Aria di rinnovamento a Scienze della Natura

News in progress per Scienze per la Natura e per l’Ambiente e Scienze Naturali (Corsi di Laurea l’uno Triennale, l’altro Magistrale del Dipartimento di Biologia) che da un paio di mesi hanno un nuovo Presidente, il prof. Domenico Fulgione. Segnano un rinnovamento dei Corsi anche l’ingresso nel percorso formativo di attività extra moenia con docenti e presso enti esterni con lo scopo di fornire agli studenti tutte le competenze pratiche necessarie per l’inserimento nel mondo del lavoro. “Come Coordinatore, mi assumo una responsabilità e mi impegno in prima persona nel provare a dare una nuova impostazione ai Corsi di Laurea in modo che siano sempre più penetranti nel mondo del lavoro – così il prof. Fulgione, docente di Zoologia, laureato in Scienze Naturali, spiega le ragioni che lo hanno spinto a candidarsi – È fondamentale che il nostro Corso di Laurea non perda aderenza con il mondo del lavoro. Naturalmente, in questo momento tutti i settori sentono la crisi, ma questo è l’obiettivo che ci siamo prefi ssati”. Largo, dunque, alle attività pratiche e alle esperienze sul campo: “Abbiamo incrementato le ulteriori attività formative, 9 crediti per la Triennale al terzo anno e 6 per la Magistrale al secondo. Gli studenti staranno in natura, impareranno a capire cosa c’è intorno, svolgeranno diverse attività come, ad esempio, monitorare una comunità di uccelli o valutare la biodiversità di un fi ume, e svilupperanno dei progetti. Si troveranno anche in situazioni diffi cili, devono imparare a gestire contesti non sempre comodi”. Oltre all’escursione multidisciplinare organizzata dai docenti per fornire le competenze utili a saper stare in campo, “sono previsti anche periodi di lavoro presso enti che non si confi gurano come tirocini, perché lo scopo è portare lo studente a conoscere il proprio interlocutore e masticare l’humus del territorio economico in cui si muoveranno”. I ragazzi potranno frequentare gli uffi ci della Regione che si occupano di foreste, ecologia e valutazione dell’impatto ambientale, l’area marina di Punta Campanella o il Parco Nazionale del Cilento. È in atto una convenzione con il Consorzio di Bacino del fi ume Alento, dove i tecnici lavorano compatibilmente con gli ecosistemi e i siti di importanza comunitaria. Spiega ancora il docente: “Prepariamo di volta in volta una griglia di enti e situazioni che gli studenti possono scegliere. Ma possono anche avanzare loro delle proposte. Se un ragazzo avesse la possibilità di trascorrere del tempo, ad esempio, al centro di recupero tartarughe marine di Taormina o su una nave spazzaplastica, valuteremmo le attività che andrebbe a svolgere e potremmo considerarle valide”. A giugno, è prevista la partenza degli studenti della Triennale che andranno nel Vallo di Diano: “Passeranno almeno quattro giorni e tre notti nella foresta. Raccoglieranno dei dati, censiranno la biodiversità e poi svilupperanno dei progetti. I docenti, prima della partenza, forniranno agli studenti materiale didattico che permetterà loro di prepararsi adeguatamente. Queste escursioni sono anche l’occasione per imparare ad utilizzare correttamente strumenti come martelli, scalpelli, fototrappole, macchine fotografi che, retini”. Prosegue ancora il prof. Fulgione: “Se pensiamo ad un commercialista, ad un medico chirurgo o un avvocato, li colleghiamo subito ad una determinata fi gura professionale. Lo stesso dobbiamo poter fare con il naturalista. Ed è questo il problema che dobbiamo porci come docenti. Va bene iscriversi al Corso avendo visto i documentari BBC o National Geographic, ma dopo bisogna poter lavorare”. Chi è, quindi, il naturalista? “Questa fi gura si è evoluta nel tempo. È un tecnico che sa dare valore al nostro patrimonio naturale, che interloquisce con gli enti territoriali, che sa valutare in termini economici quanto valgono, ad esempio, un fi ume, una montagna, una faggeta. Ha le competenze giuste per capire quale impatto sulla biodiversità ha una determinata azione, per capire come preservare il lupo o come affrontare, ad esempio, l’emergenza dei cinghiali. Siamo un paese con una grande ricchezza naturalistica quasi quanto quella artistica e archeologica. Il naturalista è il professionista che devono consultare enti e aziende private che operano nel settore territoriale perché sa come interfacciarsi con il territorio. Abbiamo patrimoni naturalistici non valorizzati perché non sappiamo gestirli. La maggior parte dei parchi non fa che vietare perché non sa come fruire correttamente di una bellezza. Il naturalista la conosce e sa farlo nel modo giusto”. Per questo motivo ulteriori interventi hanno riguardato la parte teorica del percorso disciplinare: “C’è stato un aggiornamento dei contenuti. Si è lavorato anche per portare un maggiore equilibrio tra biologia, zoologia, botanica, scienza della terra ed ecologia. Un naturalista deve capire tanto di rocce, quanto di animali, piante… deve avere una formazione completa”, conclude il prof. Fulgione.
Carol Simeoli
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