Al Suor Orsola Benincasa una “Casa della letteratura”

Al termine dell’incontro svoltosi sabato 28 marzo nell’Aula Magna del Suor Orsola Benincasa, nell’ambito della rassegna di eventi “Il sabato delle idee”, il Rettore Francesco De Sanctis annuncia a sorpresa la volontà di ospitare all’interno dell’Università una “Casa della Letteratura”, centro permanente di raccordo tra autori, artisti e pubblico. 
“Il sabato delle idee” è un ciclo di eventi programmati per l’ultimo sabato di ogni mese da gennaio a giugno su iniziativa dello stesso De Sanctis insieme a Marco Salvatore, fondatore della Fondazione SDN, e Marina Vergiani, dirigente e curatore capo del centro di documentazione del Pan. Lo scopo degli incontri è quello di ravvivare e, in alcuni casi, di proporre un dibattito culturale all’interno della città di Napoli, utilizzando lo spazio come filo conduttore. Al centro dell’illustre tavolo di idee proposte il 28 marzo, lo spazio letterario, discusso e analizzato da numerosi ospiti. A moderare l’incontro Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, e a seguire interventi di scrittori e critici quali Francesco Durante, Antonella Cilento, Gabriele Frasca, Angelo Petrella, Ernesto Mazzetti, Don Gennaro Matino e Alessandro Laterza, amministratore delegato dell’omonima casa editrice. L’introduzione è stata curata dal padrone di casa, prof. De Sanctis, e dalla prof. Emma Giammattei, docente di Letteratura italiana e di Ermeneutica leopardiana al Suor Orsola, ma vera star dell’incontro è stato Raffaele La Capria, personalità di spicco nel panorama di scrittori italiani contemporanei. 
La Capria
e Napoli
Napoli, dunque, e lo spazio letterario che la città ospita e al tempo stesso rappresenta sono stati i temi centrali del dibattito. “Gli scrittori napoletani che scrivono di Napoli sono una piccola folla, che non trova riscontri in altre parti d’Italia – afferma Emma Giammattei – ma come si spiega un tale fermento letterario attorno a una città così malata?”. Il rapporto tra Napoli e i suoi scrittori è molto complesso e rischia di diventare una prigione per chi cerca di capire e di raccontare la città, secondo La Capria: “i napoletani sono come la mosca nella bottiglia: impiegano una vita a cercare di capire come uscirne, ma, essendone intrappolati, è difficilissimo”. Ecco perché lo scrittore suggerisce di mettere una certa distanza tra sé e la città, e di farne un uso critico, per riuscire a “uscire dall’immobilità mentale cui Napoli costringe uno scrittore”. Un po’ come fece Perseo con Medusa, che era capace di pietrificare con il suo sguardo chiunque incrociasse i suoi occhi: “ecco, Napoli è la città che pietrifica, per cui bisogna fare come Perseo che sconfisse Medusa guardandone l’immagine riflessa sul suo scudo. Napoli va vista indirettamente, dalla giusta distanza”. La lunga riflessione di La Capria ha aperto il giro degli interventi, dai giovani scrittori Antonella Cilento, che investe sulla forza della lettura e della scrittura per riscattare contesti socialmente fragili e arretrati, e Angelo Petrella, che crede nella possibilità di dare nuovamente voce alla città nel suo insieme attraverso la letteratura, per passare poi all’intervento di Francesco Durante, giornalista e autore di Scuorno, teso a proporre idee concrete. È proprio da Durante che giunge l’invito a creare un centro permanente di dibattiti, scambi di idee, creazione di progetti e incontro tra autori e pubblico “per far vivere la letteratura al di fuori dei libri, in una Casa della Letteratura”. Invito subito raccolto dal Rettore del Suor Orsola Benincasa, che, approfittando della presenza di La Capria, ha richiesto la sua presenza per quando sarà inaugurato il progetto. 
