti traspare la soddisfazione per aver partecipato ad un importante evento pur essendo iscritti solo al secondo anno di università. “Ho una propensione per il campo internazionale – racconta Martina Ercolanese – Quando mi è stata presentata l’opportunità di partecipare alla simulazione, ho deciso subito di affrontare il colloquio. Il caso riguardava la corruzione di uno schiavo, almeno per il mio ruolo. È stato fantastico immergermi in questo tipo di studio, molto impegnativo”. Quello che ha colpito maggiormente la studentessa: “L’ambiente amichevole”. L’esperienza “mi ha aperto una finestra sul mondo, ho capito che sotto pressione so dare il meglio. Quando abbiamo affrontato la squadra di Oxford, che era molto agguerrita, abbiamo saputo superare i nostri limiti tenendo botta”. Martina, che si prepara ad affrontare l’esame di Commerciale, dice di aver acquisito maggiore sicurezza nei suoi mezzi: “se ce l’ho fatta in ambito europeo, posso farcela anche con una singola materia. Questo pensiero mi rassicura tantissimo”. Per Piero Brunetti la spinta a partecipare è arrivata dalla voglia di “conoscere gente e ampliare i miei orizzonti”. La difficoltà maggiore: “Lo studio legato al caso” e “i termini in inglese molto tecnici con cui esporre. Abbiamo superato dei grossi limiti, soprattutto nell’esposizione verbale al cospetto della giuria”. La manifestazione ha regalato a Piero “una maggiore sicurezza e la possibilità di conoscere professori come Cascione e  Masi, molto disponibili e fuori da qualsiasi stereotipo di Giurisprudenza”. In più, nuove amicizie: “A breve ospiteremo a Napoli alcuni studenti della squadra di Oxford”. Angelica De Vito ha tratto dall’iniziativa la conferma di aver intrapreso gli studi giusti: “Quando ho sostenuto il colloquio mi sentivo spaesata, pensavo che la simulazione fosse solo una modalità diversa di studio. Non avevo neanche immaginato l’impegno necessario. Accanto agli esami, abbiamo preparato le nostre memorie. Insomma un bel lavoro”. Una fatica, però, che valeva la pena provare: “dal confronto con altre università, ho capito che la nostra preparazione è di altissimo livello. Il nostro Corso di Studi non ha nulla da invidiare a nessuno. Non siamo passati alla semifinale per pochi punti, ma questo non conta”. È scoccato anche l’amore per “il diritto romano. una materia che ti apre la mente su quello che c’era e su quello che c’è. Ho guardato la disciplina con occhi diversi, ho scoperto che con il diritto romano posso viaggiare molto, anche in campo internazionale”. Si è scontrato con la sua insicurezza Giuseppe Catanzaro: “Prima che una sfida con gli altri, è stata una sfida con me stesso e le mie paure. La preparazione è stata molto dura, mi sono subito reso conto di essermi imbarcato in un’impresa ardua”. Quando a Vienna ha parlato per la prima volta davanti alla Commissione: “è stata una liberazione vera e propria. Al di là del risultato, ripeterei l’esperienza. Mi piacerebbe ci fossero maggiori opportunità di confronto di questo tipo”. La simulazione: “mi ha ricordato che dietro il diritto c’è vita e che la nostra formazione è molto più attiva di come appare”. 
Susy Lubrano
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