A Studi Umanistici focus sulle scrittrici di teatro

Drammaturgo: figura professionale che nasce in Germania nel corso del Settecento, sostantivo di genere maschile. Conosciamo, invece, i nomi di donna che costellano questo panorama? Il 13 e il 14 maggio, protagoniste del dibattito culturale avviato dai docenti del Dipartimento di Studi Umanistici insieme a professionalità del mondo dello spettacolo sono le ‘scrittrici di teatro’: è il focus del seminario organizzato dai professori Pasquale Sabbatino e Vincenzo Caputo. Obiettivo cardine degli incontri è “stimolare un dialogo, in primis con gli studenti di Filologia Moderna direttamente coinvolti, perché possano venire a contatto con gli autori, conoscere le loro esperienze e scoprire i trucchetti del mestiere”, illustra il prof. Caputo, docente di Letteratura Italiana. Proprio come è accaduto lo scorso 2 maggio presso il Liceo Statale Antonio Genovesi in Piazza del Gesù, con ospite lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. Oppure – come lui dice – “un napoletano scrittore, rivendicando l’appartenenza a un luogo evocaivo come la Napoli contemporanea con le sue infi nite possibilità di essere raccontata attraverso un genere specifico: il noir”, e da qui il poliziesco. Tra i più affermati, letti e tradotti, “De Giovanni ha raccontato la sua esperienza, partendo dalle prime prove di scrittura. È stata significativa la presenza di studenti liceali, che hanno dimostrato di conoscere bene i suoi racconti, a testimonianza di quanto sia vasto il genere romanzesco e, dunque, allo stesso tempo diffi cile da defi nire nelle sue mille anime”. Proprio ‘Anime’ è stato, infatti, il titolo scelto per il seminario con De Giovanni che duplicherà con un nuovo appuntamento a fine maggio, nel corso del quale si approfondirà il discoso sugli adattamenti teatrali e sulla sceneggiatura. Discorso che arriva fi no alle trasposizioni televisive con ‘I bastardi di Pizzofalcone’, tratto dalla serie dell’ispettore Lojacono, con la finalità di “individuare nelle traduzioni sullo schermo eventuali ‘tradimenti’ e transcodifi cazioni del genere, oppure debiti e continuità”. Il tutto avviene sullo sfondo del Vesuvio, perché “tentiamo sempre di ricollegare le attività del Dipartimento alla realtà del nostro territorio nell’intento di aprire le porte alla città e trasmettere il legame viscerale con Napoli, di contro a chi vede nelle forme di narrazioni sul Mezzogiorno una dimensione localistica”. Andirivieni letterari che rimandano alla narrativa di Ermanno Rea, Michele Prisco, Raffaele La Capria ma anche alle donne ch e hanno raccontato la città, come Matilde Serao, Anna Maria Ortese e Fabrizia Ramondino. “Scrittrici – di cui si è parlato nella due giorni – che costituiscono una sezione nient’affatto minore. L’abbiamo constatato nuovamente nel mettere su il seminario operando una cernita dei nomi: dalle autrici rinascimentali meno conosciute al teatro di Natalia Ginzburg e il successo attuale di registe come Emma Dante”. Se è vero che dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, “saranno messi in luce alcuni nomi emblematici. Quello di Titina De Filippo, ad esempio, sorella di Eduardo, grande attrice e scrittrice del teatro italiano del Novecento, costatando in tal caso una fortuna completamente diversa dai fratelli”. È possibile rintracciare delle peculiarità che convergono nel rapporto tra le donne e la scrittura legata alla scena? È la sfi da che si pone questa rilettura critica dal punto di vista storico, integrando la parte più laboratoriale e pratica nel confronto con importanti personalità. A fare da cerniera nel dibattito tra docenti e studenti su un terreno interdisciplinare, l’intervento di un ospite d’eccezione durante la giornata del 13: Cristina Comencini, regista cinematografi ca, scrittrice di romanzi e drammaturga, autrice di fi lm come ‘La bestia nel cuore’ e ‘Quando la notte’. Un’occasione per tutti di mettersi in ascolto e per alcuni in particolare – come gli specializzandi del Master di II livello in Drammaturgia e Cinematografi a, coordinato dal prof. Sabbatino – di cogliere i segreti della professione. Ci sono regole fi sse da seguire per diventare bravi scrittori? Impossibile rispondere. In genere, “un autore passa alla storia quando esce fuori dal proprio ambito personale per scatenare rifl essioni che incidono su questioni reali e suscitano emozioni”. La scrittura per la scena presuppone, invece, delle specificità, perché “il palcoscenico pone dinanzi a una serie di problemi pratici: la parola letta di una pièce deve trasformarsi nella recitazione in un atto comunicativo effi cace”. Una sola costante: “un bravo drammaturgo non può non andare a teatro”.
Sabrina Sabatino
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