Che cosa succede quando la materia comincia a pensare? E come facciamo a percepire il mondo, a decidere, a conservare un’informazione nella memoria? Sono le domande con cui gli studenti di Psicologia si misurano già dal primo anno, nel corso di Psicologia Generale del prof. Onofrio Gigliotta: un insegnamento introduttivo che prova a mettere ordine in una disciplina vasta, partendo dalle origini per arrivare ai quesiti che ancora oggi guidano la ricerca. Il primo passo è sfatare un equivoco.
“Molto spesso gli studenti pensano che la psicologia sia una disciplina fatta di tante idee, mentre la Psicologia Generale cerca di inquadrarla nelle sue radici storiche e nel suo statuto scientifico”, chiarisce Gigliotta. Si parte così dai due ‘genitori’ della materia, filosofia e medicina, fino alla nascita della disciplina scientifica, per far comprendere “a chi si affaccia per la prima volta a questo mondo che dietro lo studio della mente ci sono metodi, esperimenti e ipotesi da verificare”. Poi arrivano le domande che hanno spinto molti ad iscriversi. “Giustamente, molti vogliono sapere che cos’è la mente”, prosegue Gigliotta.
Da lì si apre un ventaglio di interrogativi: “Come può esistere della materia organizzata che riesce a pensare? Che cos’è la coscienza e cos’ha di speciale rispetto a qualcosa che non la possiede?”. E ancora, “che cosa significa elaborare un’informazione, come la acquisiamo, come la conserviamo”. Ma la teoria, in aula, non resta mai sola.
“Cerco sempre di arricchire le lezioni con esperimenti”, spiega il docente. Con la percezione, per esempio, gli studenti toccano con mano un fatto controintuitivo: “Non è una ricezione passiva di ciò che c’è nell’ambiente, ma il modo in cui costruiamo quello che percepiamo”. Stesso metodo per il decision making, per capire “come prendiamo le decisioni e che cosa utilizziamo per farlo”. L’obiettivo è prendere le distanze dalla lezione frontale intesa come semplice trasmissione di contenuti: “È sempre un’interazione di contatto diretto, non una lezione classica”. E il docente non si accontenta di ripetersi: “Ogni anno cerco di inserire novità. Se ci sono ricerche recenti o eventi legati alla memoria, alla percezione o altro, provo a rendere la lezione ancora più attiva”.
Il bello del “pensiero lento”
Non mancano gli ostacoli per le matricole, che si imbattono presto in una dimensione meno intuitiva della disciplina fatta di matematica, statistica e metodologia della ricerca. Anche in questo caso, per Gigliotta, la chiave è la partecipazione attiva: “L’esperienza diretta rende più accessibili anche gli argomenti ostici, per questo i ragazzi sono sempre invitati a partecipare, a chiedere soprattutto, a prendere parte alle attività”. Il corso, peraltro, non si chiude nei confini della psicologia. “Spesso allarghiamo i contenuti a discipline apparentemente strane. Dalla psicologia si può arrivare alla fisica, in una riflessione trasversale sulla mente e sui processi cognitivi”.
La frequenza, tuttavia, non è obbligatoria, e “chi non può seguire può prepararsi sul testo indicato nella scheda del corso”. Ma chi può esserci, avverte il docente, farebbe bene a non perdere l’occasione: l’aula è “un luogo in cui confrontarsi con i compagni, conoscere nuovi amici ed imparare a mettere in discussione ciò che si studia”, perché “sollevare critiche è fondamentale”.
Rallentare è, in fondo, il consiglio che il docente allarga dall’esame all’esperienza accademica appena inaugurata. Niente timore della media aritmetica, dunque: “L’aspetto più bello della vita universitaria è avere il tempo di studiare e di far lavorare il pensiero lento, il sistema individuato da Kahneman, che è importantissimo per la formazione”. Un tempo da difendere, non da bruciare, “per fermarsi, ragionare, lasciarsi alle spalle la risposta immediata. È lì che accade ciò che nei libri non si trova: durante un piccolo esperimento arriva a volte un finale inaspettato. C’è lo stupore che innesca un ragionamento che prima non c’era”.
Giovanna Forino
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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 15







