Lavoro e ricerca per Jessica, giovane ingegnere

Sono tanti i laureati che per lavoro si trasferiscono in Belgio, Olanda, Germania, Inghilterra. Ma un ingegnere deve necessariamente emigrare se vuole fare carriera? Sembra proprio di no. Un esempio: l’esperienza di Jessica Romano, 29 anni, laureata alla Seconda Università, nel luglio 2003, in Ingegneria Elettronica, indirizzo telecomunicazioni, che non ha avuto nessun problema a restare nella sua città e a mettere a frutto i tanti anni di studio e sacrifici.
“Dopo essermi laureata, ho inviato cinque curricula e ho sostenuto cinque colloqui. Due sono andati bene. Ho scelto, alla fine, di lavorare per l’MBDA, un’azienda di prodotti elettronici a Pozzuoli. Dopo un primo contratto di lavoro interinale, sono stata assunta a tempo indeterminato”.
Senza andare troppo lontano, dunque, un bravo ingegnere può facilmente trovare lavoro nella sua città anche per i crescenti rapporti che la Facoltà ha con le aziende del territorio. Ma, racconta Jessica, “io ho fatto tutto da sola, perché quando mi sono laureata ancora non si usava neanche andare all’estero per svolgere stage e tirocini”.
Se l’ingegner Romano ha iniziato subito a lavorare, non ha però abbandonato il suo interesse per lo studio: nel novembre 2003 ha iniziato un dottorato di ricerca in Elettromagnetismo presso la sua Facoltà. “E’ stata un’esperienza molto entusiasmante: mi sono mossa su due filoni dell’elettronica molti diversi, quindi, le ricerche che portavo avanti all’università non erano compatibili col mio lavoro, ma proprio per questo è stato ancora più interessante. Adesso ho appena terminato il dottorato e ho intenzione di riposarmi per almeno un anno!”.
Qualche ricordo del suo percorso universitario. “Dopo il liceo scientifico- racconta- ho scelto Ingegneria assecondando la mia passione per la matematica e la fisica. Devo dire che soprattutto i primi tre anni non sono stati facili. Eravamo in tanti e il rapporto con i professori non era l’ideale”. Jessica, iscritta al vecchio ordinamento, ha vissuto un’esperienza diversa dagli studenti della riforma. “Nei primi tre anni erano concentrati gli esami più pesanti. Nel biennio, quando siamo rimasti in pochi (ad Ingegneria si facevano begli sfoltimenti al triennio!), il rapporto con i docenti è migliorato ed anche gli esami sono diventati sempre più specifici ed interessanti. Purtroppo non avevamo molte attrezzature ed anche i laboratori lasciavano a desiderare”. Sicuramente avere a disposizione strumenti  avanzati, aule e apparecchiature all’avanguardia rende più facile il lavoro di uno studente, che fra i corridoi della Facoltà passa gran parte della sua giornata. “Andavo via dall’Università verso le 6,30 o le 7 di sera- racconta ancora- per tornare a casa e continuare a studiare fino anche a mezzanotte, senza riposarmi neanche il sabato o la domenica. Ma non mi è mai pesato perché mi piaceva. E credo ne sia valsa sicuramente la pena”.
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