Carmela Maria Laudando Rettrice de L’Orientale nel sessennio del Tricentenario dell’Ateneo

“La motivazione più forte della mia candidatura nasce dalla convinzione che L’Orientale possa e debba essere un modello di università pubblica che formi al dialogo e non tema il cambiamento”.

Era cosa nota ormai da tempo e le elezioni non hanno riservato alcuna sorpresa. La persona che guiderà il timone dell’Ateneo fondato da Matteo Ripa, nel sessennio che porterà al tricentenario del 2032, è la prof.ssa Carmela Maria Laudando. Ordinaria di Letteratura Inglese, Delegata alla Ricerca uscente e già Direttrice di Studi Letterari è la nuova Rettrice, la terza donna a ricoprire questa carica dal 2002 dopo Lida Viganoni ed Elda Morlicchio.

“Una candidata autorevole” (nonché l’unica) l’ha definita il collega Giuseppe Cataldi, il decano, che ha aperto l’Assemblea di Ateneo del 16 giugno in vista della tornata che si è tenuta la settimana dopo, cioè il 24.

Ed è soprattutto la voce di chi ha pronunciato queste parole a mettere sul piatto una prima traccia politica interna di come si sia arrivati alla convergenza sul nome della candidata Rettrice: Cataldi è l’ex Direttore di Scienze umane e sociali, Dipartimento cui sarebbe toccato il rettorato in virtù della regola non scritta dell’alternanza – come lui stesso ha ammesso nell’occasione – che ha visto Roberto Tottoli essere espressione del Dipartimento di Asia, Africa e Mediterraneo negli ultimi sei anni e prima di lui la già citata Morlicchio, di Studi Letterari.

“Si è discusso, ma il Direttore Paolo Wulzer e i colleghi di Giusso hanno avuto un alto senso delle istituzioni”. Non a caso, in proposito, Laudando ammette di “avere un grande debito nei confronti dei due Direttori e della Direttrice (Luongo, Wulzer e Giunta, ndr) perché è stato fatto un lavoro di coordinamento per arrivare alla mia candidatura”.

Nel mentre, al netto delle elezioni – mera formalità – l’Assemblea ha offerto tanti elementi di spunto e di riflessione sul futuro dell’Ateneo, grazie agli interventi di alcuni docenti. Taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario, rubinetti dei fondi PNRR ormai sigillati, reclutamento, i dati della valutazione della qualità della ricerca (VQR), iscrizioni in calo, studentati, mense, scollamento tra Dipartimenti, concorrenza delle telematiche e posizionamento rispetto alle questioni internazionali: questi i temi principali.

E tutti caldissimi; decisivi. La sintesi: la situazione è grave e i prossimi saranno anni duri per L’Orientale. Non a caso più di uno ha usato espressioni come “grande preoccupazione” e “crinale complicato”.

Prima di aprire la discussione, Laudando ha letto un lungo discorso in cui ha ripreso i punti chiave del suo programma, pubblicato diverse settimane fa sul sito dell’Ateneo. “Sono consapevole della complessità della congiuntura critica che stiamo vivendo – ha detto – e proprio per questo sono convinta che dobbiamo ripartire dal bisogno diffuso di ascolto tra tutte le nostre componenti”.

I valori fondanti della visione della Rettrice: “cura, comunità, comunicazione e condivisione”. Uno dei passaggi più importanti: “le istituzioni pubbliche sono chiamate a una metamorfosi, siamo in un periodo di grandi pressioni economiche”. Poi: “lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutte e tutti, ridurre gli sprechi, ottimizzare le risorse e le relazioni, spesso relegate ad asset personali e non a servizio della squadra”.

Sul tricentenario: “dovrà essere l’occasione per guardare ancora al futuro, la nostra storia ci insegna che l’internazionalizzazione è una vocazione e che le differenze sono ponti. Dimostreremo ciò che siamo e che possiamo ancora essere: un Ateneo coeso, consapevole della propria identità”.

A proposito di ricerca e progettazione Laudando ha parlato di apertura al “fundraising e alle attività conto terzi” e di “accademia imprenditoriale”, cioè una chiara – forse necessaria – apertura al mercato per attrarre risorse e finanziamenti, nonostante il rischio di condizionamenti sugli indirizzi di ricerca.

Per la didattica: “incentivare la frequenza, ma andando incontro alle esigenze di studentesse e studenti lavoratori”, e accanto “istituire anche alcuni corsi online”, per provare a reggere l’impatto delle telematiche, che l’Ateneo teme. Solo un abbozzo poi su studentati e mensa, con parole molto accorte: “provare a fare un ragionamento e capire i costi”.

