Si chiama come la barca che nel 1983 portò per la prima volta l’Italia in America’s Cup e, come quella, naviga a vela. È Azzurra: il primo sailbuoy italiano, acquisito nell’ambito di un progetto PNRR dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie guidato dal prof. Giorgio Budillon, docente di Geofisica e Prorettore alla Ricerca e ai Rapporti istituzionali della Parthenope. “È un drone marino, cioè sostanzialmente una tavola da surf con una vela, attrezzata con strumentazione oceanografica, che si pilota in remoto”, la descrive Budillon.
Circa due metri di lunghezza, vela per sfruttare il vento e pannelli solari per alimentare la strumentazione di bordo: così Azzurra raccoglie e trasmette in tempo reale dati oceanografici e atmosferici restando in missione per settimane o mesi senza bisogno di una nave né di equipaggio. “Questo strumento è capace di navigare anche per settimane, mesi, in maniera quasi infinita, perché la propulsione è quella eolica, dovuta al vento”, spiega il Prorettore. Una scelta che risponde ad un problema concreto: “L’esigenza è quella di non andare a bordo delle navi, perché il personale ha un costo, e quindi ci si orienta sempre più verso l’utilizzo di droni marini”.
Azzurra è stata presentata al Race Village di Napoli in occasione della Louis Vuitton 38th America’s Cup Preliminary Regatta. Il legame con la Coppa non si ferma all’omaggio storico: quegli stessi dati in tempo reale sono un’informazione preziosa per chi organizza una regata. “Necessitano di sapere, ad esempio, in tempo reale lo stato del mare, il vento, la temperatura, la pressione, tutti questi parametri”, osserva Budillon, che immagina Azzurra come “strumento di osservazione a disposizione dell’America’s Cup e di tante altre manifestazioni nautiche”. Un’ipotesi già concreta: “L’America’s Cup ha presentato Azzurra sul proprio sito proprio per cercare di valorizzare il progetto e verificare se i gruppi siano interessati a questo utilizzo”.
La vocazione principale di Azzurra resta però la ricerca scientifica. “Ormai il mio gruppo di lavoro si sta specializzando nella gestione di strumenti unmanned – senza equipaggio umano a bordo – e possediamo anche altri strumenti che si immergono, vanno sott’acqua e misurano le proprietà fisico-chimiche del mare”, racconta Budillon, che al progetto è affiancato dai professori Yuri Cotroneo, Giannetta Fusco, Giuseppe Aulicino e Vincenzo Capozzi, oltre a dottorandi e collaboratori. Proprio questi ultimi, afferma il Prorettore, “sono il cuore pulsante dell’attività di ricerca”.
Con la sua lunga autonomia, Azzurra è una sentinella permanente sul Mediterraneo: “È come se avessimo continuamente una sentinella al mare che ci dice cosa sta succedendo”. Un ruolo che il gruppo, attivo da oltre trent’anni in Antartide, punta ad estendere anche ai mari polari: “Questi strumenti li abbiamo già portati e li porteremo in Antartide per le nostre ricerche”.
Guardando al futuro, Budillon immagina di ampliare la flotta e trasformare Napoli in un hub per la ricerca marina con sistemi autonomi: “Vorremmo creare a Napoli un centro specializzato” aperto oltre i confini della Parthenope, “a servizio della ricerca nazionale o internazionale”.
Dal Regio Istituto Universitario Navale alle nuove frontiere dell’oceanografia autonoma, per Budillon Azzurra prosegue una storia che appartiene all’identità stessa dell’Ateneo: “La tradizione marina, nautica, oceanografica fa parte proprio del nostro DNA, e siamo orgogliosi di portarla avanti con questi risultati”.
Giovanna Forino
Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli
Ateneapoli – n.16 – 2026 – Pagina 7







