“La mobilità ferroviaria può incidere sull’accesso alle opportunità universitarie”

“Per uno studente pendolare un buon treno non è semplicemente quello che lo porta più velocemente all’università, ma quello che gli restituisce tempo, prevedibilità e qualità della vita”. È da questa considerazione che la prof.ssa Francesca Pagliara, docente di Trasporti alla Federico II, invita a ripensare il valore degli spostamenti ferroviari. Un tema particolarmente rilevante per gli studenti universitari che ogni giorno si spostano per raggiungere le sedi delle lezioni.

La riflessione è al centro del recente contributo di Pagliara pubblicato sulla Business Review della London School of Economics and Political Science (LSE), nel quale viene proposta una valutazione dei servizi ferroviari che affianchi ai tradizionali parametri economici indicatori legati all’esperienza umana e al benessere individuale. “Un viaggio non è semplicemente uno spostamento tra due punti, ma una parte del tempo quotidiano della persona”, spiega Pagliara, sottolineando la necessità di “distinguere tra quantità del tempo di viaggio e qualità del tempo trascorso in viaggio”. Tra gli indicatori da considerare figurano la soddisfazione del passeggero, lo stress associato allo spostamento, l’affidabilità del servizio, il comfort, la sicurezza e l’accessibilità. Ma anche la possibilità di utilizzare il tempo a bordo per lavorare, leggere, riposarsi o dedicarsi ad altre attività.

Il tempo risparmiato migliora davvero la vita? È questa la domanda alla base del Well-Being Impact Profile, il modello di valutazione che la docente propone di affiancare alla tradizionale analisi costi-benefici delle infrastrutture. L’obiettivo è verificare se i miglioramenti introdotti da un nuovo collegamento ferroviario producano effetti positivi anche sul benessere delle persone. “Una riduzione media di 30 minuti nel tempo di pendolarismo potrebbe rappresentare un beneficio economico significativo.

Ma quei 30 minuti possono avere significati molto diversi”, osserva. Il tempo recuperato potrebbe tradursi in maggiori possibilità di riposo, minore stress o più tempo da trascorrere con la famiglia. Al contrario, un collegamento più rapido potrebbe non determinare un miglioramento percepibile se il viaggio continuasse ad essere caratterizzato da sovraffollamento, ritardi e incertezza. Per verificare gli effetti sulla vita dei passeggeri, Pagliara ipotizza di effettuare rilevazioni prima e dopo l’introduzione di un nuovo servizio ferroviario, coinvolgendo sia la popolazione interessata che un gruppo di confronto.

I questionari potrebbero misurare la soddisfazione per il viaggio e per la propria vita, lo stress legato agli spostamenti e la percezione della qualità del servizio. “Il punto non è sostituire gli indicatori tradizionali, ma affiancarli a una dimensione più propriamente umana”, precisa. Il modello, dunque, non rappresenta un’alternativa alle valutazioni economiche, ma una proposta per integrarle e verificare empiricamente gli effetti dei servizi sul benessere individuale.

Per chi frequenta l’università lontano da casa, il tempo trascorso sui mezzi pubblici può occupare una parte considerevole della giornata. “Se il treno è puntuale, sufficientemente confortevole e permette di sedersi e concentrarsi, quei minuti possono essere dedicati allo studio, alla lettura, alla preparazione di un esame, ma anche al riposo”, evidenzia Pagliara. Viceversa, ritardi, cancellazioni e coincidenze incerte possono rendere difficile programmare le attività quotidiane.

La differenza non è necessariamente nella durata dello spostamento. Due studenti possono impiegare entrambi un’ora per raggiungere l’Ateneo, ma vivere esperienze molto diverse: uno può studiare seduto in un ambiente confortevole, mentre l’altro può trascorrere lo stesso tempo in piedi, in un convoglio affollato, preoccupato di perdere una coincidenza. “Un sistema di trasporto poco affidabile può rendere più difficile fermarsi in biblioteca, partecipare a un seminario, a un’attività extracurricolare o semplicemente socializzare con i colleghi dopo le lezioni”, spiega la professoressa. La mobilità diventa così un elemento capace di condizionare anche la partecipazione alle opportunità formative e sociali offerte dall’università.

Puntualità e condizioni a bordo

Per quanto riguarda la Campania e il Mezzogiorno, Pagliara individua quattro priorità: affidabilità dei collegamenti, frequenza e coordinamento dei servizi, qualità del tempo trascorso a bordo e maggiore attenzione alla misurazione dell’esperienza dei passeggeri. La puntualità rappresenta il primo fattore: “Per un pendolare quotidiano, un treno che impiega 50 minuti ma arriva regolarmente è spesso più utile di un collegamento teoricamente più veloce ma caratterizzato da ritardi, cancellazioni o coincidenze incerte”.

Un servizio prevedibile permette infatti agli studenti di organizzare con maggiore sicurezza la propria giornata. Altrettanto importante è il coordinamento tra i diversi mezzi di trasporto. Per chi proviene dai territori periferici, il viaggio non coincide necessariamente con la sola tratta ferroviaria: bisogna considerare il percorso per raggiungere la stazione, gli eventuali cambi e il collegamento finale verso la sede universitaria. Migliorare la frequenza e l’integrazione dei servizi potrebbe quindi ridurre i tempi di attesa e rendere gli spostamenti più agevoli. Il terzo aspetto riguarda le condizioni a bordo. Sedute adeguate, pulizia, climatizzazione, silenziosità e connettività possono contribuire a rendere utilizzabile il tempo trascorso in treno.

“Un’ora di viaggio può diventare un’ora di studio, di lettura o di riposo”, sottolinea Pagliara. Infine, la docente propone di introdurre sistematicamente strumenti per rilevare la soddisfazione degli utenti, lo stress e la qualità percepita degli spostamenti, prestando particolare attenzione anche alla popolazione studentesca. La questione assume una dimensione più ampia quando si considera il rapporto tra trasporti e accesso all’istruzione. “Per il Mezzogiorno questo approccio è particolarmente importante perché la mobilità ferroviaria può essere anche uno strumento per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso all’università”, afferma la docente. Il cambio di prospettiva proposto da Pagliara riguarda dunque non soltanto la progettazione delle infrastrutture, ma anche il modo in cui misurarne il successo. “La priorità non deve essere semplicemente portare gli studenti più velocemente all’università”, ma “permettere loro di vivere meglio il tempo necessario per arrivarci”.
Daniela Francesca De Luca

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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 5

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