“Non si sa dove si sta andando”

L’università del 3+2? E’ l’università dove tutti corrono, studenti e docenti. Lo afferma il direttore di Ateneapoli, Paolo Iannotti e lo confermano gli studenti e i laureati presenti in studio. Ospiti del dibattito di Ippocrate erano infatti anche il neoeletto Presidente del Consiglio degli studenti d’Ateneo dell’Università Federico II e studente di Architettura, Valter Corrado; Monica Del Naja, laureata triennale in Ingegneria e membro del Senato Accademico Federico II; Francesco Angeloni, studente di Scienze biotecnologiche e membro del Senato Accademico Federico II; Antonio Cioffi, studente di Ingegneria, già senatore accademico del Federico II; Antonio Minutaglio, consigliere di Facoltà di Architettura. Esprimono stanchezza e dubbi questi ragazzi, la stanchezza di chi si trova a dover affrontare quotidianamente ritmi di studio frenetici, i dubbi di chi non riesce ancora a capire per che cosa si è reso necessario correre così. Parla Valter Corrado: “rimane molto caos sia tra gli studenti che tra i professori. Il problema si pone soprattutto per chi ha cominciato da poco e si è lanciato nell’università in maniera molto coraggiosa ma con la consapevolezza che non si sa dove si sta andando. Non si capisce ancora in che modo si può espletare l’immagine delle persone che si stanno formando nell’università”. Un problema che richiama ancora una volta l’attenzione sul valore legale del titolo. Interviene il conduttore: “le lauree di adesso non hanno più un senso in quanto attribuiscono il titolo di dottore. Devono invece assumere una funzione di proposizione ad un meccanismo, diventano lauree di professionalità”. 
Lauree incompatibili
con la triennale
E se si tirano in ballo i meccanismi rispetto ai quali le lauree devono essere propositive non si possono dimenticare gli ordini professionali. La riforma dell’ordinamento didattico avrebbe dovuto imporre anche una riforma dei sistemi di accesso alle professioni, per non vanificare il tempo recuperato (almeno teoricamente) grazie al 3+2. “Che senso ha il praticantato dopo l’università della riforma? – chiede Antonio Minutaglio- Se non lo si elimina, anche se si è in regola con gli studi poi si perde tempo ugualmente”. Altre domande dai giovani del pubblico. Andrea Pellegrino, iscritto a Scienze Politiche, consigliere di Ateneo e consigliere di amministrazione del CUS, pone un quesito preciso: “con la laurea triennale a quale mondo del lavoro ci si prepara?” E’ il Preside Silvestri che prova a rispondere. Afferma che in un contesto come quello in cui ci troviamo, nuovi lavori devono essere inventati e scoperti. Ma questo è un compito che presuppone un confronto con l’area culturale di appartenenza, come emerge chiaramente dagli interventi successivi. Gennaro Varriale, consigliere di Facoltà a Scienze Biotecnologiche, parla della esperienza della sua facoltà: “stiamo vivendo una situazione difficile. Al di là dei problemi strutturali che ci affliggono, l’assenza di un albo dei biotecnologi ci riempie di incertezza per il futuro”. Anche Antonio Esposito, giovane laureato in Giurisprudenza, militante di Azione Universitaria, analizza il problema degli sbocchi per i laureati triennali dal punto di vista di chi ha fatto esperienza degli studi giuridici: “penso che la riforma avrebbe dovuto prevedere inizialmente il confronto tra il mercato del lavoro e le diverse professionalità. Nel nostro campo ad esempio c’è stato un proliferare di lauree specialistiche che non hanno un ritorno effettivo nel mondo del lavoro. Per quanto riguarda le triennali, possiamo dire che a Giurisprudenza con tre anni non si può fare niente”. E’ dello stesso avviso Gimmy Cangiano, studente di Giurisprudenza della Seconda Università e consigliere di amministrazione, il quale sottolinea che “ci sono delle lauree incompatibili con la triennale”. 
8 esami in tre mesi, cosa rimane?
Ancora dubbi sul futuro dei laureati in Biotecnologie, è Francesco Angeloni a esprimerli: “dove si colloca il biotecnologo? E’ una figura nuovissima, sottovalutata e a volte sconosciuta”. Un collega, Giosuè Scognamiglio, si interroga sui Master, altro perno del nuovo ordinamento: “perché c’è bisogno dei Master se la triennale doveva dare una formazione completa per potersi inserire nel mondo produttivo?”. Un’inversione di rotta con Francesca Imbaldi, studentessa di Lettere e consigliere di Ateneo: “prima di parlare del tipo di lavoro che la laurea triennale ci permette di fare, domandiamoci che tipo di conoscenze ci consente di acquisire. Si è voluto ampliare all’inverosimile l’offerta formativa ma non sempre la quantità corrisponde alla qualità. Pensiamo inoltre ai tempi che ci viene richiesto di rispettare: cosa si ricorderà chi avrà sostenuto 8 esami in 3 mesi? Alla fine ci ritroveremo con delle conoscenze generiche, non c’è scampo”. E torniamo da dove abbiamo cominciato, dalla fretta, dalle corse contro il tempo per mantenere dei ritmi che troppo spesso sembrano ingiustificati. Dice Monica Del Najia, neoiscritta alla specialistica in Ingegneria: “al biennio non sanno più cosa farci studiare, ci ritroviamo a ripetere solo cose già fatte…”. Aggiunge: “ci sarebbero tante questioni da affrontare, sarebbe utile dedicare una puntata di questo programma alle strutture che mancano o sono inefficienti, come le mense e le residenze, e poi ce ne vorrebbe un’altra sul diritto allo studio…”. Insomma, all’università Ippocrate dovrebbe dedicare un intero ciclo di puntate, non solo una o due. Un’esigenza che non sfugge al prof. Finelli, il quale saluta il pubblico a casa e quello in studio con la promessa di tornare su questi temi al più presto. 
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