Il direttore di Limes Lucio Caracciolo a Giurisprudenza

Un dibattito che ha intrecciato economia, filosofia politica e geopolitica con ospite il direttore della rivista Limes Lucio Caracciolo, uno dei maggiori esperti italiani in geopolitica. Si è svolto, nell’aula De Sanctis di Giurisprudenza, il 14 maggio, in occasione della presentazione del ‘Libercomunismo: Scienza dell’utopia’, autore il prof. Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica.

L’appuntamento ha rappresentato anche l’ultima lezione del corso e si è trasformato così in un momento particolarmente partecipato dagli studenti presenti in aula. Ad aprire l’incontro la prof.ssa Valeria Marzocco, ordinaria di Filosofia del diritto, Coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza, che ha definito il libro di Brancaccio “agile e denso”, capace di entrare immediatamente nel dibattito scientifico e pubblico. Marzocco ha sottolineato come il testo rappresenti una provocazione teorica anche per il mondo giuridico, richiamando una delle tesi centrali dell’autore: “La democrazia capitalistica è un ossimoro”.

Per la docente, il volume ha il merito di riportare al centro l’analisi delle dinamiche di lungo periodo, contro quella che Brancaccio definisce “la trappola del postmoderno”, cioè la rinuncia a interpretare storicamente il capitalismo contemporaneo. A seguire è intervenuto il prof. Marco Musella, ordinario di Economia politica e vicedirettore del Dipartimento di Studi Umanistici, che ha descritto Libercomunismo come “un libro di economia politica che riapre il discorso oltre l’economics, come si dice nel linguaggio anglosassone”.

Musella ha insistito sul valore interdisciplinare del confronto tra Brancaccio e Caracciolo, definendolo “un bel modo di fare didattica alternativa”. Nel suo intervento ha richiamato alcuni concetti centrali del libro, come la “concentrazione capitalistica”, l’“esocapitale” e il significato stesso della parola “libertà”, soffermandosi anche sulle contraddizioni tra capitalismo e partecipazione democratica.

A moderare il dibattito il prof. Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto Costituzionale, che ha posto l’attenzione sul tentativo di Brancaccio di tenere insieme pianificazione economica e libertà individuale. Lucarelli ha collegato il concetto di libercomunismo alla tradizione costituzionale italiana, ricordando il ruolo della proprietà pubblica e della funzione sociale dell’economia nella Costituzione. Secondo il costituzionalista, il progetto teorico di Brancaccio nasce come risposta alla crescente concentrazione del potere economico nelle mani di pochi grandi gruppi globali.

Il cuore dell’incontro è stato il confronto tra Brancaccio e Lucio Caracciolo, due figure diverse ma accomunate dall’interesse per le trasformazioni degli equilibri mondiali. Brancaccio ha rivendicato la necessità di costruire un ponte tra geopolitica ed economia politica critica. Citando una definizione di geopolitica formulata dallo stesso Caracciolo, l’economista ha sostenuto che la geopolitica rischia di ridursi a una semplice narrazione degli eventi se rinuncia a individuare leggi di tendenza e dinamiche strutturali.

Nel suo intervento ha criticato quella che ha definito una “storiografia evenemenziale”, concentrata sui singoli leader e sugli eventi isolati, incapace di cogliere i rapporti economici e politici che attraversano la storia. Brancaccio ha inoltre affrontato il tema del declino dell’egemonia statunitense, definendolo “una scommessa difficile ma inevitabile”.

Secondo l’autore del libro, la crescita dell’indebitamento americano e le tensioni legate al dominio del dollaro potrebbero aprire una fase di conflitti internazionali sempre più acuti. Da qui la critica all’“atlantismo ottuso” che, a suo avviso, ha caratterizzato la politica italiana degli ultimi anni. Di tono diverso, ma non privo di punti di contatto, l’intervento di Caracciolo, che ha insistito sull’idea che la geopolitica “si espone, non si impone” e che non possa trasformarsi in una scienza capace di prevedere automaticamente gli eventi storici.

Per comprendere i conflitti, secondo il giornalista, è necessario entrare nei codici culturali e storici delle comunità coinvolte, evitando schematismi ideologici. “Bisogna cercare di entrare nelle scarpe dell’altro”, ha affermato, parlando della guerra tra Russia e Ucraina. Caracciolo ha poi riflettuto sulla crisi dell’egemonia americana e sul ruolo dell’Europa, sottolineando come gli Stati Uniti stiano progressivamente ridefinendo il proprio ruolo internazionale. “Noi siamo stati un semiprotettorato americano”, ha dichiarato, aggiungendo però che oggi quel modello non funziona più come in passato. Significativo anche il suo richiamo all’Italia: “Tutti parlano di Europa, nessuno ha tirato in ballo l’Italia”.

Ampio spazio è stato dedicato al dibattito finale con studenti e partecipanti, che hanno posto domande sulla patrimoniale, sul rapporto tra capitalismo e natura umana, sul ruolo dell’intelligenza artificiale e sul futuro delle leadership europee. Sia Brancaccio sia Caracciolo si sono detti favorevoli a una patrimoniale. Brancaccio ha inoltre rivendicato la sua definizione di “marxista”. “Io mi definisco marxista per due ragioni – ha spiegato il professore – perché non condivido l’atteggiamento di alcuni colleghi, che si definiscono marxiani per distanziarsi da alcune questioni” e “per recuperare il marxismo in quanto storia di sconfitte, non di fallimenti”.

L’ultima lezione del corso di Brancaccio si è trasformata, così, in una discussione aperta sul presente e sul futuro degli equilibri politici ed economici mondiali, mettendo al centro il ruolo dell’università come spazio di confronto critico.
Daniela Francesca De Luca

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Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 16

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