Analisi, lo scoglio del primo anno

L’esame che al primo anno miete il maggior numero di vittime è Analisi I. Fondamentale per la formazione di base, sono tanti quelli che non riescono a superarlo anche fra coloro che riscuotono brillanti risultati agli OFA. Per alcuni esercizi si vive di rendita con le regole apprese a scuola (soprattutto per gli studenti provenienti da istituti tecnici e licei scientifici); altri, invece, non si possono risolvere senza una serie di teoremi. A lungo andare il supporto teorico diventa necessario. Sottovalutare la teoria è uno dei rischi più frequenti fra le neomatricole. “All’Università non basta più applicare delle ricette, si deve essere consapevoli di quello che si fa. Talvolta gli studenti hanno voglia di vedere le applicazioni e non amano tanto i concetti della teoria, ma acquisirli bene permette di affrontare gli esercizi senza problemi”, consiglia il prof. Vincenzo Ferone, docente di Matematica che per diversi anni ha svolto i precorsi alle matricole della Facoltà della Federico II. La prof.ssa Speranza Toscano, che insegna alla Seconda Università, ritiene che “i problemi non siano legati solo all’esame di Analisi. I ragazzi arrivano spesso con degli errori di impostazione che nessuno, durante gli anni di scuola, ha corretto, sia nel metodo che nell’organizzazione. Sono convinti di poter preparare un esame in una settimana e spesso non hanno le basi di Matematica elementare. Per questo all’inizio del corso, ogni anno, cerco di parlare molto con loro per far comprendere gli errori, e quest’anno devo dire che il 70% dei ragazzi ha superato l’esame con ottimi voti”.
Ecco i suggerimenti di chi è stato fino ad ora dall’altro lato della cattedra. “Più che essere un esame fondamentale, Analisi è di impatto. Insegna il metodo di lavoro universitario, ma pochi dei teoremi e delle dimostrazioni che si insegnano servono realmente dopo. In alcuni passaggi è un esame molto astratto, ma non cercate di rapportarlo alla realtà, altrimenti ci vuole troppo tempo”, dice Federico Bova, neo laureato. “Tre mesi sono troppo pochi per imparare tutto, considerato che gli esami di Analisi sono nati per essere annuali. Io stessa non l’ho dato subito. Se non si riesce a studiare tutti i giorni, rimanendo perfettamente al passo con il programma, è meglio prendersi del tempo. Altrimenti di tante nozioni assimilate in fretta non resta nulla”, aggiunge Antonella Sigigliano. “Forse qualche dimostrazione è un po’ fine a se stessa. Per valutare il proprio livello di preparazione, la cosa migliore è andare a ricevimento dai docenti e svolgere le prove d’esame proposte in passato, facilmente reperibili nei centri fotocopie”, le utili indicazioni di Pasquale Iannotta.
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