“La storia economica per me è un laboratorio di politica economica”. Nell’aula della prof.ssa Silvana Bartoletto, docente di Storia dell’Economia (Triennale in Economia e Commercio, gruppo M-Z), si parte sempre dall’attualità per risalire alle scelte economiche che l’hanno preceduta: “Il punto di partenza del mio corso è il presente, per ciò che riguarda l’economia, la finanza e la sostenibilità”, spiega, per poi guidare gli studenti attraverso “le dinamiche di lungo periodo che hanno determinato l’attuale situazione”.
Il metodo non si ferma a numeri e grafici già pronti. Bartoletto porta in aula una storia economica quantitativa, costruita insieme ai suoi studenti su Excel, strumento che introduce anche a chi non lo conosce. Si lavora sulle serie storiche di Banca d’Italia, Istat e Banca Mondiale: “Tassi di crescita, grafici, fogli di lavoro: tutto nasce durante la lezione. Guido i ragazzi passo per passo”. Una didattica partecipativa che regge anche davanti a una platea di “centinaia di frequentanti”, grazie anche a metodologie innovative come flipped classroom e casi studio in cui le matricole vengono chiamate in causa direttamente: “ad un certo punto, mi rivolgo a loro con questa domanda: Voi siete i miei policy maker. Quale strategia di politica economica adottereste?”.
Lo stesso approccio guida lo studio delle crisi economiche. Si mette a confronto il 2007-2008 con il 1929 ed emergono strumenti che ritornano nel tempo, come mostra anche il celebre saggio This Time Is Different di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, dedicato a otto secoli di crisi finanziarie: “Questo testo fa comprendere come molti degli strumenti di politica economica che vengono adottati oggi sono gli stessi strumenti del passato e che studiando quelle stesse dinamiche è possibile impostare delle politiche migliori per il presente e il futuro”.
Quello stesso rigore sull’oggettività, prosegue Bartoletto, serve anche a leggere fenomeni che superano i confini nazionali, “per mantenere l’analisi ancorata agli elementi concreti e non a interpretazioni influenzate da messaggi di carattere politico”. Europa, Cina, Mediterraneo, Nord Africa e Medio Oriente entrano così nella prospettiva del corso, “siamo parte dell’economia mondo”, insieme ad energia e sostenibilità, temi che per la docente non sono più opzionali: “Non si può studiare l’economia o la finanza senza avere nozioni sull’energia e, più in generale, sul problema della sostenibilità”.
Cambiano anche le matricole. Se un tempo prevalevano studenti con una preparazione economico-contabile, oggi in aula arrivano “in larga parte ragazzi dai licei classici e scientifici”, e la sfida diventa saperli intercettare: “Questi ragazzi sono appassionati e responsabili, bisogna saperli prendere nel modo giusto e riuscire a stimolarli con tutti i nostri mezzi a disposizione”.
L’esame per Bartoletto non è “un traguardo da misurare soltanto in trentesimi”, ma un passaggio verso una crescita più ampia, a partire da competenze che restano utili oltre l’università. “Quando poi gli studenti e le studentesse andranno a lavorare, conoscere bene come far funzionare fogli di lavoro, ad esempio, significa aver acquisito una competenza importante, a prescindere dal voto di Storia economica”.
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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 36







