“Dall’esperienza di stage c’è solo da imparare”

Oggi sono due dottorandi, entrambi laureati alla Facoltà di Economia e con esperienze di stage svolti durante gli studi universitari. Pur avendo scelto strade diverse rispetto a quelle che si erano aperte dopo gli stage, i due intervistati attribuiscono comunque un grande valore a quell’esperienza. Mario Tani, dottorando in Economia Aziendale, racconta con entusiasmo il suo stage di quattro anni fa presso un’azienda tessile di Casalnuovo: “sentii parlare per la prima volta di stage dal prof. Tizzano, durante il corso di Economia aziendale del primo anno. L’idea di svolgere uno stage presso aziende operanti in diversi settori mi interessò da subito e, alla fine del terzo anno della laurea triennale, colsi l’occasione offertami dal prof. Vona. Al termine del suo corso di Gestione e produzione dei materiali, che prevedeva una serie di visite aziendali, avevo già raccolto ben tre offerte di stage, tra le quali scelsi la più conveniente: uno stage presso Isaia&Isaia, azienda di alta sartoria maschile di Casalnuovo, della durata di sei mesi”. Lo stage, racconta Mario, è di per sé un’esperienza formativa, ma “solo se non ti mettono a fare le fotocopie e il caffè. In quel caso, me ne sarei andato, perché non era quello che cercavo!”; invece, il lavoro da fare c’era e richiedeva anche un certo grado di responsabilità e affidabilità. “Mi sono occupato per sei mesi della logistica in entrata e del controllo qualità delle pezze che arrivavano in azienda per essere lavorate e trasformate in abiti maschili, praticamente mi occupavo della programmazione delle linee di produzione. Andavo in azienda tutti i giorni, dalle 9 del mattino alle 8 di sera, talvolta anche il sabato”. Un lavoro vero e proprio, quasi un lavoro a progetto (però non retribuito) che non incontrava ostacoli relativi allo studio: “avevo già scritto la tesi, volevo concentrarmi appieno sullo stage e apprendere quanto più possibile. Il mio obiettivo non è mai stato quello di acquisire crediti universitari, tant’è che non ne richiesi nemmeno il riconoscimento, ma era quello di capire come funziona un’azienda di produzione e di visualizzare concretamente quello che avevo solo studiato sui libri”. In questo caso, il collegamento tra azienda e università è stato rappresentato dal prof. Vona. “Mi rendo conto che non tutti gli stage funzionano così” continua “nel mio caso, ho avuto un tutor aziendale che faceva parte del top management, perché era il Direttore di produzione, e un tutor universitario, il prof. Vona, che mi ha seguito dall’inizio alla fine del progetto. Avere due referenti ben visibili e presenti mi conferiva autorevolezza in quello che facevo e nei rapporti con i dipendenti dell’azienda”. Tuttavia, pur avendo ricevuto più di un’offerta di lavoro da parte di Isaia&Isaia, ha preferito intraprendere un altro tipo di percorso: “da questo punto di vista, credo che lo stage rappresenti il più significativo ed efficace canale d’inserimento in un’azienda, ma il mio obiettivo non è mai stato quello di restare. A ogni modo, consiglierei a tutti quelli che sono veramente interessati a capire come funziona una realtà aziendale, di sfruttare l’opportunità che la nostra università ci offre e di cercare uno stage serio e completo per imparare il più possibile. Certo, se, invece, l’obiettivo è solo quello di “apparare” i crediti universitari, allora conviene scegliere uno stage formale e di breve durata. È tutta una questione di prospettive e di valore che si attribuisce a questa esperienza”.
Anche Giuseppina Zamparelli crede nell’utilità dello stage e nel suo valore formativo: “durante i miei cinque anni di Scienze del turismo ho svolto ben sei stage, ma non posso dire che siano stati tutti uguali! Il primo, forse attivato più per l’obbligatorietà che c’è a Scienze del turismo, è stata una pura formalità, facevo solo fotocopie e non mi veniva dato l’accesso ad altro. Sicuramente non fu una grande occasione di apprendimento. L’ultimo, invece, risalente a due anni fa, è stato tutta un’altra cosa: ho avuto ruoli di grande responsabilità e ho lavorato sodo, in un settore che mi era molto vicino”. Giuseppina racconta che l’esperienza di stage più rilevante tra quelle svolte è sicuramente quest’ultima presso la Pelagus s.r.l., che si occupa di organizzazione di eventi, gite turistiche ed escursioni, gestisce un’agenzia di viaggio in-coming ed è l’armatore del Veliero Tortuga. “Fu la prof.ssa Della Corte a procurarmi questo stage di sei mesi presso la Pelagus. L’azienda era piccola, con pochi dipendenti, ma ciò mi ha consentito di avere più spazio e un rapporto diretto con il titolare. Mi occupavo di organizzazione di eventi, partecipavo ai workshop come seller per promuovere l’azienda e svolgevo anche attività di team leader, figura di contatto tra le guide turistiche, l’azienda e i clienti, con funzione di coordinamento. Prima che venisse istituita una laurea specifica per il settore turistico, queste attività erano svolte in azienda da persone provenienti da tutt’altri campi, come Sociologia e Scienze Poolitiche; quando sono arrivata io, studentessa di Scienze del turismo a indirizzo manageriale, la mia presenza è stata vista non come una minaccia, ma come un’opportuntà”. Anche Giuseppina ha ricevuto delle offerte di lavoro dall’azienda che la ha ospitata come stagista, ma anche lei ha scelto un’altra strada: “avevo raggiunto il mio obiettivo, che non era più solo quello di acquisire i crediti, ma era quello di mettere nel mio bagaglio una concreta esperienza di lavoro nel mio settore specifico. Consiglio a tutti gli studenti di fare almeno uno stage prima di laurearsi perché c’è solo da imparare”.
(Mar.Par.)
- Advertisement -
spot_img
spot_img
spot_img

Articoli Correlati