Area Industriale. Boom di matricole a Meccanica

Ingegneria Aerospaziale, Meccanica, Chimica, Navale, dei Materiali, Elettrica, Gestionale della Logistica e della Produzione: sono i sette Corsi di Laurea Triennali dell’area Industriale. Hanno tutti una struttura comune e al primo anno propongono esami di base come Fisica, Analisi, Chimica, Geometria. Quella che viene offerta, dunque, è una solida preparazione che permette al laureato in ognuno dei sette Corsi dell’area di essere intercambiabile e di potersi inserire facilmente in qualunque contesto lavorativo del settore industriale. 
L’Ingegneria meccanica, tra queste, è sicuramente quella che registra ogni anno un boom di immatricolazioni con numeri che superano abbondantemente le 400 unità. “Lo scorso anno abbiamo registrato il ‘top’ nelle iscrizioni – conferma il prof. Francesco Caputo, docente di Disegno assistito dal calcolatore – e questo testimonia come, in un momento così delicato per l’economia, i ragazzi al momento della scelta della Facoltà fanno attenzione anche agli sbocchi occupazionali”. Il precariato, però, è una condizione dilagante se “come Presidente della Commissione per gli Esami di Stato per l’albo degli Ingegneri Industriali, che si stanno svolgendo proprio in queste settimane, ho notato che la maggior parte degli esaminati ci ha chiesto la giustifica per il lavoro, ciò significa che sono occupati, e a soli pochi mesi dalla laurea (si tratta di laureati tra dicembre 2009 e maggio 2010). Da dire, però, che molti lavorano fuori e che sono precari, assunti come tirocinanti o a tempo determinato con salari ridotti”.
Il peggio sembra essere passato, si auspica però il prof. Caputo, anche se molte delle prospettive occupazionali in Regione sono legate alla questione Fiat di Pomigliano d’Arco.
“Sicuramente laurearsi alla Federico II offre in generale un ottimo biglietto da visita – aggiunge incoraggiante, avvertendo però che “bisogna sapere che molte aziende non selezionano chi si laurea con meno di 100. E’ importante saper ben dosare tempo di laurea e voto finale. Si può giustificare un ritardo di uno-due anni sul percorso quinquennale, se questo serve ad alzare un po’ la media dei voti”. Dunque: “chi si iscrive, insomma, deve sapere che affronterà un piano di studi serio e severo, ma che alla fine avrà grandi soddisfazioni”.
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