Vivere con i classici: i percorsi alternativi all’insegnamento

Vivere o sopravvivere con i classici? Come nell’immagine dell’invito, che raffigura la Scuola di Atene di Raffaello Sanzio, dove i più celebri filosofi dell’antichità sono intenti a dialogare, la prof.ssa Marisa Squillante, Presidente del Corso di Laurea in Lettere Classiche, il 2 dicembre, ha chiesto a professionisti che vantano un curriculum di studi classici di confrontarsi con gli studenti, per dimostrare che c’è altro in serbo per loro, oltre all’insegnamento.
“Non nascondo che ho avuto difficoltà negli ultimi tre anni a rispondere alla domanda ‘Che prospettive abbiamo noi laureati in Lettere?’ perché sono ormai quattro anni che è impossibile abilitarsi all’insegnamento. Solo ora pare che le cose stiano cambiando. Nonostante ciò, siamo di fronte a un dato incontrovertibile: abbiamo il 20% in più degli iscritti ai Corsi di Laurea tradizionali in Lettere”, sono le parole d’apertura dell’incontro, pronunciate dal Preside Arturo De Vivo. Il Preside parla dell’importanza di una rivalutazione della cultura classica. “Ritengo che le sorti di questo paese non possano essere affidate solo ai mercati, ma bisogna investire nella formazione, altrimenti finiremmo al traino di società tecnologiche che ci espropriano della nostra cultura. Perciò è importante rivalutare il ruolo dell’insegnante, riconoscere che ha tanto da offrire in termini di sapere e tolleranza”. L’intento della giornata è quello di mostrare le strade da percorrere durante e dopo gli studi classici. “Avete la possibilità di incidere nella società. Siete dotati di una sensibilità che vi permette di scegliere percorsi differenti dall’insegnamento. Potrete portare la vostra ricchezza ovunque vogliate. Per questo voglio dimostrarvi, attraverso le parole dei professionisti che ho invitato, che se viviamo con i classici possiamo sopravvivere a tutto”, così la prof.ssa Squillante introduce gli ospiti. Tra questi, alcuni studenti dei Corsi di Laurea Triennali e Magistrali. Walter De Rosa, studente del primo anno di Lettere Classiche, racconta: “dovevo fare il medico, così volevano i miei. Ho trovato numerosi ostacoli nella scelta del mio percorso, a partire dal greco, che ho studiato privatamente. Ora sono orgoglioso della strada intrapresa, perché in due mesi di corsi ho imparato più che in cinque anni di liceo scientifico. Studiare i classici non vuol dire apprendere la grammatica e basta, ma interpretare il pensiero, l’anima, il messaggio dell’autore. Studiare il mondo antico nobilita lo spirito”. Sebastiano D’Avanzo, altra matricola, manifesta tutto il suo entusiasmo: “invito i miei coetanei a scegliere liberamente. L’Università non è un gioco, il carico di studi c’è, ma se ti piace quello che fai lo senti meno. Siate originali e non vi avvilite, ché con la forza di volontà tutto è possibile”. “Nessuno ci spinge verso questo percorso. La decisione la prendiamo autonomamente. Secondo i miei avrei dovuto fare la pasticciera, per portare avanti l’azienda di famiglia, ma mi emozionano più i classici che i dolci. Meglio fare una scelta controcorrente, che una sbagliata e optare per qualcosa che non ti piace”, sostiene Stefania Scannella del secondo anno. “Non idealizzo più questo percorso, come facevo al principio. Da quando sono diventato dottore in Lettere Classiche, il mio futuro è diventato nebuloso, incerto. Le leggi per l’insegnamento cambiano di governo in governo e l’Università non fornisce strumenti utili per passare al mondo del lavoro. Bisogna allungare i tentacoli ovunque per riuscire a carpire informazioni utili. La graduatoria è per noi un essere mitologico, di cui non riusciamo a comprendere i meccanismi. Nonostante ciò, sono sicuro della mia difficile scelta e spero di non pentirmene”, è la voce fuori dal coro di Antonio Ardito, al primo anno della Magistrale in Filologia Classica.
