Esami anche a Carnevale

Ultimi giorni d’esami ad Ingegneria prima della ripresa del secondo semestre. Alcuni studenti affrontano le prove anche a Carnevale, nei giorni di vacanza accademica. Mercoledì delle Ceneri, edificio di Agnano, tre del pomeriggio. Al primo piano si sta svolgendo l’appello di Impianti Aerospaziali 2, è cominciato alle nove del mattino. Davanti l’aula passeggiano nervosamente due ragazzi in attesa. “Siamo qui da stamattina e forse entreremo fra un’ora o due”, dicono continuando le loro vasche. Altri invece non hanno di questi problemi. Alessandro Rossi, al terzo anno di Scienze ed Ingegneria dei materiali, racconta: “siamo una trentina di persone, sembra più una classe di liceo. C’è una buona interazione con i docenti e spesso concordiamo con loro le date d’esame. L’unico svantaggio è stato quello di doversi spostare continuamente al primo anno tra le varie sedi della Facoltà in aule da quasi duecento persone. Per fortuna, già dal secondo anno quasi tutti i corsi si svolgono ad Agnano”. Il Corso “è fatto bene anche se è pesante perché sono previsti tanti esami – una trentina che tra moduli, scritti ed orali (spesso c’è una differenza sostanziale tra le prove), diventa quasi cinquanta -. Comunque siamo molto seguiti, possiamo organizzarci bene e alla fine si riescono a sostenere nei tempi il 60–70% degli esami”. Unico appunto, le strutture. “Nelle sedi di Piazzale Tecchio e via Claudio ci sono diversi problemi. I bagni, per esempio, e le aule studio che sono scomode e quasi sempre piene; nelle aule in cui di solito si fa lezione non è nemmeno tanto agevole studiare perché gli ambienti sono piccoli, fa caldo e c’è confusione. Ad Agnano è diverso, la struttura è nuova e c’è meno gente”.  
Marco, terzo anno di Ingegneria Civile, mentre attende che un amico completi l’esame di Fisica, racconta: “i programmi sono rimasti quelli di una volta, ma il tempo per studiare si è ridotto e ci sono pochi appelli, uno ogni sei mesi. Solo i fuoricorso, a discrezione del docente, hanno un appello al mese, ma sarebbe buona cosa estendere questa possibilità a tutti, perchè se non si supera un esame fondamentale si perde un semestre. Molti corsi sono duri fin dall’inizio, forse perché si preferisce selezionare da subito; però non si valuta che gli studenti escono dai licei con scarse basi. In tanti abbandonano, magari si iscrivono ad Architettura”. Si sofferma sull’esame di Disegno: “pretendono ancora che si disegni a mano con il pennino mentre si potrebbero usare dei programmi perché chi li conosce è avvantaggiato”. Marco proseguirà gli studi perché l’ingegnere junior non è né carne né pesce: “è come un geometra – con qualche competenza in più, ma niente di speciale, – che per poter firmare il progetto deve eseguire solo figure semplici ed edifici con un limite di altezza”.
“Ho seguito i corsi man mano che si esaurivano e devo dire che non ho avuto particolari problemi, nemmeno con il materiale da studiare. Se era difficile reperirlo prima della riforma, la situazione è rimasta la stessa. Il passaggio poi è stato differenziato, alcuni Corsi di Laurea sono passati prima, altri dopo, ma non saprei dire esattamente quali”, racconta Roberto Russo, studente del vecchio ordinamento di Ingegneria Aerospaziale che era già quasi ad esaurimento quando è stata introdotta la riforma. 
Riforme e
aggiustamenti,
carriere tribolata
La carriera di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le riforme e gli aggiustamenti continui in corso d’opera, però è lastricata di difficoltà. Incontriamo due studenti di Ingegneria Elettronica che hanno molte cose interessanti da dire in proposito (“questioni alle quali pensiamo da tempo”) ma non vogliono che si registri il loro nome (“siamo agli ultimi esami, facci stare tranquilli”). Eppure vale la pena ascoltarli perché le loro valutazioni sono la sintesi di quello che non va nell’università italiana. Si sono iscritti  nell’anno 1999-2000, l’ultimo del vecchio sistema, quello dei cinque anni continui. L’anno successivo è stato introdotto un ordinamento intermedio, un preordinamento a moduli a cui gli studenti degli anni precedenti non potevano iscriversi. “Dopo questo anno, in cui abbiamo praticamente studiato da soli, senza sostenere esami, abbiamo chiesto di passare nel nuovo ordinamento (il 509) e siamo dovuti restare sei mesi fermi, senza poter fare esami, né del vecchio, né del nuovo ordinamento. Nel semestre successivo la situazione è rimasta invariata perché ci mancavano delle propedeuticità. In pratica, la nostra vita universitaria è stata bloccata per due anni”. Anche il riconoscimento dei crediti è stato complicato. “Quelli del vecchio ordinamento valevano di più. A me ne avanzano sei, tre non ho capito bene in cosa mi sono stati assegnati, gli altri li potrò sfruttare solo nella Specialistica e non so perché, insomma mi hanno ‘mazziato’ in tutte le maniere”, dice uno di loro. Hanno idee abbastanza chiare anche sulla didattica: “Fondamenti di sistemi dinamici, Elettronica Analogica e Teoria dei Segnali, sono tutte materie  interessantissime però sarebbe bello avessero un approccio pratico. La base teorica serve, ma saper dimostrare un teorema è meno importante del saperlo applicare. Ti fanno buttare ore sempre sugli stessi teoremi, che devi continuamente dimostrare, e perdi il concetto principale. Ammetterei tanta teoria se ci fosse il tempo di studiarla. Invece hai solo venti giorni per imparare, o ripetere un programma immenso. Anche se hai seguito il corso, il tempo non basta. Alla fine, fai le cose meccanicamente, perdendo il senso della teoria e della pratica. In passato, poi, dopo venti esami, eri un ingegnere, noi cosa saremo? Capo operai? Dovremo stare qui altri cinque o sei anni?”. Riforma bocciata in pieno? “Non è giusto il modo in cui la applicano. Stanno cercando di formare l’ingegnere del futuro con una mentalità di trent’anni fa”. L’ultimo argomento che affrontano è uno dei più scottanti dell’attualità universitaria: la valutazione dei docenti. “Se la maggior parte degli studenti pensa di trovarsi di fronte un esame difficilissimo, a fronte di un professore che non ha dato niente al corso, quali provvedimenti vengono adottati?”. Continuano: “in questi anni abbiamo avuto due insegnanti bravissimi, Ignazio Finizio e Giuseppe Ruello. Spiegano benissimo e all’esame chiedono quello che hanno svolto a lezione. Se tutti fossero come loro, avremmo finito da anni. Invece, nonostante i complimenti che riceve dagli studenti, Ruello continua ad essere un ricercatore e basta. Allora non parliamo di valutazioni, perché è una presa in giro. Sono soldi sprecati, a questo punto dateli ai ricercatori”. La lunga chiacchierata con gli studenti termina citando addirittura Einstein il qualche sosteneva “quando si conosce solo la pratica tutto funziona, ma non si sa il perché. Quando si conosce solo la teoria niente funziona e tutto si sa. Qui si è unita la pratica e la teoria, niente funziona e nessuno sa il perché”.
 Simona Pasquale 
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