Appelli, situazione sospesa. Si attendono sviluppi

Resta in sospeso la questione relativa alla riduzione degli appelli d’esame. Non si marcia né avanti né indietro. In un rincorrersi di notizie discordanti, gli studenti si chiedono cosa sarà del loro destino. 6 appelli anziché sette, un salto temporale di 4 mesi (da settembre a gennaio) senza poter sostenere esami e la conseguente possibilità di veder saltare più sedute di laurea. Nuvoloni neri si addensano sul capo degli studenti. Ma cosa ne pensano della diatriba in atto i docenti? È giusto che il regolamento cambi anche per gli studenti già iscritti? E ancora: la riduzione degli appelli non favorirà l’incremento dei fuori corso? “Capisco le motivazioni dei ragazzi ma sono favorevole alla riduzione degli appelli – dichiara il prof. Salvatore Prisco – In tanti altri Atenei dove vige questa organizzazione non mi sembra che la situazione sia così drammatica”. Non si può, secondo il docente, “considerare solo gli esami a discapito della frequenza e della didattica. Molte lezioni erano disertate per la sovrapposizione con gli appelli, gli studenti si chiedano quale è il loro interesse reale, come vogliono crescere in questo percorso”. Perché il Corso di Laurea non può essere considerato “un dopolavoro fatto con poco impegno. Fra queste mura si deve essere fisicamente presenti ogni giorno, solo così si può richiedere più pratica,  sperimentazione e familiarizzare con l’esame”. In fin dei conti, “la prova si svolge già durante il corso intervenendo a lezione, dissolvendo i dubbi. Gli insegnamenti devono essere sedimentati e compresi. Per questo, non si possono…
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola da giovedì 27 ottobre (n. 17/2016)
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