Visita al Tarì per gli studenti di Sociologia Economica

Uno dei pochi demeriti che si possono imputare al nostro sistema universitario è, forse, quello di preparare poco gli studenti ad affrontare, una volta conseguita la laurea, il sempre più difficile mondo del lavoro. Molto spesso, però, capita che a questa mancanza, sopperisca l’abilità e la professionalità di alcuni docenti che, oltre alla teoria cercano di inculcare anche l’altra faccia della medaglia, la tanto cercata e preziosa pratica. Questa volta, ad assurgere al delicato ruolo di docente attenta alle reali esigenze dei suoi studenti è stata la prof.ssa Paola De Vivo, docente di Sociologia Economica alla Facoltà di Sociologia. Dopo una lunga teoria, fatta di schede, documenti, ricerche e quant’altro sui diversi aspetti dell’economia italiana e, soprattutto, del Meridione, l’obiettivo della prof.ssa De Vivo si è spostato sulla pratica, organizzando, in comune accordo con i suoi studenti, un’interessantissima visita ad uno dei pochi tempi dell’economia meridionale, il Tarì di Marcianise. 
La giornata, per la verità, non era iniziata nel migliore dei modi, anche perché, mancando ogni minima traccia di organizzazione dall’alto (leggi, piani alti universitari…), raggiungere da Napoli (p.zza Garibaldi), la sede del Tarì (Marcianise, provincia di Caserta), non è propria una passeggiata. Specie se si incontrano i classici inconvenienti di percorso (traffico impazzito; autista ritardatario; autobus fuori uso dopo pochi minuti…). Nonostante tutto, verso le 10:30 del mattino (il 26 maggio) si giunge al Tarì. 
Ma cos’è il Tarì? La cittadella dell’oro, uno dei più importanti consorzi di imprese del mercato orafo. Uno dei punti di forza dell’economia campana, aperto nel 1996, il cui nome deriva da un’antica moneta del regno di Napoli. Un polo economico da 800mln di euro all’anno. Giunti a destinazione la professoressa cerca subito di far capire l’importanza di questa visita. “Lo scopo di questa iniziativa è quello di stabilire un legame tra ciò che si impara nelle aule universitarie e la fitta rete di relazioni che danno vita al mondo del lavoro. La potremmo considerare un’esperienza pratica, in cui cercheremo di vedere e, soprattutto di capire, com’è possibile fare impresa nel Mezzogiorno e come può nascere un’impresa”. 
Lo scopo è serio e anche la passione della professoressa. La giornata scivola via serenamente ed in maniera molto interessante. L’efficienza del Tarì, infatti, è impressionante, sembra quasi non stare in Campania. Ed è proprio questa una delle argomentazioni, o meglio uno dei tabù, che la professoressa vuole scongiurare. “Tutto ciò dimostra che, nonostante la decadente fase economica che tutto il Sud e la Campania stanno affrontando, si può fare qualcosa di importante. Il Tarì, in questo senso, ne è la dimostrazione vivente”. Un messaggio che arriva forte e chiaro, un’azienda campana, nata in Campania, gestita da campani e che rafforza in tutta Europa il marchio e l’economia della Campania. 
Verso le 11:00, gli studenti, accompagnati dalla docente, incontrano il vice-presidente del consorzio, il dott. Vincenzo Giannotti. Un incontro mirato, fatto non solo per omaggiare uno dei principali artefici di questa sorta di oasi felice dell’economia, ma anche, e soprattutto, per inquadrare ancor di più, quello che per anni si studia dietro ai banchi di università, per confrontarsi con un imprenditore, sui temi dell’impresa e sul ruolo che egli stesso assume in essa. Un confronto che si protrae per più di un’ora, in cui si toccano tutti i tasti dell’imprenditoria e degli aspetti sociologici che fanno la fortuna dell’impresa. “Non esiste un vademecum per la ricerca della miglior soluzione per fare impresa”, commenta il dott. Giannotti. “La cosa principale è quella di creare una società seria, che sappia guardare lontano e di muoversi non solo nel proprio campo, senza mosse azzardate, ma, soprattutto, in un ambito e in un ambiente sicuro”. Il discorso del vice-presidente del Tarì sembra aver appassionato gli studenti, specie quando il discorso si sposta verso lidi e terminologie non propriamente economiche. “Un aspetto importante è quello di riuscire a capire cosa può realmente servire alla potenziale clientela, anche senza scoprire nulla di nuovo, ma solamente offrendo un’eccellente qualità e professionalità”. La conversazione si fa sempre più piacevole, specie, quando i ragazzi, sulla scorta degli input focalizzati nelle tante lezioni di Sociologia economica, iniziano a porgere diversi quesiti al loro principale interlocutore. Enrico Sacco chiede quali siano i requisiti per formare un’azienda come il Tarì e quali i rapporti con le istituzioni. La risposta mette ancor più in risalto le qualità di questo polo, visto che per circa l’80% è finanziato con fondi messi a disposizione degli stessi soci (370 in tutto). Uno dei momenti più interessanti è avvenuto quando la parola è passata ad un’altra studentessa, Claudia Avolio, che ha detto: “La tradizione orafa della Campania è molto antica ed apprezzata, può bastare questo per decretare il successo di un’impresa? Di conseguenza, questo modello, può svilupparsi anche ad altre produzioni?”. Questa volta la risposta non è sembrata molto esauriente. Dire che il Tarì è un modello che si può applicare a tutto, quindi anche ad altri campi, come per esempio la “mozzarella”, come ha affermato lo stesso Giannotti, non è propriamente esatto se non si hanno il fascino del prodotto (il gioiello) e, soprattutto, gli introiti che girano intorno ad esso. Verso le 12:30 la visita si sposta nelle attività laboratoriali del Tarì. Una vera e propria scuola professionale all’interno del centro. Un laboratorio artigianale dove si insegnano tutte le tecniche di lavorazione dell’oro e delle pietre preziose. Un’ennesima gradita sensazione che incuriosisce ancor di più i ragazzi, come Domenico Panico che afferma: “fare un qualcosa di bello e produttivo, in un ambiente tanto bistrattato come quello campano, è una cosa importante. Da un’idea positiva di impresa e lascia molta fiducia nel futuro”. 
Verso le 14:00, la visita finisce, i sogni svaniscono ed un nuovo autobus affollato ci attende nel traffico paralizzato per ricondurci a casa. Pardon, a Piazza Garibaldi.  
Gianluca Tantillo
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