Una festa per celebrare la comunità di Ingegneria Chimica, ma anche un’occasione per avvicinare studenti, docenti e mondo del lavoro. È questo l’obiettivo di ChEFesta, la nuova iniziativa del Dipartimento di Ingegneria Chimica, dei materiali e della produzione industriale, che il 16 settembre ha riunito laureandi, neolaureati, docenti e aziende per un pomeriggio dedicato alla formazione e alle prospettive professionali.
“ChEFesta sta per Chemical Engineering Festa”, spiega la prof.ssa Almerinda Di Benedetto, Coordinatrice dei Corsi di Laurea Triennale e Magistrale in Ingegneria Chimica. L’iniziativa raccoglie l’eredità del tradizionale Chemical Engineering Day, durante il quale erano premiati i migliori laureati e venivano presentate le esperienze professionali di ex studenti.
La novità di quest’anno è stata però il coinvolgimento diretto delle imprese. “Vorrei creare una comunità composta da studenti, docenti, ma anche aziende”, racconta Di Benedetto. Per l’ingegnere chimico, sottolinea, il rapporto con le imprese è importante sia sul piano della ricerca, che deve essere applicata, sia in vista dell’ingresso nel mondo del lavoro. “È importantissimo che questo rapporto si stabilisca proprio dall’inizio del percorso di studi”.
Le aziende hanno partecipato anche alla premiazione dei migliori laureati, sponsorizzando per la prima volta i riconoscimenti. Dopo la prima parte dell’evento, gli studenti hanno potuto incontrare direttamente le realtà presenti nella Biblioteca storica, dove erano stati allestiti poster, tavoli e materiali informativi. Un momento pensato per favorire il confronto e, dove possibile, anche lo scambio di curriculum. Alla prima edizione hanno partecipato circa quindici aziende, con una presenza significativa anche di realtà del centro-sud. Tra queste, racconta Di Benedetto, alcune aziende del territorio campano e altre realtà con una presenza nel Mezzogiorno. L’obiettivo per il prossimo anno è ampliare ulteriormente la partecipazione e dare alla manifestazione anche un carattere internazionale, “sempre per gli studenti, che sono il centro di tutto”.
La ricetta di Maria Francesca: costanza, impegno, organizzazione
Accanto alle imprese, protagonisti della giornata sono stati i migliori laureati. Alla Triennale, secondo il regolamento, il riconoscimento è stato assegnato a Gina Palumbo; per la Magistrale sono stati invece tre i premiati. Per Palumbo, i tre anni di Ingegneria Chimica sono stati “intensi, ma anche molto formativi”. Un percorso che le ha richiesto “costanza, impegno e capacità di organizzazione”, e le ha permesso però di crescere anche sul piano personale.
Il premio, racconta, assume un significato particolare perché all’inizio del percorso non avrebbe immaginato di poter arrivare a questo riconoscimento: “Durante il primo anno, saggiando la difficoltà degli esami e del percorso in generale, non mi sarei mai aspettata un risultato del genere”. Tra gli ostacoli maggiori ricorda la gestione del carico di studio e dei periodi con più esami. La soluzione è arrivata progressivamente, ha imparato ad affrontare le difficoltà “un passo alla volta” e cercato di comprendere realmente gli argomenti invece di limitarsi alla memorizzazione.
Importanti, in questo percorso, anche il confronto con i compagni e il rapporto con i docenti: “Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma può essere uno strumento importante per riuscire a superare gli ostacoli”. La sua “ricetta” per affrontare Ingegneria Chimica parte soprattutto dalla costanza: seguire i corsi, mantenersi al passo con le lezioni e svolgere esercizi, anche più volte, per trasformare la comprensione teorica in una conoscenza più solida. Senza però rinunciare alla vita fuori dall’università.
“Imparare a gestire il proprio tempo significa quindi trovare un equilibrio tra studio, impegni e momenti di pausa”, spiega. Un messaggio rivolto soprattutto a chi sta iniziando il percorso: “Non spaventarsi davanti alle prime difficoltà”. Per Palumbo è importante non confrontarsi continuamente con gli altri, costruire gradualmente il proprio metodo e non vivere un eventuale insuccesso come un fallimento personale. Una prospettiva simile, ma legata anche alla gestione delle attività extra-universitarie, arriva da Gaetano Longobardi, tra i premiati della Magistrale.
“Sono stati anni sicuramente intensi che mi hanno dato più di quanto potevo immaginare, non soltanto a livello professionale, ma anche e soprattutto da un punto di vista personale”, racconta. Il premio, aggiunge, rappresenta per lui la conclusione di “un capitolo ricco di ricordi”. La difficoltà principale è stata conciliare lo studio con lo sport, praticato quasi ogni giorno. Anche in questo caso, “avere una buona organizzazione e cercare di creare una sana routine mi ha permesso di andare avanti senza dover rinunciare a nulla”, spiega Longobardi.
Il bilancio della prima ChEFesta, dunque, è positivo. “Gli studenti erano tantissimi – osserva Di Benedetto, particolarmente soddisfatta della partecipazione – Evidentemente hanno capito che era un’opportunità preziosa, da cogliere al volo”.
Daniela Francesca De Luca
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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 12







