Ad Agraria un incontro per ricordare la figura di Emilio Sereni

Doveva rivolgersi principalmente ai giovani, il convegno sulla figura di Emilio Sereni che si è tenuto presso la Facoltà di Agraria lo scorso 26 ottobre, invece ha finito con l’essere una ricognizione storica compiuta dagli esperti per gli esperti. Pochi i ragazzi presenti all’iniziativa, coordinata da Emma Buondonno e da Pasquale Trammacco, e presieduta da Abdon Alinovi, che si è detto “assillato dal pensiero che la gioventù non riesca ad avere memoria”. Perché i giovani non si ritrovino “con il deserto alle spalle”, è importante creare occasioni di riflessione su coloro che hanno fatto la storia, ed è il caso di Emilio Sereni, della cui nascita ricorre quest’anno il centenario (1907-2007). Una vita intensa, fatta di scelte rigorose dalle quali traspare un grande spessore etico. Un excursus sulle vicende che l’hanno segnata è stato descritto dal prof. Andrea Giardina, docente di Storia romana presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane: dagli anni del liceo a Roma, al periodo porticese nell’Istituto superiore di Agraria, all’importante amicizia con Manlio Rossi Doria e al grande amore con Xenia Silberberg. Poi, l’adesione al Partito Comunista, il carcere, gli anni dell’esilio, la partecipazione alla Resistenza, gli incarichi di governo nell’immediato dopoguerra. Il rifiuto del sionismo (Sereni era nato in una famiglia della borghesia ebraica) e il controverso rapporto con il fratello Enzo, che al contrario intese realizzare l’originario progetto comune di trasferirsi in Palestina, sono stati i temi trattati nel suo intervento dal prof. Alon Confino, docente di Storia nell’Università della Virginia. Incentrati sulle qualità umane, scientifiche e intellettuali di Emilio Sereni anche gli interventi delle autorità locali, il sindaco di Portici Enzo Cuomo e quello di Ercolano Nino Daniele, e del presidente della Provincia di Benevento, nonché docente di Agraria, prof. Carmine Nardone. Il gruppetto di ragazzi presenti, studenti di Architettura coinvolti dalla prof.ssa Buondonno, che ad Architettura insegna, più qualche allievo della Facoltà di Agraria, è rimasto piacevolmente sorpreso. “Non sapevo nulla di questo personaggio”, ha ammesso Clelia Fiorillo, 20 anni, “la sua storia mi ha molto affascinato. Pensare a uomini così può spronarci a impegnarci di più in quello che facciamo”. Anche Nunzia Cascona, ventenne iscritta ad Architettura, ha trovato molto interessanti gli interventi dei relatori. “Onestamente non sapevo chi fosse Emilio Sereni. E’ stata una bella iniziativa, i relatori non mi hanno fatto annoiare”. Come la sua collega, Nunzia ha segnato sul blocco degli appunti il titolo di alcune opere di Sereni citate durante il convegno. “Mi ha molto colpito Abdon  Alinovi”, dice Lisa Cimmino, “prima che iniziasse l’incontro ci ha avvicinati e si è presentato, ci ha detto che era molto contento della nostra presenza qui”. Alinovi non ha nascosto la sua delusione di fronte al fatto di trovarsi a parlare davanti ad un pubblico costituito per lo più da addetti ai lavori, e se ne è rammaricato rimproverandosi di non aver saputo correttamente diffondere l’informazione tra le aule. “Il diritto alla memoria è il diritto dei giovani”, ha detto, “vorrei che le mie scuse arrivassero agli studenti e ai loro organi, perché non siamo riusciti a mettere a loro disposizione il patrimonio che stiamo raccogliendo con queste belle discussioni”. Scuse rivolte anche al Rettore Guido Trombetti, intervenuto per un saluto, che però non ha del tutto condiviso il giudizio di Alinovi. Ringraziando lui e gli organizzatori per un convegno che ha definito “raffinatissimo”, ha ricordato che “la memoria non va imposta, altrimenti diventa come i compiti a scuola”. Il Rettore ha ricondotto l’incontro ad una dimensione diversa da quella che caratterizza gli eventi di cui sono diretti destinatari gli studenti. “E’ stato un appuntamento intellettuale grazie al quale abbiamo fatto il punto scientifico sulla figura di Sereni, e ciò aiuta ugualmente il processo della memoria. Per trasmettere la memoria ai giovani bisogna attuare un programma ambizioso che richiede molto lavoro”. 
Sara Pepe
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