Il decano “Sarà un’epoca di vacche magre”

Il primo ad aprire il dibattito è stato proprio il decano, che ha detto: “gli anni che verranno non saranno facili, lo sappiamo tutti. Sarà un’epoca di vacche magre. Abbiamo un forte problema di incoraggiamento dei giovani a fare questo lavoro (ricerca, ndr). È avvilente. Certo, dobbiamo ribellarci nei limiti del possibile, ma, se il nemico è più forte, meglio scenderci a patti”.

Perciò ha invocato senso di responsabilità e unità di intenti: “siamo professori dell’Ateneo, non dei Dipartimenti. Alla Rettrice spetta il compito di coordinare tutte le componenti, con la dialettica necessaria. Docenti, studenti, amministrativi: siamo parte di una comunità e di un progetto unico”. Ha preso il microfono, dopo, la prof.ssa Rossella Ciocca, docente di Letteratura inglese a Studi Letterari.

Che ha elogiato le intenzioni della Laudando ammettendo che ora è necessaria però “una traduzione della piattaforma politica in un piano operativo, individuando priorità chiare per ogni biennio”. E sottolinea: “ci sono parti in gioco che spesso non comunicano e non collaborano”.

Poi sulla cura degli ambienti e degli spazi: “l’abbiamo detto tante volte, ma bisogna individuare figure che se ne occupino”. Ha preso parola pure la prof.ssa Tiziana Terranova, che insegna Teoria dei Media digitali a Scienze umane e sociali. Qui l’accento è stato messo in modo molto forte sulla postura che l’Ateneo potrebbe assumere rispetto alle crisi internazionali in atto. “L’Orientale è animato da grandi passioni politiche, il Rettore o la Rettrice si trova prima o poi a confrontarsi con questo aspetto.

In particolare oggi viviamo un’epoca di deriva di militarizzazione e di pressione contro il multiculturalismo e gli scambi – valori fondanti del nostro Ateneo. Ci sarà bisogna di tenere viva la dialettica politica tra parti divise e attraversare lo scontro”. Poi un nodo materiale che Terranova porta subito in dote a Laudando: “c’è una commissione di verifica degli accordi con gli enti – io ho la delega – che vertono anche sulla militarizzazione.

Non tutti siamo concordi e uniti, ci sarà bisogno di parlare”. La candidata Rettrice ha risposto: “il discorso è molto scivoloso, certamente bisogna alimentare il dialogo, soprattutto su questioni politiche di ampia portata e complesse. È difficile trovare una posizione unitaria che esprima tutte le sensibilità”.

Guarino “La programmazione è stata sempre meno di Ateneo”

È toccato poi al prof. Augusto Guarino, docente di Spagnolo a Studi Letterari e soprattutto Prorettore all’Internazionalizzazione uscente, posizione dalla quale dà il suo totale endorsement alla Laudando, definendola tra l’altro “collega e amica”. Ma proprio lui riporta tutti con i piedi per terra in modo netto dopo qualche riferimento alla necessità di essere “più leggeri”.

Pur dichiarandosi “felice e convinto di questa candidatura”, non esita a definirsi “molto preoccupato per alcuni aspetti che stanno investendo il sistema universitario italiano e in particolare noi”. Il passato recente è ancora lì: “portiamo ancora le cicatrici delle sciabolate di tempo fa. Non abbiamo più Corsi in Filosofia e Lettere, Magistrali in Comunicazione e Spettacolo”.

Guarino parla di un certo egoismo che sarebbe subentrato da una certa fase in poi: “quando le cose sono iniziate ad andare meglio i tre Dipartimenti hanno dato vita a politiche per fatti propri, la programmazione è stata sempre meno di Ateneo, l’impegno da parte di alcuni si è limitato a fare lezioni ed esami. Questo non può continuare. Deve esserci impegno nei progetti, che devono essere interdipartimentali. Noi di fatto siamo un solo Dipartimento.

Perciò chiedo: rendiamo strutturale il dialogo tra tutti e tre”. Ha voluto partecipare al dibattito anche il prof. Giancarlo Schirru di Asia, Africa e Mediterraneo, dove afferisce come docente di Glottologia e Linguistica. “La parte più delicata del mandato sarà il bilancio – ha detto – cioè la capacità di avere un reclutamento costante e una progressione verso l’alto del corpo accademico interno.

