Un editor, uno youtuber e un tiktoker per raccontare gli ecosistemi editoriali contemporanei

Ci sono l’editor, lo youtuber e il tiktoker. Mettere queste figure nello stesso discorso non è l’inizio di una battuta, né più una forzatura concettuale: è un modo più diretto per raccontare come si è trasformata l’editoria. Perché un prodotto – o meglio, un contenuto – non inizia e finisce più nello spazio unidirezionale tra chi lo crea, chi lo pubblica e chi ne fruisce: passa dagli schermi, entra nei feed delle piattaforme, incontra lo stop o il via libera degli algoritmi, costruisce community, cambia linguaggi e modi di produzione.

È dentro questo circolo solo in apparenza immateriale che nasce il ciclo di seminari ‘Ecosistemi editoriali contemporanei: tra carta, algoritmi e community’, ideato e coordinato dalla prof.ssa Giorgia Di Marcantonio e destinato a tutti, ma in particolare a studentesse e studenti di Editoria digitale, che afferisce alle Magistrali in Saperi Umanistici e in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa. “C’è l’esigenza di metterli in contatto con delle pratiche reali – spiega la docente ad Ateneapoli – apriamo l’università verso l’esterno, coinvolgendo alcuni professionisti attivi in diversi settori, per portare in aula non solo modelli teorici ma esperienze vive”. Un ciclo di appuntamenti reso necessario per chiarire un punto fondamentale: “l’editoria non è più un sistema lineare tra autore, editore e lettore, ma un ecosistema complesso, fatto di piattaforme, algoritmi, nuovi intermediari, creator, divulgatori”.

E il termine ecosistema non è affatto casuale: “vuole superare una distinzione tra l’editoria tradizionale, i contenuti digitali e tutto il settore della creator economy. L’obiettivo, quindi, è mostrarne contiguità e contaminazioni”. Quanto agli ospiti, il primo, il 31 marzo, a Palazzo Giusso, è stato Luigi Coiro, un editor di ARTEM, si tratta di una “figura tradizionale di quell’editoria come si è sempre conosciuta”.

Poi il 10 aprile, su Teams, toccherà a Fabrizio Giancaterini, noto anche come ‘Gianca’, che si definisce “creatore del canale gianca net, il canale di true crime pressappochista”, perché, spiega “mentre tutti su YouTube e su Twitch fanno i capiscioni mega-esperti, nel mio format io custodisco gelosamente l’orgoglio di non capirci niente”. Di Marcantonio ha sottolineato la buona risposta degli studenti su questa figura: “mi è sembrato molto interessante come ospite e infatti lo hanno apprezzato moltissimo quando lo hanno saputo”. Passando a Tiktok, dove “l’ambito sportivo va fortissimo”, il prescelto della docente per l’ultimo appuntamento, in programma per il 13 aprile, è stato Mirko Genovesi, titolare dell’account @F1ComeNessuno, dove racconta la Formula 1 a modo suo, cioè “con un pizzico di umorismo”, come ci tiene a dire nella propria bio – è “molto in voga nella GenZ”, ancora la docente.

Soprattutto a proposito del secondo e terzo ospite, si è soffermata sul senso dell’invito: “per entrare nell’ottica dell’editoria digitale bisogna scendere a patti con gli algoritmi ma senza farsi mangiare. In tal senso questi due progetti, pur avendo buoni numeri, non sono legati a sponsorizzazioni, e ciononostante riescono a sopravvivere con quello che fanno e sono completamente indipendenti. Bisogna capire come avviare progetti credibili, con competenze di base che purtroppo, aggiungo, non sono troppo insegnate nel contesto universitario, ad oggi. Questi due progetti sono la dimostrazione che con contenuti di qualità, oltre a guadagnarsi credibilità, si può creare anche una community stabile”.

Dunque si tratta di ben altro che semplici chiacchierate. Nelle idee di Di Marcantonio il ciclo di seminari “vuole dare agli studenti gli strumenti per leggere criticamente i media digitali, capirne i meccanismi editoriali contemporanei e anche per orientarsi professionalmente, dal momento che non è più pensabile fare una sola cosa; come detto, si lavora in una logica di ecosistema”.

Di Marcantonio chiude sottolineando quali sono i luoghi comuni da decostruire su questo mondo: “il digitale non è semplice, ma qualcosa di molto complesso che richiede delle professionalità. Ha una sua materialità e per la gestione, per certi versi, conta pure più dell’analogico. In ultimo, esistono pubblici diversi e si può ancora credere in un’editoria analogica che punti sulla qualità e che si basi su una pluralità di voci. Infatti si parlerà anche di giornalismo: analizzeremo fenomeni di testate che attraverso un lungo lavoro di credibilità e fact-checking stanno riuscendo a sopravvivere, seppur con difficoltà”.

Insomma: “l’editoria è un business, non un gioco. Va bene realizzare un contenuto, ma deve interessare a qualcuno, senza entrare nella logica dei clic”.
Claudio Tranchino

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli

Ateneapoli – n.6 – 2026 – Pagina da 39

- Advertisement -




Articoli Correlati