Sono trascorsi 250 anni da quel 4 luglio 1776 in cui il Congresso Continentale adottò la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America che sancì la separazione delle 13 colonie nordamericane dall’Impero britannico. Una carta ispirata ai valori illuministici che, tuttavia, è entrata in aperta contraddizione con lo sviluppo effettivo della storia del Paese, in più di un momento.
Quella degli USA è un’identità connotata da ombre profonde, come dimostra anche il presente, ma che sa comunque produrre cultura con una potenza enorme e influenzare il mondo modellandone l’immaginario. Proprio su queste traiettorie si è mossa la quattro giorni di ‘Writing America: The United States at 250’, seminario internazionale che si è tenuto dall’11 al 14 maggio al Centro Studi Americani di Roma, a cui hanno potuto partecipare sette studentesse dell’Orientale. Tante le attività: talk, panel, tavole rotonde.
Tutti i momenti sono stati realizzati con la partecipazione di esperti di livello mondiale, tenendo dentro il discorso cultura, letteratura e storia. “Sono state quattro giornate belle piene, ci sono stati tanti momenti di dibattito, anche durante il pranzo”, spiega Giulia Di Sabantonio, studentessa di Lingue e letterature europee e americane.
Che poi prosegue: “è stata un’esperienza molto emozionante. In qualche modo mi sono sentita a casa, perché ho incontrato persone che studiano quello che amo, mi sono sentita in un luogo importante e circondata da studiosi competenti provenienti da Harvard, Bristol”.
Giulia, che spera di ripetere l’esperienza, ha amato particolarmente le lezioni “della prof.ssa Heike Paul, dell’Università tedesca Friedrich-Alexander, perché si è collegata benissimo all’attualità e ai movimenti militanti di destra, così come si è soffermata anche sul sentimentalismo della Dichiarazione di Indipendenza” e di “Honorée Fanonne Jeffers, scrittrice e poetessa che viene dall’Università dell’Oklahoma, che si è concentrata su Toni Morrison, anche lei scrittrice – una colonna portante della letteratura afroamericana e statunitense”.
Il sentimento che nutre Giulia nei confronti degli USA è ambivalente: “parliamo di un Paese obiettivamente dalla storia controversa, ma la letteratura è lo specchio di un popolo e quella statunitense è piena di sofferenze, emozioni, resistenze”. In prospettiva, Giulia si augura che quel mondo possa continuare ad essere il centro dei propri studi: aspira al Dottorato in Letteratura anglo-americana.
Silvia Paduano, pure lei studentessa di Lingue e letterature europee e americane, racconta così la sua esperienza: “è stata molto formativa, siamo usciti dalla zona di conforto e abbiamo iniziato a renderci conto di cosa stiamo studiando veramente. Vedere intellettuali del genere discutere è quasi una sorta di speranza nel mondo. Quindi, se qualcuno me lo chiedesse, la consiglierei a tutti; oltretutto i temi che trattiamo in aula sono stati ripresi e approfonditi durante il seminario”.
Insomma, nei confronti degli USA c’è un prima e un dopo il seminario: “ne sono sempre stata affascinata, una volta arrivata all’università poi ne ho compreso le tante contraddizioni e notato solo i lati negativi”. Torna da questa esperienza, invece, con la consapevolezza che “bisogna studiare per avere uno sguardo critico e migliorare il presente”.
Chiude Alessia Pia Robustelli, sempre iscritta a Letterature europee e americane: “Mi è piaciuto davvero tutto, dagli ospiti all’organizzazione del seminario”. Piccolo aneddoto: “abbiamo espresso il desiderio di visitare la biblioteca. Pur non essendo previsto dal programma, ci hanno accontentato raccogliendo anche i nostri feedback per eventuali miglioramenti”. Esperienze del genere non fanno che confermare una volontà: “desidero approfondire gli studi di americanistica e intraprendere la strada della ricerca e dell’insegnamento”.
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Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 21








