Dall’analisi dell’overtourism alle cartografie dei quartieri: gli studenti si confrontano con la città

“Comprendere un territorio significa anche ascoltare chi lo vive”. È l’idea che guida il MarGeoLab, il Laboratorio federiciano coordinato dalla prof.ssa Maria Paradiso, Ordinario di Geografia. La sua storia inizia durante la pandemia: “Quando sono arrivata in Federico II, nel 2021, mi sono posta il problema di rinnovare un po’ il campo della ricerca geografica su temi che potessero dialogare con l’Ateneo e con la città, ma sempre in una prospettiva internazionale”.

Nasce così una realtà che la docente definisce “geocartografica avanzata”, attiva tra Geografia umana, Geografia economico-politica e Digital Humanities. Il focus è la Geografia del Mare: dalla geopolitica marittima alla tutela e valorizzazione delle coste, fino allo studio del patrimonio culturale e ambientale.

I protagonisti sono gli studenti degli insegnamenti di Geografia del Turismo, Geopolitica del Mare e di altri percorsi dell’area umanistica, insieme a dottorandi e ricercatori. “L’obiettivo è avvicinarli concretamente agli strumenti dell’indagine geografica; facciamo di tutto per coinvolgerli nelle metodologie di analisi e visualizzazione”, sottolinea la docente. Il lavoro parte dai software GIS (Geographic Information System) e dal geo-storytelling, ma arriva fino all’osservazione partecipante e alla raccolta di dati sul territorio.

“I ragazzi possono essere coinvolti come tirocinanti, nei project work o nelle attività sul campo”. Si tratta di esperienze di grande valore formativo. L’anno scorso, ad esempio, “un tirocinante ha lavorato alla sistematizzazione dei dati sui porti italiani per poi partecipare alla Summer School sulla pianificazione costiera, organizzata nell’ambito delle attività del Centro Nazionale Biodiversità Marina e del progetto di Ateneo ‘Sulileia’, dedicato all’internazionalizzazione e agli studenti del Mediterraneo”.

Negli anni, gli studenti sono stati coinvolti anche in lavori dedicati ai Quartieri Spagnoli e all’analisi dell’overtourism. “Abbiamo realizzato project work sull’impatto del turismo e sulle trasformazioni del territorio urbano”. Le cartografie prodotte integrano fotografie, testi, dati territoriali e contributi raccolti dagli abitanti, “trasformando mappe e narrazioni digitali in strumenti di lettura sociale della città”.

Tra le esperienze più recenti c’è poi il progetto sviluppato nel quartiere Sanità con i frequentanti del corso di Geografia del Turismo e Valorizzazione del Patrimonio Culturale della Triennale in Archeologia, Storia delle Arti e Scienze del Patrimonio Culturale.

Dopo una fase laboratoriale dedicata alla raccolta e all’analisi dei dati sul patrimonio culturale e sulle fragilità sociali dell’area, il 25 maggio gli studenti sono scesi direttamente sul territorio, tra osservazione partecipante, schedatura e dialogo con gli abitanti. “Un’esperienza che ha permesso ai ragazzi di confrontarsi con la città andando oltre libri e lezioni frontali”, osserva la docente.

Tre, dunque, i capisaldi del MarGeoLab: il contatto diretto con i territori, la partecipazione attiva degli studenti e l’integrazione tra ricerca digitale e lavoro sul campo. “L’analisi del territorio non può essere fatta soltanto a tavolino o ascoltando esclusivamente i decisori politici; bisogna cogliere anche il punto di vista degli abitanti”.

È il principio del community engagement e della citizen science: “Non significa lasciare i cittadini da soli a fare ricerca, ma costruire una coproduzione di conoscenza tra ricercatori, studenti e comunità”.
Gi.Fo.

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Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 12

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