2.500 tra studenti disabili e con disturbi specifici dell’apprendimento alla Federico II

Opportunità, sfide per il futuro, una leva per il miglioramento di tutti. È lo spirito della discussione e delle proposte presentate al convegno, organizzato dall’Associazione Italiana Dislessia e tenutosi online il 12 ottobre, a cui ha partecipato, per l’Ateneo Federico II, il prof. Alessandro Pepino, Delegato del Rettore per la disabilità e DSA. “Siamo a dieci anni dalla 170/2010, la legge che tutela i ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento nelle scuole e nelle università – è la premessa del docente – Parliamo di un mondo complesso che, di fatto, è stato scoperto da poco tempo e comprende disturbi diversificati – come difficoltà di lettura, di scrittura, nel calcolo – che coincidono con un funzionamento diverso del cervello. La disinformazione, purtroppo è ancora tanta e c’è chi continua a confondere questi disturbi con ritardo mentale o scarsa intelligenza”. Prosegue: “Ma questi ragazzi, che avendo difficoltà si trovano a faticare di più, riescono poi ad esibire altre funzionalità e sono una grande risorsa. I loro disturbi – per i quali scuole e università per legge prevedono strumenti compensativi – vanno compensati anche con strategie didattiche alternative e innovative”. Ecco, dunque, una grande scommessa e insieme un’opportunità: “Gli studenti DSA mettono alla prova il sistema didattico, scolastico come universitario, che deve migliorarsi per adattarsi a loro e le soluzioni a cui si approda possono poi andare a beneficio di tutti”. Il docente propone un esempio federiciano: “La didattica frontale tradizionale impone allo studente DSA un enorme sforzo mnemonico ma, se ci pensiamo, può non essere pienamente efficace anche per tutti gli altri. Come SInAPSi, già prima del Covid, avevamo scoperto che le videoregistrazioni potevano essere utili per i ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento che, rivedendo la lezione, potevano meglio modulare i tempi dell’apprendimento”. Su sollecitazione del corso di Informatica, “sono state adottate le videoregistrazioni per tutte le matricole dell’anno 2017-2018 e successivamente sono state analizzate le loro performance agli esami. Per Algoritmi e strutture dati, ad esempio, c’è stato un raddoppio dei promossi in prima sessione e tutti i docenti hanno notato dei miglioramenti. Ecco, dunque, che uno strumento adoperato a beneficio dei DSA si è rivelato preziosissimo per tutti”. Un risultato coerente con le dichiarazioni degli studenti in quest’ultimo periodo, “che hanno dichiarato di aver apprezzato e tratto beneficio dalla possibilità di disporre della registrazione della lezione. Il docente, che sullo studente con disturbi impara nuove modalità di didattica, le porta poi all’intera classe. Altro esempio riguarda la rielaborazione degli esami, fatti in maniera più personalizzata e curando maggiormente la parte pratica, che per il DSA è imperativo, ma può rappresentare un vantaggio collettivo”. In questo momento, alla Federico II, “abbiamo circa 2500 tra studenti disabili e con disturbi specifici dell’apprendimento e, di questi, non tutti sono iscritti ai nostri servizi. Spesso i ragazzi DSA hanno timore o vergogna di segnalarsi perché magari a scuola vengono mobbizzati e trascorrono una brutta giovinezza. Questo è sbagliato perché hanno invece delle grandi potenzialità, pensiamo a Leonardo da Vinci o a Giulio Cesare, e sono un target a cui l’Ateneo si riferisce, come detto in precedenza, per iniziative di miglioramento”. Durante la quarantena, per studenti disabili e DSA, “da un punto di vista generale non ci sono stati grandissimi problemi proprio perché la possibilità di fruire delle lezioni registrate semplifica loro la vita. Naturalmente, qualche difficoltà non è mancata. Alcuni ragazzi con autismo, ad esempio, hanno sofferto di questa nuova modalità di relazione; i ragazzi non udenti abituati a leggere le labbra del docente non sempre potevano farlo in video perché talvolta non erano visibili, ma il nostro personale è sempre intervenuto a dare supporto e consulenza”. Durante il lockdown, “attraverso un accordo di gemellaggio, 17 volontari del Servizio Civile, proprio perché qui in università avevano meno da fare, si sono occupati, online, del doposcuola per ragazzi difficili al comprensorio scolastico del Madonna Assunta. Questa attività è andata molto bene, continua tuttora, ed è un valido esempio di terza missione dell’Ateneo”. Ma i lavori in corso, e per il futuro, sono tanti: “Innovare la didattica da un punto di vista contenutistico vuol dire orientarla verso aspetti più esperienziali, più saper fare e meno conoscenze nozionistiche. Altra possibilità di innovazione si può avere nello stimolo all’impiego di strumenti di simulazione che possono trovare diverse declinazioni su particolari aspetti e materie in modo da rendere più esperienziale e pratico l’insegnamento”. In questo momento, “come SInAPSi, sosteniamo, e l’Ateneo si sta muovendo su questo, l’impiego di piattaforme di formazione a distanza come Moodle che è la più utilizzata al mondo. Attraverso questa piattaforma, ad esempio, si può arricchire il percorso formativo con vari strumenti, come test di autovalutazione, scambiare progetti con il docente, gestire forum online”. Da giugno “anche il Dieti si è attivato con Moodle – il prof. Pepino è docente di Bioingegneria elettronica e informatica presso il Dipartimento di Ingegneria elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione – su cui i docenti possono caricare quiz, registrazioni, compiti. È un passaggio importante perché fino all’anno scorso, qui a Napoli, l’unica piattaforma a disposizione degli studenti era web docenti, il cui utilizzo però è differente. Ma c’è ancora tanto lavoro da fare”. Le proposte di innovazione ci sono, “io stesso propongo dei laboratori virtuali, so del professor Catalanotti che, da anni, lavora su un laboratorio virtuale attraverso un sistema di desktop da remoto e consente di fare esperienze di chimica, di fisica, da casa. Il ragazzo DSA è una rivoluzione culturale per il docente che si trova a confrontarsi con lui. Quando una cosa la si tocca con mano si acquisisce una certa sensibilità e bisogna continuare lungo questa strada”.
Carol Simeoli

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