300 quiz in 4 ore per il Progress Test

La giornata del 17 novembre è stata dedicata al Progress Test. Gli studenti del III, V e VI anno hanno sospeso le lezioni e sono stati chiamati a confrontarsi con 300 quiz a risposta multipla: 150 la mattina e altri 150 nel pomeriggio. “Rispondere a così tanti quiz per 4 ore di fila è molto stancante. Mantenere la concentrazione è dura. E il pomeriggio arrivi stremato. Sarebbe più logico ridurre il numero di domande e il tempo a disposizione”, afferma Giuliano Izzo, uno studente dell’ultimo anno che ritiene di aver risposto correttamente ad almeno metà dei quesiti. Il collega Antonio Lobasso, invece, non è molto soddisfatto di come è andata la prova: “Mi aspettavo domande sulle conoscenze di base ma non immaginavo che fossero così specifiche. Pensavo che ci si concentrasse di più sulle applicazioni dei principi descritti nei manuali dei primi anni”. “Il 60% dei test della parte preclinica sono assurdi perché riguardano nozioni che abbiamo studiato tanto tempo fa – fa notare Matteo Megna, laureando, il quale critica la distribuzione dei quesiti tra le varie discipline – Ce ne erano un sacco di Psichiatria e Neurologia. Di Fisiologia, Istologia, Anatomia e Anatomia patologica  poco o nulla”. “In Psichiatria non siamo affatto forti, la studiamo solo all’interno dell’esame Scienze Neurologiche e Psichiatriche nel II semestre del V anno. Inoltre, per le prime 40 domande ci sarebbero volute le competenze di un ginecologo”, esclama uno studente che preferisce rimanere anonimo. In molti hanno trovato impegnative soprattutto le domande di Farmacologia e quelle sulle malattie infettive. 
La seconda parte della prova è incentrata sui casi clinici, dunque richiede un minore sforzo mnemonico ed è più vicina alle conoscenze acquisite negli ultimi anni del corso di studi. “E’ comunque complicato fare una diagnosi ma lì si può ragionare per capire, ad esempio, quali sono le malattie che possono presentarsi con sintomi simili o, al contrario, i sintomi differenti che possano far pensare alla medesima patologia”, afferma Antonio. Nicola Parascandalo, che aspira a diventare un cardio-chirurgo, giudica il livello di difficoltà delle domande medio-alto e racconta: “L’ambiente in aula era gioviale, anche se i professori ci controllavano come falchi”. Solo in rari casi i ragazzi sono riusciti a scambiarsi qualche suggerimento. Secondo alcuni sarebbe bene esercitarsi su test simili, per esempio quelli adoperati per accedere alle Scuole di Specializzazione all’estero, invece per Cinzia Cardalesi “non c’è tempo per riguardare le materie degli anni precedenti. Siamo troppo presi da lezioni, esami e tirocini”. Cinzia ha le idee chiare sul suo futuro: proverà ad accedere alla Specializzazione in Oncologia. Oggi si rammarica di aver dimenticato gran parte di ciò che negli anni ha fatto tanta fatica ad apprendere: “Ho una memoria che fa acqua da tutte le parti. Durante il test mi sono accorta che soprattutto dell’esame di Biologia ricordavo pochissimo. E meno male che ho seguito da poco il corso di Medicina Interna che mi ha permesso di rinfrescare alcune cose”.
La Commissione didattica ha stabilito che gli studenti dei primi due anni fossero dispensati dal sottomettersi al Progress Test perché ritenuti in possesso di conoscenze ancora insufficienti. Anche gli studenti del IV anno, però, sono stati esonerati dalla partecipazione al test. “Ci hanno detto di averci escluso per una questione di fondi – sostiene  Mattia Buonomo, iscritto al IV anno – Per noi è un’occasione mancata ma, considerando i punti che dà sul voto di laurea e lo stress che comporta, tutto sommato credo sia meglio avere un impegno in meno”. 
Nel 2009 un’idoneità è stata attribuita agli studenti del II e III anno che hanno risposto esattamente a 60 domande, ossia il 40% di quelle della prima parte, e agli studenti del IV, V e VI anno che ne hanno indovinate 120, pari al 40% del totale. La Commissione didattica si riserva di stabilire i criteri di valutazione di quest’anno solo dopo la correzione dei compiti.
Manuela Pitterà
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