Tre progetti realizzati da studenti del Corso di Laurea in Design per la comunità hanno conseguito un importante riconoscimento: sono stati selezionati per la categoria giovani dell’ADI Design Index, la mappa del design italiano contemporaneo, che il 1° ottobre è stata presentata all’ADI Design Museum di Milano. Potranno concorrere, così, all’attribuzione del Compasso d’Oro, in programma nella primavera del 2028. “L’Index raccoglie – informa l’Associazione per il Disegno Industriale – una selezione di progetti capaci di restituire, nei rispettivi ambiti, alcune delle evoluzioni più significative del design italiano contemporaneo”.
I 340 progetti selezionati per l’edizione del 2026 erano articolati in 14 categorie. Per Targa Giovani, quella che ha riguardato anche gli allievi federiciani, ne sono stati scelti 21 a livello nazionale. La selezione non prende in considerazione esclusivamente la dimensione formale del progetto, ma anche il rapporto con il contesto nel quale nasce: innovazione, funzione, materiali e tecnologie, processi produttivi, sostenibilità, accessibilità, relazione con gli utenti. I tre progetti federiciani sono stati presentati, con tutti gli altri scelti dalla giuria, nella mostra allestita all’ADI Design Museum. L’esposizione sarà presentata anche a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, dal 30 ottobre al 17 novembre.
I prototipi? Innovativi, sostenibili, utili socialmente
Uno dei tre progetti federiciani è quello di Simona Bettini e Domenico De Cicco, entrambi ventunenni. Si chiama Avocado, come il frutto tropicale, del quale ricorda la forma. È una sfera che si inserisce nella lavatrice e che sfrutta l’energia meccanica del cestello che ruota per trasformarla in energia elettrica. I due studenti hanno realizzato il prototipo nell’ambito del laboratorio di Design dell’Interazione dedicato ai temi del risparmio e della sostenibilità energetica. In particolare, durante l’edizione maturata dalla collaborazione con M’illumino di Meno, la campagna radiofonica di sensibilizzazione per il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale.
“Avocado – informano Bettini e De Cicco – va inserito nella lavatrice. La sfera ha al suo interno una controsfera, un giroscopio, che è il nocciolo tecnologico. Accumula l’energia prodotta dalla centrifuga, che generalmente va dispersa e la immagazzina come un power bank. Quella energia può consentire la ricarica del 50% di uno smartphone”.
C’è di più. “La tessitura di Avocado – dicono i due autori del prototipo – ha anche un potere ammorbidente sul bucato e così permette di evitare i prodotti chimici che solitamente si utilizzano”. Quando Ateneapoli li intervista, Bettini e De Cicco sono reduci dalla trasferta a Milano. “È superfluo dire – raccontano – che per noi è stata una grande emozione andare lì, vedere Avocado nel catalogo della mostra, ascoltare tanti maestri del Design. Siamo veramente felici di essere stati selezionati”. Il sogno nel cassetto? “Un’applicazione industriale di Avocado”. Nel frattempo pensano al prosieguo degli studi con un Corso di Laurea Magistrale. “A me piacerebbe Design del prodotto o d’interno”, dice Simona. “Io sto pensando ad una Magistrale legata alla comunicazione visiva”, informa Domenico.
Paula, il secondo progetto selezionato, è un prototipo realizzato anch’esso durante l’edizione del laboratorio di Design dell’Interazione maturata dalla collaborazione con M’illumino di Meno. È una lampada stampata in 3D senza cavi e batterie che funziona con acquisizione fotovoltaica e produzione led ed ha un manico che permette di sistemarla ovunque. È stata progettata da Andrea Esposito Sansone, una ragazza di 25 anni, e da Ismaele Ikhmais.
“Paula – racconta la studentessa, che sta ora frequentando la Magistrale – aiuta ad educare le persone al valore dell’energia. Chi la utilizza si abitua a pensare che occorre un certo tempo per produrne, quello necessario al pannello fotovoltaico per caricarsi di sole, e che dunque occorre utilizzarla riflettendo ed evitando gli sprechi. Ismaele ed io abbiamo voluto pensarla così. È inoltre una lampada che non utilizza elettricità prodotta da fonti fossili”. Per i due studenti la notizia del riconoscimento è stata: “Una bella sorpresa anche perché ci permetterà di partecipare poi alla selezione per il Compasso d’Oro”.
Annalisa Fiore, studentessa ventiduenne che frequenta adesso una Magistrale in Design a Venezia, parla di Spiedino 2.0, il suo elaborato di tesi triennale, che ha sviluppato, cambiando i materiali, dal prototipo che aveva realizzato durante il laboratorio di Design per l’interazione del Corso federiciano. “È un attrezzo – spiega – per la terapia psicomotoria destinata ai bambini. Può svolgere diverse funzioni, è agevolmente trasportabile ed è realizzato in espanso di propilene”.
Materiale quest’ultimo che si usa negli imballaggi degli elettrodomestici. “La presentazione dell’Index a Milano – racconta – è stata interessantissima. Ho avuto modo di vedere tanti progetti e di confrontarmi con tante altre persone che si occupano di Design, provenienti da ogni parte d’Italia. Sono andata via da Milano con rinnovato entusiasmo e tanta voglia di realizzare cose buone in questo ambito che mi appassiona”.
“Sin da quando il Design per la comunità è stato attivato, ci si è sforzati di coinvolgere gli studenti in esperienze di progettazione che coniugassero i temi della sostenibilità e dell’utilità sociale a quelli della fattibilità e sostenibilità economica del prodotto. Un designer deve tenere conto anche di questi aspetti perché, se non lo fa, la sua idea è destinata a rimanere tale e non potrà mai avere uno sviluppo”, commenta il prof. Ivo Caruso, docente del Corso di Laurea. Il riconoscimento che “è arrivato ai nostri studenti o ex studenti conferma che la strada intrapresa quando fu attivato il Corso era quella giusta”.
Entra nel dettaglio dei tre progetti selezionati a Milano: “Tre bei lavori su temi di grande attualità, dal risparmio energetico all’inclusione dei bambini che hanno problematiche. Interpretano in maniera ottimale il senso del Design per la comunità: dare strumenti per gestire ed affrontare problemi che sono appunto di una comunità”. Un design in sostanza, come teneva a dire il prof. Massimo Perriccioli, tra i protagonisti dell’attivazione del Corso di Laurea federiciano alcuni anni fa, che non guarda solo all’estetica del prodotto, ma ha una forte rilevanza sociale.
Fabrizio Geremicca
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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 11







