‘Napoli, i colori dell’anima’ è il filo conduttore della terza edizione dell’iniziativa ‘Il senso del sacro tra diritto, arte e cultura’, promossa dalla prof.ssa Maria D’Arienzo, ordinaria di Diritto ecclesiastico, Diritto canonico e Diritti confessionali a Giurisprudenza. Un progetto che, anno dopo anno, prova ad allargare i confini dell’università e a portare gli studenti a confrontarsi con linguaggi apparentemente lontani da quello giuridico. “È la terza edizione, la seconda con gli studenti”, racconta la docente. L’iniziativa nasce nell’ambito della convenzione tra il Dipartimento e la Fondazione ‘Fare Chiesa e Città’, presieduta da don Adolfo Russo, e si inserisce nel percorso di mostre promosso dalla Fondazione, giunto al suo nono anno.
La novità è la call rivolta agli studenti di Giurisprudenza, realizzata con la collaborazione dell’associazione studentesca US. Il tema scelto quest’anno, ‘Napoli, i colori dell’anima’, che prende spunto anche dalle parole pronunciate da Papa Leone durante la sua visita a Napoli, ha invitato gli studenti a raccontare la città attraverso la propria sensibilità artistica: quadri, fotografie e altre forme di espressione. La risposta non è mancata. Le opere hanno trovato spazio in una mostra ospitata negli spazi del Liceo Artistico Statale di Napoli, in via SS. Apostoli, accanto a quelle di artisti già affermati, tra cui Lello Esposito, un’opera della stessa docente, quelle degli studenti federiciani e le realizzazioni di alcuni alunni del liceo. Un’occasione, sottolinea la docente, anche per “vivere e conoscere la città”.
Il percorso è culminato nell’incontro del 22 settembre, dedicato proprio al ‘Senso del sacro tra diritto, arte e cultura’, con la partecipazione, tra gli altri, di don Adolfo Russo, della prof.ssa d’Arienzo, della prof.ssa Francesca Marone, della dirigente scolastica Simona Sessa, di Mario Di Costanzo per la Pastorale universitaria e di Francesco Meo, consigliere di Dipartimento dell’associazione US. Protagonisti dell’appuntamento anche i tre studenti vincitori della call: Pasquale Castaldo, Francesca Malandrino e Federica Andretta.
Ma al centro dell’iniziativa c’è soprattutto un’idea di università che va oltre i libri e gli esami. “Per me diventa importante spingere gli studenti di Giurisprudenza a non fermarsi soltanto al dato tecnico della legge, ma poter riuscire ad esprimere le proprie emozioni e avere anche uno sguardo diverso sulla realtà”, spiega d’Arienzo. L’arte diventa così uno strumento per “coltivare quella dimensione emotiva e personale che, negli anni universitari, rischia talvolta di rimanere in secondo piano”.
Per la docente, vedere tanti giovani avvicinarsi con entusiasmo a un mondo “apparentemente distante da Giurisprudenza” è stato “un momento intenso e bello”. Perché, in fondo, formare un giurista significa anche formare una persona.
An.Bi.
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Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 19







