Esami, date “troppo ravvicinate”

È un qualsiasi lunedì di gennaio e alle 10 del mattino l’aria è già elettrica a Palazzo Corigliano. Non a caso: sta iniziando una tornata di esami. E infatti piccoli gruppetti di studenti provano a distrarsi bevendo un caffè; altri ripetono gli appunti in solitaria come fedeli in chiesa. Addirittura, c’è chi ha già dato un esame – andato bene a giudicare dall’espressione del volto – ed è in attesa di sostenerne un altro. Eleonora, 20 anni, iscritta al secondo anno di Lingue orientali e africane (cinese e giapponese) racconta di aver “appena sostenuto Informatica e sto aspettando per Letteratura cinese.
Insomma, la studentessa ha messo il turbo: “Spero di riuscire a dare in questa sessione anche Linguistica generale, che però è complicatissimo, non ci giro intorno. I libri sono pesanti e non so come affrontarne bene lo studio, mi spaventa parecchio”. Hanno un diavolo per capello invece Luigi, Kiwi e in particolare Daniela, studentessa fuorisede di Bari. Ce l’hanno con l’organizzazione delle date d’esame, “troppo ravvicinate, si accavallano quasi e noi facciamo difficoltà a prepararci bene”.
I tre amici sono in attesa di dare Storia greca alle 11 e la tensione è palpabile. “Ci ho messo un bel po’ a studiare tutto”, dice Luigi. Più preoccupata per l’esame che dovrà affrontare la settimana prossima Kiwi, che sosterrà Archeologia e storia dell’India: “L’ho trovato assai più impegnativo, soprattutto per la mole di concetti e fatti da ricordare”. Piglio combattivo della rappresentante, Daniela porta in dote un chiaro esempio – per lei – della non coerenza delle date d’esame.
“Meno di una settimana fa ho dovuto dare Archeologia greca e oggi, come detto, mi tocca Storia greca. C’è un filo conduttore, gli argomenti sono simili e questo mi ha sicuramente aiutato molto. Il problema ce l’avrò a breve: in tre giorni, il prossimo mese, dovrò sostenere Letteratura italiana e Archeologia della Valle del Nilo, che non c’entrano niente l’uno con l’altro. Una buona soluzione potrebbe essere aprire anche a noi la sessione di marzo, rendendola ordinaria”.

Scivolando verso la sede di via Duomo, a Palazzo Porta Coeli, l’atmosfera è assai più rilassata. Pochi gli esami in corso, se non quello di Tutela per i Diritti umani, per la Magistrale in Relazioni internazionali. Sono circa una decina gli studenti in attesa di entrare. Tra questi ci sono Giulia e Nello, più in disparte. “È un insegnamento molto bello e coinvolgente, si prepara in poco tempo soprattutto per questo”, dicono in coro entrambi, che hanno scelto rispettivamente cinese e turco come lingue.
Lo studente però aggiunge: “gli esami di economia rappresentano il vero scoglio. Quelli sì che sono tosti”. Nei corridoi del secondo piano, lì dove ci sono banchi e sedie a mo’ di aule studio, Simona è immersa anima e corpo negli appunti di Traduttologia generale. Iscritta alla Triennale in Mediazione linguistica e culturale, non riesce a superare questo ostacolo: “È un esame davvero complesso. Linguaggio ostico, tanti nomi e concetti da ricordare. È l’unico che sto preparando per l’intera sessione proprio per questo motivo”.
Poco più avanti c’è Francesco, studente di Lingue, letterature e culture dell’Europa e delle Americhe, che chiude la rassegna delle testimonianze su questo gennaio di verifiche. Idee poco chiare sul da farsi: “Sono ancora indeciso se sostenere Storia dell’arte contemporanea o Storia della filosofia. Non mi preoccupano molto a dire il vero”. La stessa cosa non si può dire invece per Filologia germanica: “qui il discorso cambia. Non so ancora quando lo sosterrò, ma è quello che sicuramente può darmi problemi più per la mole del programma che per la difficoltà dei concetti”.
Quasi deserte invece le altre due sedi, ad eccezione di qualche presenza nella R5 occupata e nell’aula studio intitolata a Mario Paciolla, entrambe a Palazzo Giusso.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.02 – 2024 – Pagina 33

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