Poi le testimonianze di chi oggi lavora nelle redazioni, uffici o scuole. “Anche mio padre voleva che facessi il medico. Mi sono iscritta a Lettere Moderne all’Orientale, senza pormi il problema del lavoro che avrei svolto, volevo solo scrivere”, racconta Stella Cervasio, giornalista de La Repubblica. Non solo belle parole e strade spianate, ma lunga gavetta e sacrificio nell’esperienza della giornalista. “Ho iniziato a scrivere su Il Mattino, non mi hanno pagato per tre anni. Il precariato nel mio campo è simile a quello degli insegnanti, io però ho scelto questa strada e non ho rimpianti. Qualunque altro percorso non sarebbe stato il mio. Ora sono una professionista e ritrovo ciò che ho studiato in tutto quello che leggo e scrivo”. Chiude con un appello agli studenti: “specializzatevi e deterrete un sapere di pochi. I classici ci rendono persone un po’ fuori dal tempo, è così che ci vedono gli altri, ma con qualcosa in più: senso critico e capacità di fare rumore”. Natascia Festa, giornalista del Corriere della Sera, prosegue con il suo iter pieno di precariato, ma anche di grandi soddisfazioni: “Sono irpina. Nelle piccole province, se non hai un certo status sociale, è proibitivo iscriversi addirittura al liceo classico. Io l’ho fatto, così ho superato la prima difficoltà. Vivevo da fuorisede e dopo la laurea in Lettere Moderne, dietro questa cattedra all’epoca c’era il grande Mazzacurati, ho deciso di scrivere. Ho iniziato con i giornali locali, e quando scrivi di sagra dei funghi porcini o di torneo di bocce ti chiedi cosa abbia a che fare con il tuo ciclo di studi e le tue aspirazioni. Nel 2000 ho tentato il concorso per l’insegnamento. L’ho vinto senza cattedra a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. Intanto continuavo a scrivere e ricordo che con ansia ho inviato il mio primo pezzo al Corriere del Mezzogiorno. Parallelamente mi hanno chiamato a Terno d’Isola, ma ho rinunciato. Ho messo da parte il posto fisso per rincorrere il precariato di una carriera giornalistica. Ci vuole coraggio per fare una scelta del genere, ma poi vieni ripagato. A 37 anni ho ottenuto un contratto a tempo indeterminato e sono felice per quel professore dietro di me in graduatoria, che ha avuto la possibilità di fare ciò che lui magari sognava da una vita, mentre io no”. Opposta è invece l’esperienza di vita del prof. Francesco Sepe, dirigente scolastico del Liceo Carducci di Nola. “È con nostalgia ed emozione che prendo il microfono qui, dove ascoltavo, quarant’anni fa, il prof. Salvatore Battaglia. Sono felice. La vita mi ha cucito addosso un vestito ed io l’ho indossato”. Commosso, racconta la sua storia: “ho scelto l’insegnamento. Sono poi diventato dirigente scolastico e ho trascorso dieci anni in Perù. Se volete diventare ricchi, andatevene subito da questa Facoltà. Se volete inseguire un sogno, restate. In un’età di crisi bisogna avere il coraggio di essere divergenti”. Conclude con un invito: “non fossilizzatevi nel vostro paese, il lavoro è dovunque voi cerchiate. Questa è la società della comunicazione, e chi meglio di un laureato in Lettere si può inserire?”. Si riallacciano alle parole del professore e chiudono l’incontro Monica Zuccarini e Miriana Tizzani di Federica e-Learning. Mostrano nel web la possibilità di usufruire di un servizio in più, ma anche di costruirsi un percorso divergente. “Nella nostra redazione ci sono tutti laureati in materie umanistiche, ma attenti alle risorse del web. Gli umanisti sono abituati a fornire contenuti accompagnati da un metodo”. Illustrano le caratteristiche del servizio ai ragazzi: “con la piattaforma Federica e-Learning potete seguire i corsi on-line. Per ogni insegnamento ci sono: programma, curriculum del docente, lezioni con audio per tutte le Facoltà dell’Ateneo. I docenti stanno anche fornendo fonti per ricerche nelle biblioteche on-line. Questo è un servizio che non sostituisce le lezioni frontali, ma le supporta”.
Allegra Taglialatela
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