A Biotecnologie “memorizzare poco e dedurre molto”

Curiosità, costanza, senso logico: sono queste le caratteristiche necessarie per affrontare con serenità il  percorso di studi a Biotecnologie. Le matricole che hanno superato i test d’ammissione o di orientamento del 9 e 10 settembre – rispettivamente alla Federico II e all’Università del Sannio – e coloro che aspirano a superarli il 23 settembre alla Seconda Università  devono iniziare a fare i conti con un metodo di studio ben diverso da quello delle scuole superiori. “Il problema principale è che gli esami riguardano libri interi, una mole d’argomenti maggiore”, conferma il prof. Aldo Galeone, docente di Chimica Organica al Federico II. Per Galeone “spesso gli studenti a scuola tendono ad imparare tutto a memoria, cosa che fanno anche quando affrontano all’università lo studio della Chimica. Al di là, invece, di quanto possa sembrare, la Chimica, come tutte quelle scientifiche, è una materia ‘logica’ ed in quanto tale permette di memorizzare poco e di dedurre  molto” anche se “cercare di buttare giù le formule a memoria senza capirne la logica è un errore che spesso fanno molti studenti”. Studiare bene tutte le materie è molto importante. Tra di esse, infatti, esiste un filo rosso: “La Chimica Organica studia tutti i composti del carbonio, elemento di cui sono costituiti gli esseri viventi. E’ una materia che fornisce le basi della Biologia Molecolare e Cellulare” ma, a sua volta, è basata sulla “Chimica Generale. Per questo motivo consiglio vivamente agli studenti di sostenere prima quest’ultimo esame e poi Chimica Organica”, esorta Galeone. Il prof. Stefano Bonatti, che insegna Biologia al Federico II, imputa alla ‘scuola’ l’incapacità degli studenti di affrontare “una certa quantità di studio in modo costante e continuo”. Per il docente è importante puntare tutto sulla riflessione: “Dopo ore di studio, lo studente, una volta chiuso il libro, dovrebbe essere in grado di dire: ‘Beh, allora, se questo è il DNA vuol dire che…’ e se riesce a darsi una risposta significa che ha compreso ciò che ha studiato”. Il consiglio che Bonatti dà è non solo di frequentare ma anche di “partecipare attivamente alle lezioni. Io ‘ricatto’ gli studenti obbligandoli, a conclusione di ogni lezione, a pormi almeno cinque domande, altrimenti non li lascio uscire dall’aula”. Un metodo che pare funzionare: “Sono sempre i soliti a porre quesiti, ma sono almeno in trenta a trarre giovamento dall’interazione”, afferma il docente. 
La prof.ssa Gabriella De Vita, docente di Genetica presso la Facoltà federiciana, consiglia ai ragazzi di “studiare dai libri consigliati dai professori e non dai sunti che non danno buone basi”. Genetica è strettamente interconnessa con “Biologia, soprattutto Molecolare”, che la professoressa consiglia di “studiare bene” in quanto “aiuta a sostenere l’esame di Genetica, in particolare quella relativa all’ereditarietà”. Due materie, Biologia e Genetica, che rappresentano degli ‘scogli’ per i ragazzi ma “quest’anno gli esami sono andati meglio rispetto agli anni passati”, cosa che ha notato anche Bonatti. Per De Vita il motivo è la frequenza delle lezioni: “I due corsi sono strutturati in modo da procedere parallelamente, per cui chi segue entrambi riesce a superare con successo i relativi esami”, mentre per il docente di Biologia “la riduzione del numero di iscritti e l’utilizzo di metodologie d’insegnamento” più partecipative costituiscono la chiave del successo per gli studenti.
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