A Giurisprudenza si parla di intercettazioni telefoniche

Le intercettazioni telefoniche sono uno degli argomenti più discussi non solo in Parlamento, ma anche nelle aule delle università. Su questo argomento si è, infatti, tenuto, il 30 novembre, un interessante seminario a Giurisprudenza. La lezione, promossa dalla docente di Diritto Processuale e Penale, prof.ssa Teresa Bene, è stata un interessante momento di confronto tra gli aspiranti giuristi ed un esperto del settore, il dott. Raffaello Magi, giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, tra le altre cose magistrato estensore della sentenza del processo Spartacus. Numerosissimi gli studenti, alcuni dei quali sono rimasti in piedi per tutto il corso della lezione. Il dott. Magi ha iniziato la lezione distinguendo le nozioni di prova, cioè “conferma sensibile di un’ipotesi”, atto, ossia “conoscenza formalizzata all’interno del processo”, e documento, “una realtà che incorpora un atto dimostrativo che non nasce nel procedimento ma che nel procedimento può essere incorporato”. E’ in questo contesto che si inseriscono le intercettazioni, “mezzi di ricerca che vogliono raccogliere uno scambio di informazione tra due persone”, afferma il dott. Magi sottolineando, però, che “si tratta di una pratica molto insidiosa, perché alla base bisogna proteggere la riservatezza delle persone”. Proprio per questo motivo esiste una ristretta griglia di gravi reati per cui si può ricorrere alle intercettazioni ed è, inoltre, importante che “ci siano dei gravi indizi di reato e che l’intercettazione sia indispensabile per la prosecuzione dell’indagine”. Il giudice ha quindi evidenziato come sia proprio questo il punto cruciale su cui il governo ha cercato di intervenire, proponendo l’utilizzo delle intercettazioni solo nei casi in cui vi siano “gravi indizi di colpevolezza, non di reato”, vale a dire solo nel caso in cui si sia quasi certi della colpevolezza dell’indiziato e, di conseguenza, in cui l’intercettazione perda di fatto d’importanza. Spazio, quindi, ai pro e ai contro delle intercettazioni: “Non sempre le intercettazioni sono chiare, vanno interpretate, poiché possono essere adoperate anche dalla difesa per scagionare l’imputato”, ha precisato il giudice. Pratica molto diffusa per poter risalire ai diretti colpevoli, inoltre, è quella di intercettare persone molto vicine agli indiziati. Un divertente aneddoto: “Qualche anno fa, c’era a Maddaloni una banda di ladri che si spostava anche oltre i confini della Campania per rapinare persone anziane. La squadra mobile di Caserta aveva sospetti su alcune persone e chiese di mettere una cimice nell’abitazione della nonna di alcuni indiziati. Di fatto, l’escamotage fu molto fruttuoso, perché i malviventi si recavano ogni sera a far visita all’anziana nonna e la intrattenevano con i racconti dettagliati dei loro furti”. 
Spazio, quindi, a domande e curiosità degli studenti che non si sono fatte attendere. “Che differenza c’è tra un’intercettazione audio e una video?”. “La videoripresa è consentita sempre in un luogo aperto al pubblico. In un luogo privato si deve dare conto della necessità della ripresa”. “Io, come privato cittadino, posso essere intercettato?”. “Esistono delle intercettazioni illegali su cui c’è una forte repressione. Tuttavia, anche se non si è commesso nulla, si può essere collegati con qualche altro indiziato: nessuno ha una sfera d’immunità, tranne i politici”. “Secondo un giudice, cosa deve essere modificato nella proposta di legge in Parlamento?”. “Esistono dei punti critici, come il rapporto con i mezzi di comunicazione. Con un mio collega, il prof. Riccio, elaborammo un progetto di riforma, in cui chiedevamo che non tutte le intercettazioni potessero essere usate dalla stampa, ma solo quelle trascritte nel mandato di cattura. Siamo in costante bilico tra una cultura dei desaparecidos e il pettegolezzo da quattro soldi: la stampa ha il solo compito di informare, non di fare gossip. Sul piano procedurale, credo, invece, che vada rafforzato il potere del GIP, il quale molto spesso concede le intercettazioni anche quando la situazione è dubbia. Qualora, infatti, stroncasse ogni possibilità, non ce ne sono altre di appello”. 
Entusiasti gli studenti che hanno assistito all’incontro. “Per la prima volta, ci siamo confrontati con un caso concreto e tangibile di quel che ci aspetta; è senza dubbio anche un piccolo spiraglio lavorativo che anima per il futuro”, afferma Armando Chianese. Parla di una esperienza formativa Enrica Fasci: “per la prima volta tocchiamo con mano quello che studiamo in modo così astratto; l’università ci sta aiutando molto aprendosi ad incontri con personalità così importanti”. E qualcuno azzarda: “Chissà che un giorno non avremo la possibilità di confrontarci anche col Procuratore Nazionale dell’Antimafia”.
Anna Verrillo
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