La precarizzazione del lavoro
intellettuale
Temi importanti come “la giusta distanza che la mosca deve tenere per capire com’è fatta la bottiglia” e “l’assoluta precarizzazione del lavoro intellettuale, che costringe molti giovani ad andarsene da Napoli in una sorta di diaspora napoletana” hanno appassionato il pubblico, attento, numeroso e composto in larga parte da studenti, direttamente toccati dalle parole dei relatori. Napoli e la letteratura, Napoli e i suoi scrittori, Napoli e i suoi stessi figli sono indissolubilmente legati da un rapporto di amore-odio, che spinge a fuggire, ma poi sempre a tornare. Alla domanda se “la giusta distanza da Napoli” debba essere, oltre che mentale, anche geografica, La Capria risponde con un sorriso: “io ho fatto così, ma non lo suggerisco a tutti. Per me è stato necessario perché non trovavo spazio vitale a Napoli, altro che spazio letterario, cioè non avevo soldi per vivere, cosa invece fondamentale per rendersi indipendenti. E come me hanno fatto Francesco Rosi, regista, Giuseppe Patroni Griffi, commediografo e scrittore, Antonio Ghirelli, grande giornalista, tutti miei amici. Quando stavamo a Napoli non avevamo le opportunità reali per soddisfare le nostre ambizioni: Patroni Griffi era impiegato al consorzio agrario, Rosi al catasto. Una volta andati via, abbiamo trovato maggiore spazio per la nostra arte. Quel periodo lì ci costrinse a prendere le distanze, ma le abbiamo usate per guardare e raccontare al meglio la città. Io ormai vivo fuori Napoli da 50 anni, ma sono molto legato ai ricordi della mia città, che non sono ricordi di aneddoti o fatti, bensì ricordi legati a quella che io definisco la memoria immaginativa: odori, sapori, impressioni. Rielaborandoli, è venuto fuori tutto quello che ho scritto, sia sotto il profilo narrativo sia saggistico”. Uno spazio letterario che imprigiona ma al tempo stesso ispira, da cui attingere senza sosta. “Purtroppo chi vuole fare lo scrittore a Napoli non ha come campare” sostiene Ernesto Mazzetti, giornalista e docente di Geografia politica e economica alla Federico II, che denuncia un affievolimento del fermento culturale che ha sempre caratterizzato la società civile napoletana, forse dovuto alla rassegnazione e allo “scuorno” per gli ultimi drammatici avvenimenti che hanno portato la città sulle prime pagine di tutti i giornali. Da dove può venire il riscatto? Dalla letteratura, dall’impegno civile, dalla distanza mentale. Molteplici sono state le risposte, e tutte validamente motivate. Gabriele Frasca, scrittore e poeta, ribadisce la forza della lingua: “è sulla lingua che lavora lo scrittore, non sugli spazi geografici. La lingua è il parassita che ci abita, almeno facciamolo vivere”. La Napoli dei rifiuti e di Gomorra , secondo La Capria, sono difficili da smascherare, perché “la città ne è uscita sconfitta, oggi sembra che abbia solo questo volto. Tuttavia, la modernità, in luoghi come Scampia, ha creato degli ibridi mostruosi che, per essere rappresentati dalla letteratura, richiedono allo scrittore un impegno di fantasia difficilmente assolvibile”. Una lettura amara della situazione attuale, una visione dello spazio letterario sempre più esiguo e in cui è facile restare invischiati, legati a un destino immobile. Mettendo a confronto opinioni diverse, è emerso come i giovani tendano a essere più ottimisti: Antonella Cilento e Angelo Petrella scrivono di Napoli, vivono a Napoli e non hanno per ora intenzione di mettere alcuna distanza tra loro e la città. “Ho portato la lettura in scuole di frontiera e ho visto ragazzi svegliarsi da un sonno profondo, affascinati da questa forma d’arte. Continuerò su questa strada” racconta la prima. Anche Don Gennaro Matino parla dell’impegno dello scrittore a Napoli, che “non può non essere provocato, essendoci, a dare un senso al suo essere”. 
E per restare nell’ambito dell’arte e della sua capacità di comunicare, ogni sabato delle idee sarà inaugurata una mostra di arte contemporanea, in esposizione fino al successivo incontro. Sabato 28 ha visto protagonista Christian Leperino e la sua esposizione “Hoc est enim corpus meum”, che sarà possibile visitare al Museo dell’Opera del Suor Orsola fino al 17 aprile. Adesso bisognerà aspettare la realizzazione della Casa della Letteratura annunciata da De Sanctis, per capire se e come la città che “o t’addormenta o ti ferisce a morte” riuscirà a re-impossessarsi della sua identità culturale e del suo spazio letterario.
Marzia Parascandolo
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