Lezioni al via, gli studenti si misurano con lettorati, alfabeti nuovi e pronunce

È un giovedì mattina di ottobre e all’Orientale il nuovo anno accademico è partito forte, chiamando gli studenti a frequentare le sedi e ad immergersi subito nella logica delle aule sparse tra i vari Dipartimenti. Il tutto iniziando a prendere confidenza con parole in lingue che, fino a poche settimane fa, per molti erano soltanto una scelta su carta. C’è chi ha puntato sul cinese, chi sul coreano o sull’inglese – queste le opzioni che sembrano attirare di più le matricole, almeno quelle intervistate. Studentesse e studenti si stanno misurando con lettorati, alfabeti nuovi, pronunce e ritmi di studio diversi rispetto alla scuola.

Manuela Guidone si è iscritta a Mediazione linguistica: “Finora tutto bene, ho scelto tedesco, una lingua nuova per me, abbastanza tosta ma bella. Credo sia una buona opzione, soprattutto a livello lavorativo in Europa. L’altra è inglese, lì nessun problema, la studio da anni e la parlo abbastanza bene”. Sull’università: “Unica pecca il dover passare da un palazzo all’altro per frequentare le lezioni, ma mi abituerò”. Valentina Santoro è al primo anno di Lingue e Culture orientali e africane: “Mi sono lanciata su cinese e coreano e le sto trovando davvero interessanti. Qualche difficoltà la sto incontrando ai lettorati, soprattutto perché le madrelingua ci parlano direttamente in cinese e coreano. Ma è stimolante. Se dovessi fare un paragone, mi sembra che la seconda sia più accessibile, da un punto di vista della difficoltà”. Con lei, collega di Corso, c’è Mariangela Caputo ed è d’accordo con l’amica: “Il coreano ha un alfabeto, forse per questo sembra più fattibile; per il cinese la scrittura è davvero difficile.

Le ho scelte perché sono sempre stata portata per le lingue, ho deciso di buttarmi sull’Asia e cambiare completamente rispetto alla scuola”. Le ragazze sono entrambe fuori sede: “L’affitto è alto, ma per il resto la città sembra accessibile economicamente”. Paola La Monica, è studentessa del terzo anno di coreano e indonesiano a Lingue e Culture orientali e africane: “Mi sono iscritta all’Orientale per un motivo preciso: il coreano. Una scelta di cui sono più che soddisfatta, la rifarei. Purtroppo devo dire, però, che non ci sono molti seminari, corsi e docenti, è un peccato. Accanto, come seconda lingua, ho previsto prima il giapponese, ma non è andata, poi ho optato per l’indonesiano”.

Da iscritta più esperta, consiglia: “Seguire l’istinto. Se io l’avessi fatto per la seconda lingua fin da subito, avrei optato per l’indonesiano e ora, forse, avrei già concluso. Per una costrizione mentale pensavo di dover dare assoluta coerenza geografica alle lingue”. Monica Riviello ha appena iniziato, è a Lingue e Culture comparate. Ha scelto inglese e giapponese. Quest’ultimo sta presentando diversi problemi: “mi piace molto, ma purtroppo stiamo cambiando continuamente i lettori. Ogni volta ce n’è uno diverso, addirittura oggi è stato cancellato e non è la prima volta. Pare sia un problema di scadenze di contratti, ma non so”. In giornata avrà un lettorato di inglese e poi una lezione di Linguistica generale: “Davvero strano, devo abituarmi”. La molteplicità delle sedi non è un problema: “Tolto il maltempo, mi piace girare in centro e passeggiare”. Emilia Gioia si è iscritta a Mediazione, scegliendo inglese e tedesco: “Novità assoluta per me, la seconda. Però sta andando bene, le lettrici alternano tedesco e italiano, aiutandoci molto. L’inglese lo parlo abbastanza bene, quindi tutto in ordine”.

Accanto c’è Karina, una collega: “In tedesco sto avendo più difficoltà, mai studiato. L’ho scelto perché credo possa aprirmi più sbocchi, essendoci meno concorrenza. L’impatto con L’Orientale devo dire che è buono, ci danno il giusto tempo per passare da una sede all’altra”. Sull’insegnamento più tosto finora, dicono entrambe: “Senza dubbio Linguistica generale”. Sara Inglese studia cinese e arabo al primo anno di Lingue e Culture orientali e africane, dopo qualche anno passato al Corso di Fisica a Salerno: “In cinese si incontrano sicuramente più difficoltà, mentre l’arabo dà più riferimenti. Comunque, qui, vedo un’attenzione diversa da parte dei docenti nei nostri confronti. In una parola: cura”.