Ma il bilancio dipende da due sole variabili, inutile girarci intorno: il numero di studenti standard iscritti (quelli non oltre l’anno fuori corso) e l’andamento della VQR. Quindi tutto si giocherà sulla capacità di fare buoni prodotti di ricerca e, ripeto, incidere sulle carriere degli studenti, incitandoli inoltre a frequentare. Dobbiamo portarli qui, rendendoli più comunità.

Ed è chiaro che tutto questo si gioca sui servizi. Bisogna saper sollecitare l’Adisurc sul diritto allo studio (mense e studentati, ndr). Moltissimi fuorisede prendono stanza in affitto per due mesi nel primo semestre e per altrettanti nel secondo per abbattere i costi”. E sottolinea che eviterebbe una certa strategia: “non sfiderei le telematiche sul loro terreno”.

Russo
Far tornare gli studenti “in aula è una grande sfida”

Rapido ma incisivo il prof. Rosario Sommella, Ordinario di Geografia politica mediterranea a Scienze sociali e, durante il rettorato di Tottoli, prima Prorettore alla Didattica (carica ricoperta oggi dal prof. Antonio Lopes), poi Coordinatore del Nucleo di Valutazione. “Sono stati fatti passi in avanti enormi, ma siamo su un crinale complicato comunque.

Dobbiamo chiederci perché un terzo degli studenti si dichiarano non frequentanti; in questa componente manca da tanto anche una percentuale di napoletani del centro. Penso al monitoraggio, parola antipatica, ma ci aiuta ad avere dati, costruire ragionamenti”.

È intervenuta brevemente anche la prof.ssa Katherine Russo, docente di Lingua Inglese a Studi Letterari e Delegata alle attività di Orientamento e Tutorato e alla Disabilità e D.S.A. sotto l’attuale amministrazione. “Bisognerebbe conoscere bene i nostri studenti.

Credo che tra il 60% e il 70% di loro sia composto da lavoratori, dunque è vero che farli tornare in aula è una grande sfida. Ho provato a capire in questi anni chi abbiamo di fronte, così come a chiedere più decoro delle infrastrutture, che non sono accoglienti, ma è dove ragazze e ragazzi devono trascorrere intere giornate”.

La prof.ssa Floriana Galluccio, che insegna Geografia al Disus ed è la Delegata alla Città Metropolitana uscente, si è soffermata prima sull’importanza del “dialogo e sull’essere accoglienti con le minoranze, non si può pensare di avere sempre la maggioranza totale”; e poi, proprio sul rapporto con le istituzioni locali.

“In questi anni non sono mai riuscita a interfacciami autenticamente con lo strumento Città Metropolitana, che gestisce la mobilità”. La docente, poi, pone una domanda di ampio respiro: “qual è il progetto culturale e sociale su cui riassestarci per essere quell’Orientale che pochi conoscono?”.

Salvaguardare le specificità “tenendo la barra dritta su ciò che è strategico per l’Ateneo”

L’ultimo a prendere la parola è stato un docente di Storia dell’Arte, il prof. Riccardo Naldi, sempre di Palazzo Giusso. Che, in realtà, ha chiesto delucidazioni su un tema assai delicato: la recente visita della Cev e soprattutto sui dati sulla valutazione della qualità della ricerca.

“Bisogna analizzare il tutto con serenità – ha specificato Laudando – ma con estrema puntualità, confrontando l’attuale VQR con le precedenti, per capire punti di forza e criticità. Ci sono settori andati meglio, altri meno. Il dottorato è andato davvero male”. In sostanza, Studi Letterari è risultato trainante, mentre gli altri due Dipartimenti sono rimasti un po’ al palo.

E su questo è calato un certo gelo nella T1, segno della distanza tra le tre strutture.

Ad ogni modo, dall’Assemblea è emersa preoccupazione. L’Orientale gioca la partita del suo futuro su un equilibrio molto sottile – non a caso in conclusione la Laudando ha detto: “bisogna salvaguardare le specificità ma tenendo la barra molto dritta su ciò che è strategico per l’Ateneo” – perché è un’università custode di saperi importantissimi e unici al mondo, ma che si vede costretta ad accettare – suo malgrado – di snaturarsi un po’ per sopravvivere.

La paura, dunque, è che, per restare competitiva, debba lasciare per strada qualche pezzo che non trovi né un pubblico né una collocazione nel cosiddetto mercato.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.11-12 – 2026 – Pagina 6-7

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