Via Claudio inibita alle auto

Consiglio di una certa intensità quello che si è svolto ad Ingegneria il 12 maggio. La seduta è stata caratterizzata dal ritorno al servizio attivo dei docenti-assessori Ennio Cascetta e Nicola Mazzocca dopo l’esperienza istituzionale in Regione e dalla protesta dei ricercatori che irrompe con un documento – definito ‘moderato’ e ‘garbato’ dal Preside e dalla Facoltà – nel quale si manifesta la decisione di sospendersi dalla didattica non prevista per legge a partire dal prossimo anno accademico, a fronte di una lunga teoria di pensionamenti, qualora il decreto Gelmini continuasse il suo corso istituzionale. Un allineamento alle posizioni dei colleghi di Ateneo – Scienze, Architettura, Medicina – ed a quelle di oltre trenta università italiane. È il ricercatore Antonino Squillace a portare in aula le istanze della categoria. “Viene confermata la messa ad esaurimento della nostra figura, gli scatti stipendiali da biennali diventeranno triennali e dopo trent’anni siamo ancora in attesa del riconoscimento giuridico del nostro ruolo. Abbiamo sempre svolto il nostro lavoro con dedizione e passione, ma queste decisioni mortificano le legittime aspettative, perché non sono previsti concorsi, si instaura un patetico conflitto con i ricercatori del futuro, in una finta guerra fra poveri”. Nel testo, sottoscritto da 144 ricercatori, si chiede al Ministero di estendere l’idoneità scientifica anche ai ricercatori attualmente in servizio, di far propri, tramite un decreto, i requisiti di qualità previsti dal CUN e di mettere in atto adeguati investimenti che rendano possibile un’opportunità di carriera a tutti i ricercatori attualmente in servizio, spesso in condizioni precarie. Il 25% circa dei corsi tenuti in Facoltà è affidato ai ricercatori, fra questi spiccano 180 insegnamenti obbligatori. 
“È difficile non essere d’accordo con queste richieste”, commenta il Preside Cosenza, il quale sottolinea quanto ad Ingegneria i ricercatori abbiano sempre goduto di grande stima e rispetto. Poi si apre il dibattito. “Il futuro dei giovani dipende da noi, si tratta di un problema di tutti, dobbiamo dimostrare che non siamo assopiti e distratti rispetto alle modalità di reclutamento. Una figura debole all’ingresso deve essere rafforzata attraverso altre azioni, perché i giovani rappresentano un contributo forte e devono essere messi in condizione di avere autonomia”, afferma il prof. Giovanni Miano. “L’obiettivo è il ridimensionamento complessivo del sistema. Non ci sono risorse per sostituire i pensionamenti e si stringono i requisiti per il mantenimento. I precari nelle università sono cinquantamila, negli ultimi decenni abbiamo sacrificato intere generazioni. E se sono previsti oneri per la finanza pubblica, si scoprono invece fondi per le università private ed un emendamento della Lega che preleva soldi per il riequilibrio delle università del Nord”, aggiunge il prof. Giuseppe Gentile. “Basta girare il mondo per sapere che dovunque ci sono tre figure di docenza e sono stabili. C’è il rischio che dopo sei anni di lavoro tutti abbiano l’abilitazione, come accade già ora, indipendentemente dalla produzione. Ci sarà posto per tutti? No. E allora cosa accadrà? Andranno in mezzo ad una strada?”, domanda il prof. Giovanni Carlomagno. Di diverso avviso il prof. Massimo Greco: “il documento deve essere fatto proprio dal Consiglio di Facoltà. Si tratta di istanze che vanno condivise”. “La proposta è quella di far diventare il documento dei ricercatori una mozione della Facoltà”, dice il prof. Piero Salatino. “La reazione della Facoltà è importante perché i ricercatori peseranno di più se un elevato numero di Consigli avrà dato un forte supporto”, sottolinea Alfonso Montella, rappresentante dei ricercatori del settore Ingegneria Civile ed Architettura al CUN. “È bene esplicitare che se il disegno perdura si può mettere in dubbio la partenza del prossimo anno accademico”, interviene il prof. Guglielmo Rubinacci suggerendo un elemento da inserire nella mozione. “Confondiamo due problemi – interviene il prof. Antonino Mazzeo – I nostri Corsi di Laurea devono ridursi e i docenti non hanno mai amato le supplenze. Cosa pensiamo del loro ruolo? Forse le minacce funzionerebbero di più se facessimo presente che nel tempo abbiamo trasformato i ricercatori in docenti”. Al termine la Facoltà approva il documento dei ricercatori. 
Tra le altre novità del Consiglio: la chiusura di Via Claudio alle auto diventata a tutti gli effetti pedonale grazie a barriere mobili che si rimuovono durante le partite;  il Premio internazionale Nathanson, per radar e sistemi di rilevamento elettronico attribuito al prof. Antonio De Maio; approvazioni e modifiche per Corsi di perfezionamento e Master tra i quali spiccano i due 
Around inseriti fra i quattro selezionati dalla Regione fra quelli di rilievo internazionale (System Engineering Approach for Advanced Materials Application in Aeronautics–SEAMIAero, coordinato dal prof. Leonardo Lecce, in collaborazione con l’Università di Rolla Missouri, e Emerging Technologies for Construction–EteC, coordinato dal prof. Giorgio Serino, in collaborazione con la stessa università statunitense e l’Istituto Indiano di Tecnologia con sede a Madras). 
Confortanti le notizie per quanto riguarda la didattica: almeno per quest’anno non ci sono stati tagli ingenti ed il fondo di Facoltà potrà essere investito per materiale e contratti di supplenza, mentre sono stati indetti gli ultimi bandi per corsi teleimpartiti, perché per l’ordinamento 270 non è stato rinnovato l’accordo. Infine, l’Interporto Campano ha reso disponibile un finanziamento triennale per un ricercatore nel settore trasporti.
Simona Pasquale
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