Alessia Tessitore, terzo anno dello stesso Corso, studia coreano e giapponese. Dà un consiglio ai colleghi più piccoli: “Buttarsi su certe lingue se piacciono veramente. Bisogna sbatterci la testa, quindi deve esserci interesse e passione alla base, altrimenti è davvero tosta. Ho scelto il coreano perché sono appassionata di K-Drama, K-Pop, quindi è stato facile al momento dell’iscrizione”. Chiude Ludovica Santonicola, sempre del medesimo percorso, le lingue sono cinese e coreano.

“Il primo lo studio dalla scuola, vengo dal turistico. Dal lettorato traggo comunque tanti benefici perché una mia pecca è la parte orale. Ascoltare e rispondere alle domande a lezione sta risultando fondamentale”. Ultima battuta sull’organizzazione generale: “In questo momento alcune lezioni si accavallano e dobbiamo penalizzarne alcune, purtroppo”.

I docenti Cinese, la lingua più difficile al mondo

La parola passa poi ad alcuni docenti, altrettanto impegnati nelle lezioni. La prof.ssa Maria Luisa Paternicò insegna cinese al primo anno di Lingue e Culture orientali e africane: “Le sensazioni per questo anno sono buone. Da brevi interlocuzioni ho appurato che ci sono diversi ragazzi e ragazze provenienti da fuori regione e mi fa molto piacere, così come è positivo il fatto che alcuni hanno già studiato cinese a scuola, fatto che li proietta in teoria anche sul doppio titolo, che richiede conoscenze di base forti fin da subito”. Comunque, i numeri rispecchiano quelli degli anni precedenti: “Parliamo di oltre un centinaio di studentesse e studenti”.

Sul metodo che la docente utilizza agli inizi, spiega: “Parto sempre da zero, ma faccio capire loro la differenza tra un corso universitario e un corso che si può seguire altrove, noi qui studiamo linguistica, sintassi, grammatica. È importante metterli subito davanti alla difficoltà per evitare scelte poco ponderate. Dico sempre loro di googlare la lingua più difficile del mondo, proprio il cinese, per chiarire a cosa si va incontro con molta onestà. Al tempo stesso, spiego anche che questa lingua con il nostro metodo si può imparare, eccome”. Durante le prime lezioni “mi piace sempre raccontare loro che gli italiani imparano il cinese da secoli prendendo ad esempio tanti missionari, tra cui ovviamente Matteo Ripa, il fondatore del Collegio dei Cinesi da cui è nato L’Orientale”.

L’augurio: “Speriamo l’entusiasmo resti alto”. Positivo il bilancio anche per la prof.ssa Bianca Del Villano, delegata alla didattica per Studi letterari e docente, tra i diversi corsi, di Linguistica inglese a Comparate: “Sembra che l’anno sia iniziato con i migliori auspici, vedo molti studenti. Evidentemente l’orientamento sta dando dei risultati. È stato fatto uno sforzo elevato da tutti e tre i Dipartimenti”. Lo stesso vale per il prof. Franco Paris, titolare della cattedra di olandese: “Abbiamo una buona risposta in termini di numero di studenti rispetto all’anno scorso e sembrano anche molto interessati e motivati”.

I consigli utili: “Devono studiare qui dai tre ai cinque anni, dunque bisogna scegliere una lingua più studiata e una meno studiata, proprio come l’olandese o il rumeno, lo svedese, per avere maggiori opportunità lavorative. Riscontri oggettivi che possediamo rispetto a nostri ex studenti, ci dicono che conoscere una lingua che dominano in pochi apre molte più porte nel mondo del lavoro”. Chiude la dott.ssa Karima Arkaoui, lettrice di amazigh, che si dice abbastanza soddisfatta di questi primi giorni, anche se i numeri sono molto contenuti: “Non abbiamo tanti studenti, stiamo provando a presentare la lingua, a spiegare cosa faremo. Una studentessa in particolare ha mostrato grande decisione nella scelta dell’amazigh”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 32

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