Vita da ricercatore

Trentasei anni, ricercatore in Microbiologia confermato a tempo indeterminato, Mario Varcamonti rappresenta un altro degli aspetti della vita da scienziato. Laureato in Biologia ha lavorato per due anni al CNR e altrettanti ne ha trascorsi in Olanda. “Anche se ero ancora precario, ho comunque deciso di sposarmi e di avere una figlia”. Ad un anno dal suo rientro, ha vinto il concorso da ricercatore e da sei anni è diventato di ruolo. Il confronto con l’estero mostra delle differenze enormi, soprattutto in termini di  possibilità lavorative fuori dall’università. “In Olanda, ben il 70% dei dottorati di ricerca è finanziato dalle industrie. Qui, invece, è molto improbabile avere dei rapporti con imprese che abbiano voglia di investire in ricerca e sviluppo”. Fino ad oggi la possibilità di fare ricerca con la certezza di avere uno stipendio e di potersi mantenere anche se non in presenza di risultati certi era quanto meno garantita. Oggi  la nuova riforma, distrugge ogni più elementare certezza. “Anche in Olanda il sistema era basato sul precariato. Delle circa cinquanta persone che lavoravano al centro di ricerca, solo sei erano strutturate, ma lì, il mercato del lavoro offre maggiori possibilità e non era raro che le persone cambiassero frequentemente lavoro e si spostassero da un’azienda all’altra, spesso da una multinazionale all’altra”. Anche laggiù, adesso, il sistema comincia ad incrinarsi e si avvertono gli effetti della crisi economica determinata dalla competizione globale. In Italia i cambiamenti non sono mancati soprattutto con la riforma universitaria. Il numero dei corsi è enormemente lievitato e per far fronte alle accresciute esigenze didattiche, si è fatto ricorso ai ricercatori che hanno garantito, con il loro lavoro, il regolare svolgimento delle lezioni. “È diventato legittimo chiedersi dunque che differenza ci sia tra un ricercatore e un professore associato”. L’anno scorso, i ricercatori hanno già dimostrato la loro indispensabilità bloccando il 90% dei corsi. “Chiediamo di essere giudicati per quello che facciamo e di ricevere il giusto riconoscimento economico” dice Varcamonti il quale, per sostenere le battaglie dei ricercatori, ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni al Senato Accademico. “Non dimentico gli anni di precariato. Bisogna essere contro questa legge perché condanna il nostro paese ad essere semiperiferico nel contesto mondiale. Un paese che voglia essere centrale deve investire sull’università e sull’educazione. Non ci può essere una sorta di nuda proprietà sull’avvenire, contando sul fatto che tra il 2010 e il 2017, molti docenti andranno in pensione e si libereranno risorse”. 
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