“Il nostro obiettivo è quello di aiutare gli studenti a conoscere il biologo non soltanto come figura accademica o scientifica, ma come professionista, con responsabilità, competenze e possibilità occupazionali molto diverse tra loro”. Parole della prof.ssa Viola Calabrò, docente di Genetica del Dipartimento di Biologia, organizzatrice dell’Open Badge, certificato digitale che attesta competenze trasversali, abilità tecniche e conoscenze disciplinari valido a livello internazionale, ‘La professione del Biologo’, ciclo d’incontri alla seconda edizione che si terrà presso la Sala del Consiglio del Dipartimento di Biologia a Monte Sant’Angelo (la prima si è tenuta nel marzo 2025 con 60 iscritti; ad inizio ottobre, ma ci si poteva prenotare fino al 14, gli iscritti all’edizione 2026 erano 42).
“Il nostro scopo – precisa Calabrò – non è soltanto raggiungere un numero elevato di partecipanti, ma soprattutto costruire un percorso realmente utile per quanti stanno per entrare nella professione. L’Open Badge è infatti rivolto agli studenti della Laurea Magistrale in Biologia, ai neolaureati e ai dottorandi in discipline biologiche: una platea che ha esigenze diverse, ma che ha in comune la necessità di comprendere meglio che cosa significhi trasformare la propria formazione scientifica in una professionalità.
Le competenze certificate attraverso l’Open Badge possono contribuire a fornire una preparazione più solida e mirata, facilitando la preparazione all’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione”. L’iniziativa didattica, sottolinea la docente, “nasce dalla necessità di colmare uno spazio che spesso rimane scoperto durante il percorso universitario. È quello dell’incontro con la professione. Un giovane che sta per laurearsi deve sapere non solo che cosa ha studiato, ma anche quali strade può concretamente intraprendere, quali sono le regole che disciplinano la professione, quali responsabilità comporta e quali competenze è necessario sviluppare”.
C’è un filo rosso, dunque, che lega i diversi incontri previsti nel programma: mostrare le diverse possibilità occupazionali per i laureati: “Per questo abbiamo scelto di affrontare ambiti differenti: l’ordinamento professionale, la deontologia, l’ambiente, i laboratori diagnostici, la nutrizione, l’innovazione e la proprietà intellettuale, fino alla prospettiva One Health. È una fotografia necessariamente articolata di una professione che oggi è molto più ampia di quanto spesso gli studenti immaginino”.
Accanto a docenti universitari, interverranno consiglieri dell’Ordine, dirigenti biologici del Servizio sanitario, responsabili di laboratori, biologi nutrizionisti e figure impegnate nel trasferimento tecnologico e nella tutela ambientale. Gli incontri (il primo si è tenuto il 15 ottobre con l’intervento di Marina Piscopo, docente di Biologia Molecolare e consigliere dell’Ordine dei Biologi Campania-Molise) sono organizzati prevalentemente in moduli di circa due ore, distribuiti tra ottobre (il 20 e il 29) e (il 4, 9, 20 e 25) novembre (oltre alla prova finale e al questionario di valutazione il 2 dicembre). “Per ottenere il Badge è necessario frequentare almeno il 75% delle ore previste e superare il test finale”.
Quella che è iniziata da poco non è l’unica attività che i biologi federiciani organizzano in collaborazione con l’Ordine professionale. “L’Open Badge – dice la prof.ssa Calabrò – si inserisce in un progetto più ampio. Credo molto nella necessità di rafforzare questo rapporto, perché Università e Ordine hanno competenze diverse ma complementari: l’Università forma, mentre l’Ordine rappresenta e tutela la professione. In questo quadro, è importante anche il confronto sui percorsi di transizione dall’Università al lavoro, sul tirocinio pratico-valutativo e sui requisiti delle strutture e dei tutor che possono accogliere i giovani.
L’obiettivo per il futuro dovrebbe essere quello di costruire una collaborazione sempre più stabile tra Ordine, Università, enti sanitari, laboratori, istituti di ricerca e imprese biotech, creando occasioni di orientamento e di incontro con il mondo professionale”. I consigli della docente a chi sta per laurearsi in Biologia e si affaccia al mondo del lavoro: “Il primo è di non pensare alla laurea come un punto di arrivo. È sicuramente una base importante, ma il percorso professionale continua anche dopo l’università. Bisogna avere voglia di imparare, aggiornarsi e, soprattutto, di capire nel tempo quale direzione si vuole prendere”.
Il secondo: “non aver paura di esplorare strade diverse da quelle che si sono immaginate durante gli studi. La formazione in Biologia offre molte più possibilità di quanto spesso si pensi: dalla diagnostica alla nutrizione, dalla ricerca all’ambiente, dalla riproduzione assistita alla sanità pubblica all’innovazione e al trasferimento tecnologico. Infine, suggerirei ai giovani di cercare occasioni di confronto con chi già lavora. Parlare con un professionista, conoscere concretamente le sue attività, capire quali competenze sono richieste e quali difficoltà si incontrano può essere molto più utile di una scelta fatta soltanto sulla base di informazioni teoriche. È anche questo il senso dell’iniziativa: cercare di avvicinare Università e professione e offrire ai giovani strumenti per orientarsi”.
Fabrizio Geremicca
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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 12







