Sessantanove voti oltre la soglia, 222 preferenze su 241 votanti: Studi Umanistici ha eletto, il 30 settembre, al primo turno, unico candidato, il prof. Gianluca Giannini, Ordinario di Filosofia Morale, sarà Direttore del Dipartimento per il triennio 2026-2028. Succede ad Andrea Mazzucchi, eletto Magnifico Rettore dell’Ateneo. Il consenso ottenuto, però, non gli ha lasciato addosso l’euforia di chi ha vinto, ma il peso di chi ha ricevuto fiducia.
“È andata così, per fortuna, ed è un carico di responsabilità aggiunto”, ammette il neo Direttore, riferendosi alla convergenza che si è creata attorno alla sua candidatura. Una responsabilità che non nasconde di sentire anche come timore: “Non si può navigare senza avere il minimo sentore di timore”, osserva, convinto però che quello spavento sia una risorsa e non un freno. “È un fattore positivo, che mi imporrà di essere ancora più vigile e accorto”.
Con l’ufficialità si chiude la fase della candidatura e comincia quella dell’attuazione: entrano ora in vigore i punti del piano di riassetto presentato nei mesi della campagna elettorale. E la prima mossa, assicura Giannini, sarà guardare dentro casa: “Il prossimo triennio partirà quotidianamente dalle due componenti fondamentali della nostra comunità”, spiega, indicando studenti e personale tecnico-amministrativo come priorità “a pari merito al primo posto. Spesso e volentieri si dimentica che, senza il personale tecnico-amministrativo, la macchina che fa operativamente una comunità non parte”. Il primo banco di prova ha avuto il volto delle matricole, a cui il Direttore ha portato il suo saluto con l’avvio delle lezioni, in coincidenza con l’inizio dei suoi corsi alla Triennale e alla Magistrale di Filosofia.
Tre i messaggi che ha voluto consegnare. Il primo è un invito a riconoscere il valore della scelta compiuta: “la Federico II”, ha ricordato Giannini, “non è solo l’Ateneo più grande del Mezzogiorno italiano, ma un Ateneo in cui ci sono dei tipi di eccellenza significativi ed è bene ricordarcelo”. Il secondo riguarda la libertà che l’università offre rispetto alla scuola, e che per Giannini ha un prezzo preciso: “Il massimo di libertà deve corrispondere al massimo di responsabilità che hanno rispetto a loro stessi”.
Il terzo, quello su cui ha insistito di più, è l’università come investimento: “È la fase della vita in cui loro sono chiamati responsabilmente, ma in maniera assolutamente libera, a investire sui loro studi”. Un patto che, ha promesso, non vale a senso unico: “Daremo il massimo, costruendo le nostre energie e capacità affinché il loro investimento, la scommessa che stanno facendo sui loro studi, si possa compiere al meglio”.
Lo stesso concetto, quello di una responsabilità che non si esercita da soli, Giannini lo ha consegnato ai colleghi subito dopo lo spoglio, quando gli è stato chiesto di dire qualche parola: il modo di guidare il Dipartimento, ha ribadito, deve essere “orizzontale e non verticale”, perché “la responsabilità è anche una responsabilità condivisa”.
Da qui l’obiettivo di “cominciare a costruire un nuovo modello di governance”. Il resto, per lui, si riassume in una convinzione che suona quasi come un programma: “La vera responsabilità è un fattore di condivisione. Non credo nelle donne e negli uomini soli al comando”.
Giovanna Forino
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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 13







