A Scienze Politiche un corso sulla Comunicazione interculturale

Un insegnamento particolare in cui confluiscono diverse scienze umanistiche e sociali che lo rendono un caleidoscopio di saperi e di approcci attraverso il quale guardare il mondo, o, meglio, i mondi che ci circondano. Uno strumento preziosissimo e sempre più fondamentale da quando Marshall McLuhan ha codificato il termine ‘Villaggio Globale’ e Zygmunt Bauman ha sentenziato che ‘l’altro è qui e non più altrove’. Le distanze sia fisiche che culturali si accorciano, gli stili di vita, le tradizioni, le lingue diventano sempre più internazionali, ma se riflettiamo un attimo è un’illusione pensare che le differenze culturali, ovvero valori e modi diversi di percepire lo spazio e il tempo, siano realmente e concretamente annullate laddove i linguaggi invece si omologano. Ed è questa la chiave. “Bisogna essere consapevoli delle differenze che permangono sotto un’omologazione, solo apparente, ed acquisire conoscenze e competenze adeguate, per vivere ed operare in una società che sta diventando progressivamente multiculturale, comunicando e valorizzando le diversità”. È così che il prof. Michele Lanna presenta il corso in Comunicazione interculturale e geopsicologia che è attivo, come esame a scelta da 6 crediti formativi, da cinque anni al triennio di Scienze Politiche e da tre, invece, nel percorso formativo di Scienze del Turismo dove però l’approccio sociologico prevale su tutti gli altri per meglio veicolare il suo profilo turistico. Perché, dunque, come si può ben intuire, c’entrano altrettanto anche la Psicologia, l’Antropologia Culturale, la Semiotica, la Sociolinguistica, dal momento che le culture non sono soltanto costituite dagli usi, i costumi o dalle loro tradizioni ma da modelli di categorizzazione della realtà che differiscono le une dalle altre. “Quando ci approcciamo all’altro, e non serve andare molto lontano, interagiamo con un mondo diverso dal nostro, con un modo di pensare diverso dal nostro. In gergo lo definiamo software delle mente – spiega il prof. Lanna – Agli studenti faccio sempre l’esempio del matrimonio: un conto è se la proposta viene da un arabo, un altro se invece proviene da un europeo”. Il messaggio, quindi, è neutro, la differenza sta nel significato che gli conferiamo che può essere tanto diverso anche all’interno di una stessa comunità. La comunicazione, pertanto, è sempre interculturale e la cultura è fondamentale nello scambio comunicativo. Il corso perciò propone un quadro generale dei principi, concetti, fondamenti e modalità dell’approccio comunicativo interculturale, con un approfondimento degli aspetti epistemologici, degli stili comunicativi, della dimensione culturale e delle dinamiche dell’incontro tra le culture, sullo sfondo delle trasformazioni sociali e culturali che segnano la contemporaneità. L’attenzione è concentrata sui principali modelli della relazione tra culture, sugli aspetti problematici della percezione della differenza culturale e, infine, sulla trasmissione culturale – comunicazione mediata – con lo scopo di evidenziare meccanismi e strategie retoriche che governano le rappresentazioni di concetti (democrazia, libertà, straniero) oggigiorno centrali nel teatro globale del confronto culturale e politico. 
L’interesse degli studenti verso questo insegnamento che si rivela ormai una miniera di informazioni e formazioni utili, se non necessari, è crescente. Si mostrano interessati, frequentano in maniera assidua anche perché trovano a lezione supporti e contributi multimediali che non reperirebbero da non frequentanti e che invece agevolano molto lo studio e l’approccio alla materia. “La comunicazione interculturale è soprattutto paraverbale – puntualizza il docente – ed è per questo che la prossemica o la fisiognomica sono discipline altrettanto importanti che ci aiutano a decodificare toni e modalità con cui si comunica e che sono anch’esse affrontate durante il corso”. 
Claudia Monaco
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