Sullo schermo è un severo liceo militare, nella realtà è un Dipartimento universitario. Chi in queste settimane segue la serie ‘Minerva – La Scuola’ su Netflix (disponibile sulla piattaforma dal 22 settembre) attraversa gli spazi che gli studenti di Agraria della Federico II percorrono ogni giorno: quelli della Reggia di Portici, palazzo monumentale settecentesco e location principale – insieme a Villa Campolieto di Ercolano – della serie diretta da Ivan Silvestrini, ispirata alla storica Scuola Militare ‘Nunziatella’ di Napoli.
A raccontare i retroscena della convivenza con il set cinematografico è il Direttore del Dipartimento, prof. Danilo Ercolini: “Le riprese sono durate quasi cinque mesi, da marzo a luglio 2025. Siamo abbastanza abituati ad avere set cinematografici alla Reggia di Portici, perché ci è capitato più volte di ospitare delle produzioni. Erano però presenze che, nella maggior parte dei casi, si concentravano nei week-end e si risolvevano nell’arco di un paio di giorni. Questa è stata, invece, la nostra prima vera esperienza di convivenza con un set per un periodo così lungo”.
La produzione ha occupato il primo piano del Palazzo Reale, alcune sale del Museo delle Scienze, i corridoi e gli ambienti della Direzione, oltre alle aree esterne. Il Galoppatoio reale è diventato la palestra della scuola Minerva, mentre gli spazi destinati alle esercitazioni hanno fatto da sfondo all’addestramento dei giovani cadetti. Una situazione tutt’altro che semplice “perché cadeva nel periodo delle lezioni e la sede era molto frequentata per tutte le sue attività di lavoro oltre che dalla popolazione studentesca”.
Eppure la comunità del Dipartimento ha risposto con entusiasmo: “La convivenza tra tutte le parti, docenti, troupe, studenti e personale tecnico-amministrativo, ha funzionato alla grande e si è creata una bellissima intesa”. A mostrare più curiosità sono stati proprio gli studenti, che con il passare delle settimane hanno cominciato “a godersi la presenza del set, in un clima reso insolito dal cast numeroso, soprattutto nella sua componente più giovane”. Nessun ruolo da comparsa, però, per gli studenti federiciani: “la produzione si è affidata ad altri canali di reclutamento”. E, a fugare ogni dubbio sul risultato finale, è stata già la visione in anteprima.
“Ci sono inquadrature mozzafiato”
Prima della conferenza stampa di luglio, Netflix ha infatti concesso al Direttore la visione di due episodi, sufficienti a capire come sarebbe stata raccontata la Reggia. “Ci sono inquadrature mozzafiato: c’è una valorizzazione di questo posto, che è meraviglioso anche dal vivo, davvero riuscita”, osserva il Direttore. Un giudizio che si è rafforzato dopo la visione della serie per intero. Per Ercolini, il palazzo non fa da semplice cornice ma entra nella storia: “Anche se la scuola militare è frutto di finzione, la Reggia resta davvero un luogo di formazione, frequentato ogni giorno da giovani, dunque vedere questi spazi in questi panni funziona, perché si inserisce in una realtà che, in fondo, è un po’ quella che viviamo ogni giorno”.
A rendere ancora più significativa l’esperienza è anche la visibilità internazionale garantita dalla piattaforma. “Lo sottolineo perché Netflix ha una diffusione capillare in tutto il mondo”. Ad oggi la serie figura come la più vista in Italia e nella top 10 globale delle serie non in lingua inglese. “Credo sia un motivo di vanto per tutti vedere il proprio posto di lavoro e, per gli studenti, il luogo dei loro studi così ben rappresentato e conosciuto anche fuori dalla propria città, dal proprio Paese”.
Il dietro le quinte più curioso, però, il Direttore lo ha vissuto in prima persona, nel suo ufficio. “Sono rimasto chiuso dentro: non riuscivo ad uscire prima che finissero di girare una scena, perché altrimenti avrei aperto la porta davanti alla macchina da presa e avrei potuto disturbare le riprese. La porta era elettrica e faceva rumore – racconta – Tra l’altro, hanno scelto proprio quello come Ufficio del direttore della scuola Minerva”.
Ciononostante, nessun rimpianto: “Ne è valsa sicuramente la pena e credo di poter parlare a nome di tutta la nostra comunità dipartimentale: rifaremmo questa esperienza”.
Gi.Fo.
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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 9







