Il modo migliore per capire cosa significhi davvero far parte di questa iniziativa è ascoltare la voce di chi si è già messo in gioco. Diventare un Buddy non è una semplice mansione amministrativa, è un’esperienza d’impatto, capace di formare sul piano professionale e di trasformare le persone su quello umano. A raccontarlo sono quattro studenti che hanno vissuto il progetto in prima persona: Alessandro Stefanelli, Luca Valletta, Ali Mohammadzadeh ed Enzo Capaldo.
La decisione di candidarsi nasce spesso da una spinta interiore, dall’aver vissuto sulla propria pelle cosa si prova quando ci si trova in un Paese straniero. Lo sa bene Alessandro Stefanelli, ex studente di Giurisprudenza, che riavvolge il nastro ricordando le sue due esperienze all’estero: “Ho vissuto in primo luogo l’esperienza di studente che va all’estero per studiare, partecipando per due volte all’Erasmus. Volevo riportare ciò che avevo acquisito in Italia, traslare la mia esperienza”. È la stessa molla che ha fatto scattare la candidatura di Enzo Capaldo, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, che sottolinea l’importanza dell’empatia: “So per esperienza, visto il mio periodo di mobilità Erasmus+ a Parigi, cosa voglia dire trovarsi disorientati all’arrivo in un altro Paese, tra ostacoli linguistici e pratiche burocratiche. Desideravo diventare quel supporto chiaro ed empatico di cui tutti avremmo bisogno in una situazione simile”.
C’è poi chi ha scelto di candidarsi spinto da una pura curiosità verso l’altro. Luca Valletta, anch’egli ex studente di Giurisprudenza con diverse esperienze da Buddy, racconta come la voglia di sperimentare sia stata determinante: “Nel mio percorso ho svolto molte attività extra-universitarie, quindi decisi di sperimentare anche questa. Mi guidava la curiosità di conoscere nuove persone e il desiderio di essere d’aiuto”. Una prospettiva complementare la offre Ali Mohammadzadeh, studente del Corso in Data Analytics, per il quale fare il Buddy ha rappresentato anche un importante primo passo nel mondo del lavoro accademico: “La mia motivazione principale era aiutare gli studenti internazionali, soprattutto quelli che arrivavano senza conoscere bene la lingua o il sistema universitario italiano. Allo stesso tempo, rappresentava una buona opportunità per fare esperienza professionale all’interno dell’Ateneo e capirne da vicino il funzionamento”.
Ci sono le sfide burocratiche, spesso considerate gli scogli più insidiosi per un ragazzo straniero. Valletta ricorda a questo proposito una delle sfide più impegnative portate a termine: “Mi sono interfacciato con una ragazza albanese e l’ho aiutata ad ottenere il permesso di soggiorno. Siamo andati insieme in questura per le impronte digitali, e dopo varie peripezie siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo”.
Anche l’orientamento didattico richiede prontezza e capacità di mediazione. Capaldo spiega come sia fondamentale intervenire quando si creano sovrapposizioni nei piani di studio: “In un caso specifico abbiamo dovuto rimodulare in tempi stretti il Learning Agreement per evitare conflitti d’orario con gli esami. Lavorando a stretto contatto con i coordinatori accademici e l’ufficio mobilità, siamo riusciti a trovare le equivalenze giuste, trasformando un momento di forte ansia per lo studente in una procedura lineare”.
Accanto al supporto diretto agli studenti, il progetto offre l’opportunità di sviluppare competenze d’organizzazione e di gestione delle risorse umane. Mohammadzadeh, che ha svolto anche il ruolo di coordinatore dei Buddy, racconta come gestiva le criticità quotidiane: “Mi occupavo di mantenere i contatti con gli altri Buddy e organizzavo incontri periodici, generalmente mensili, per confrontarci sui problemi incontrati. Quando il Buddy di riferimento non riusciva a risolvere una situazione complessa, cercavo di intervenire personalmente per trovare la soluzione giusta”. Un percorso svolto con la guida costante dell’Ufficio Internazionalizzazione.
Il ruolo del Buddy, tuttavia, non si esaurisce tra pratiche e moduli. C’è un aspetto di integrazione sociale e culturale fondamentale. Stefanelli evidenzia con orgoglio l’impegno nel far conoscere il patrimonio locale: “Li abbiamo portati a visitare i siti archeologici del nostro territorio, come l’Anfiteatro Campano e il Mitreo, per rafforzare la consapevolezza del luogo in cui risiedevano. Abbiamo passato bellissime giornate di scambio e confronto, sia su tematiche universitarie che su questioni interpersonali”.
L’impatto di questo percorso va ben oltre i mesi di servizio. Resta un bagaglio di competenze trasversali indispensabili per il futuro professionale. Come osserva incisivamente Stefanelli, l’esperienza del Buddy è un potente antidoto alla chiusura culturale: “Il mondo oggi sta diventando sempre più cosmopolita, ma da un lato subiamo in tante situazioni una chiusura dal punto di vista umano dettata da fenomeni di razzismo e barriere politiche. Questa esperienza mi ha consentito di aprire la mente su tante dinamiche sociali che oggi per noi giovani sono fondamentali”. Inoltre, l’aspetto più gratificante rimane la continuità dei rapporti umani che si creano.
Ali Mohammadzadeh sottolinea come la soddisfazione più grande sia stata “vedere persone che all’inizio avevano molte difficoltà riuscire poi ad ambientarsi, frequentare i corsi e completare con successo il loro semestre”. Un concetto ribadito da Capaldo: “I ragazzi che ho affiancato non sono rimasti semplici studenti supportati sulla carta, ma sono diventati grandi amici. Lo dimostra il fatto che continuiamo a sentirci regolarmente e a condividere i rispettivi traguardi personali e accademici”.
Per chi si appresta a candidarsi al nuovo bando e vuole gestire al meglio l’incarico senza trascurare il proprio percorso di esami, gli ex Buddy offrono suggerimenti chiari e diretti. Mohammadzadeh raccomanda di puntare sull’ascolto e sul lavoro di squadra: “Sii disponibile, paziente e soprattutto ascolta. Non è necessario conoscere immediatamente la risposta a ogni problema: l’importante è capire la situazione e cercare la persona giusta a cui rivolgersi. Inoltre, mantenere un contatto costante con gli altri Buddy: condividere i problemi permette di trovare soluzioni molto più velocemente”.
Sul piano dell’efficienza e dell’organizzazione pratica, Capaldo suggerisce di giocare d’anticipo: “Un’ottima mossa è creare fin dal primo giorno una cartella sul computer con tutto il materiale indispensabile: i piani di studio del Dipartimento, l’elenco degli insegnamenti, i moduli per le convalide e una mailing list aggiornata. Aprire canali di contatto rapido come gruppi WhatsApp o Telegram stabilendo fasce orarie dedicate permette di evitare il sovraccarico e conciliare perfettamente il servizio con la preparazione dei propri esami”.
An. Ci.
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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 31-32







