Latino, greco e luoghi della storia, gli studenti promuovono i corsi integrativi

“Il liceo mi ha dato le basi, ma sento di non avere ancora una preparazione completa in greco e latino”. È da qui che Anna Paola, matricola di Lettere Classiche, ha deciso di ripartire. Diplomata al liceo classico Carducci di Nola con 85, riconosce di avere ancora qualche lacuna nelle due lingue antiche e, quando ha saputo dei corsi di didattica integrativa attivati dal Dipartimento, non ha esitato ad iscriversi.

Dal 7 settembre, mentre l’avvio ufficiale delle lezioni è fissato al 2 ottobre, le future matricole sono già in aula con Latino Zero, Greco e ‘Introduzione ai luoghi e alle periodizzazioni della Storia’. Tre percorsi diversi, un’esigenza comune: iniziare l’università con una preparazione più solida. “Voglio iniziare tutto daccapo – racconta Anna Paola – Ovviamente parto avvantaggiata: queste nozioni le ho già incontrate, fanno parte del mio percorso scolastico; si tratta di riprendere in mano ciò che il liceo ha lasciato in sospeso, prima che le difficoltà si presentino agli esami universitari”. Piero, anche lui diplomato al classico e oggi matricola di Lettere Classiche, ha invece un punto debole ben preciso: “Sento di avere, paradossalmente, più lacune in latino che in greco”.

Dietro quella difficoltà c’è anche un rapporto con la materia segnato dall’esperienza con la sua insegnante del liceo: “Gli insegnanti sono tra le figure più importanti che un essere umano incontra nel suo cammino. Quando, per vari motivi, quel rapporto non funziona, quello che dovrebbe aiutarti ad acquisire fiducia nelle tue capacità può trasformarsi in un trauma che devi curare. Ecco, io mi sono sempre sentito così con la mia insegnante di latino al liceo”.

La passione per il mondo antico, però, è rimasta intatta: “Amo l’antichità e tutto ciò che gira attorno ad essa: letteratura, storia, cultura. Non potevo permettere che qualcuno mi facesse cambiare idea e così mi sono iscritto a Lettere Classiche”. Sa che l’impegno sarà gravoso: “So che gli esami di lingua sono tosti. Ringrazio veramente il Dipartimento per queste lezioni, tra l’altro completamente gratuite. Non è cosa da poco”. Per Manuela il punto di partenza è ancora più lontano: il greco non lo ha mai studiato a scuola. Diplomata al liceo scientifico, ha scelto Lettere Classiche: “Non ho mai studiato, ovviamente, greco al liceo, perché allo scientifico non è in programma.

Eppure ne sono sempre stata affascinata”. A farle conoscere quel mondo è stata la madre: “Mi ha insegnato anche l’alfabeto greco e le tragedie di Sofocle ed Euripide”. Lo scientifico, racconta, era arrivato quasi naturalmente, anche perché lo avevano scelto molti dei suoi compagni delle medie: “Non posso dire di essermi pentita. Il mio percorso mi ha lasciato una buona preparazione e un buon approccio allo studio, che all’università è essenziale. Ovviamente eccellevo nelle materie umanistiche. Forse, se avessi scelto il classico, sarei partita avvantaggiata, però credo che questa possa essere una buona motivazione per dare il massimo”.

Pierpaolo, invece, il greco ha cominciato ad inseguirlo da solo. Diplomato al liceo linguistico, ha deciso durante l’estate di iscriversi a Lettere Classiche e di arrivare preparato almeno sulle basi: “Sotto l’ombrellone ho portato libri di grammatica greca. La gente mi prendeva per matto. Ma ormai avevo deciso”. Ora, con il precorso, il quadro comincia a comporsi: “Adesso, studiando dalla fonetica fino alla grammatica, il quadro è molto più chiaro. Certo, il lavoro da svolgere da solo è ancora tantissimo e un po’ sono spaventato, lo ammetto, ma noto tanto supporto, sia dai docenti che dai miei colleghi”.

Dalle lingue antiche alla storia cambia la materia, non la necessità di misurarsi con ciò che manca. Nel precorso di introduzione ai luoghi e alle periodizzazioni della Storia è la geografia a mettere alla prova gli studenti. “Non l’abbiamo mai studiata al liceo”, ammette Luca, matricola di Storia. È in aula che si è accorto di quanto quel vuoto fosse ampio: “Un po’ mi vergogno ad ammetterlo, ma soltanto frequentando mi sono reso conto di quanto fossero grandi le mie carenze. E sarò sincero: non me lo aspettavo”.

Il corso gli ha fatto comprendere quanto sia difficile leggere la storia senza conoscere i luoghi in cui si svolge: “Tante cose vengono date per scontate, ma credo che dalla conoscenza dello spazio scaturisca automaticamente quella degli accaduti”. Da qui la domanda: “Come puoi pensare di essere uno storico se conosci in maniera così lacunosa a stento una parte dell’Europa occidentale?”. La risposta, per Luca, sta nella capacità di allargare lo sguardo: “Bisogna avere una visione d’insieme, che intreccia anche altre discipline. La geografia è una materia molto trasversale”. Tommaso, matricola di Storia, parte invece dalla memoria. Il problema, dice, è anche l’abitudine a cercare subito una risposta fuori di sé, affidandosi alla tecnologia: “Molti ragazzi, e non solo, si chiedono: ‘Ma a cosa serve imparare la geografia?’. Tanto si ha sempre un computer che ti può indicare le capitali, i luoghi, le strade. La memoria si sta perdendo”.

Da qui la sua idea: “Noi aspiranti storici dobbiamo fare un lavoro al contrario: riprenderci ciò che ci vogliono togliere. La memoria, lo spirito critico, la conoscenza interiore”. E si parte proprio dalla geografia: “È da quei luoghi che impari la storia, l’antropologia e le varie scienze sociali. Questo corso mi sta permettendo di guardare tutto da un’altra prospettiva”. Il pensiero di Tommaso esce dai confini del Dipartimento e arriva ai suoi coetanei, anche a chi ha scelto un percorso completamente diverso: “Non vi affidate troppo a Internet. Cercate di sforzare la vostra memoria, cercate di essere più profondi. Non siate così passivi, perché prima o poi ne pagheremo lo smacco o forse già lo stiamo ampiamente pagando”.
Giovanna Forino

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