“Quasi quasi sarebbe meglio rimanere sempre nella sede provvisoria di Mezzocannone”! E’ una battuta, ma contiene anche un pizzico di verità. La pronunciano alcuni rappresentanti degli studenti della facoltà di Architettura, i quali stringono tra le mani lo schema comparato tra gli spazi didattici utilizzabili in via Roma /Forno Vecchio e quelli disponibili in via Mezzocannone. E’ stato elaborato dalla Commissione per la sede il 19 maggio e presentato in Consiglio di facoltà. Attualmente il Palazzo dello Spirito Santo offre ad Architettura tre aule, undici laboratori e due aulette, per un totale di 818 posti disponibili. Dagli spazi provvisori di via Mezzocannone 16, presso i quali sarà ospitata in attesa che giungano a compimento i lavori di ristrutturazione dell’edificio di via Roma, Architettura ricaverà 977 posti, suddivisi tra quattro aule ed undici laboratori. La facoltà propone anche di sostituire le due sale cinematografiche in affitto – Adriano e Roxy – con le aule Ottagonali dell’ex Dipartimento di Chimica e di Fisica. In alternativa a quest’ultima, secondo la Commissione sede, potrebbe essere preso in affitto il cinema Astra, fino allo scorso anno utilizzato a mò di aula magna dall’Orientale. Non tutti gli spazi di Mezzocannone 16 destinati ad alloggiare temporaneamente Architettura sono peraltro già pronti ed utilizzabili. Quelli attualmente già attrezzati sono le aule SM1,SM2 ed SM3 al secondo piano. Offrono, rispettivamente, 130,49 e 49 posti. E’ a posto anche lo spazio da 154 posti da destinare ad aula al quarto piano, ala ovest, dell’edificio di via Mezzocannone. Tutti gli altri sono spazi da trasformare, per adattarli alle esigenze di Architettura. In pratica, hanno bisogno di essere ristrutturati e modificati tutti gli spazi che saranno utilizzati come laboratori. Sono undici, come detto. Per nove si prevede una capienza massima di cinquanta persone; altri due, al quarto piano, accoglieranno rispettivamente 70 e 75 studenti.
Per la ristrutturazione del Palazzo dello Spirito Santo sono stati messi in cantiere dall’Università circa 24 miliardi. Inizieranno presumibilmente tra la fine del 2000 ed i primissimi mesi del 2001. Dureranno almeno sei mesi e non saranno in grado di trasformare lo “scatolone” che l’ateneo ha acquistato per 75 miliardi dal Banco di Napoli in una sede completamente funzionale. La tipologia del palazzo non consente, infatti, di ricavare al suo interno le aule grandi, quelle delle quali la facoltà – tra l’altro ancora oggi priva di Aula Magna – avrebbe bisogno come del pane. Non lo aveva pensato – per quanto possa apparire incredibile – chi all’epoca decise di acquistare il palazzo. Rettore era Carlo Ciliberto, preside Uberto Siola. Lo sanno invece bene sia il preside attuale Arcangelo Cesarano sia gli studenti, soprattutto quelli che vivono la facoltà e si danno da fare per trasformarla in meglio, vale a dire le rappresentanti Chiara Ingrosso, Barbara Cacace e Pasquale Petruzzo ed i ragazzi del Terzo Piano autogestito. Preside ed iscritti divergono, però, sulla strategia da adottare. I ragazzi avrebbero voluto che il palazzo fosse trasformato in studentato – ne avrebbe le caratteristiche – e che per Architettura fosse acquistata un’altra sede, più idonea, non necessariamente nell’ambito del centro storico. Il preside, anche alla luce della scarsa attenzione mostrata in questi anni dall’ateneo nei confronti delle esigenze di Architettura, teme che rinunciando al palazzo di via Roma la facoltà non avrebbe nessuna contropartita e che l’unico effetto sarebbe quello di rimanere senza sede. Al momento l’ipotesi studentato sembra destinata a soccombere, Nel frattempo, forse, qualcuno dovrebbe spiegare il motivo per cui sono stati versati circa 75 miliardi di denaro pubblico per un palazzo che gli stessi docenti di Architettura hanno ripetutamente definito inadeguato ad ospitare nel migliore dei modi la facoltà. Un errore non di poco conto.
Per la ristrutturazione del Palazzo dello Spirito Santo sono stati messi in cantiere dall’Università circa 24 miliardi. Inizieranno presumibilmente tra la fine del 2000 ed i primissimi mesi del 2001. Dureranno almeno sei mesi e non saranno in grado di trasformare lo “scatolone” che l’ateneo ha acquistato per 75 miliardi dal Banco di Napoli in una sede completamente funzionale. La tipologia del palazzo non consente, infatti, di ricavare al suo interno le aule grandi, quelle delle quali la facoltà – tra l’altro ancora oggi priva di Aula Magna – avrebbe bisogno come del pane. Non lo aveva pensato – per quanto possa apparire incredibile – chi all’epoca decise di acquistare il palazzo. Rettore era Carlo Ciliberto, preside Uberto Siola. Lo sanno invece bene sia il preside attuale Arcangelo Cesarano sia gli studenti, soprattutto quelli che vivono la facoltà e si danno da fare per trasformarla in meglio, vale a dire le rappresentanti Chiara Ingrosso, Barbara Cacace e Pasquale Petruzzo ed i ragazzi del Terzo Piano autogestito. Preside ed iscritti divergono, però, sulla strategia da adottare. I ragazzi avrebbero voluto che il palazzo fosse trasformato in studentato – ne avrebbe le caratteristiche – e che per Architettura fosse acquistata un’altra sede, più idonea, non necessariamente nell’ambito del centro storico. Il preside, anche alla luce della scarsa attenzione mostrata in questi anni dall’ateneo nei confronti delle esigenze di Architettura, teme che rinunciando al palazzo di via Roma la facoltà non avrebbe nessuna contropartita e che l’unico effetto sarebbe quello di rimanere senza sede. Al momento l’ipotesi studentato sembra destinata a soccombere, Nel frattempo, forse, qualcuno dovrebbe spiegare il motivo per cui sono stati versati circa 75 miliardi di denaro pubblico per un palazzo che gli stessi docenti di Architettura hanno ripetutamente definito inadeguato ad ospitare nel migliore dei modi la facoltà. Un errore non di poco conto.








